Il Threat Hunter Team di Symantec ha osservato di recente, che l’uso di macchine virtuali per eseguire i payload in un attacco ransomware, sta diventando sempre più popolare tra gli aggressori.
“Durante una recente indagine su un tentativo di attacco ransomware, Symantec ha scoperto che gli aggressori avevano installato una VM VirtualBox su alcuni computer compromessi. A differenza degli attacchi RagnarLocker precedentemente documentati, che hanno coinvolto Windows XP, la VM in questo caso sembrava eseguire Windows 7″
hanno riportato all’interno del loro blog.
Dick O’Brien, ha dichiarato che la VM è stata consegnata tramite un programma di installazione dannoso preinstallato durante le fasi di ricognizione e spostamento laterale nella fase di attacco, anche se n0n sanno la fase iniziale dell’attacco come sia avvenuta.
Ma prima di provare a installare una VM VirtualBox in modalità headless, l’eseguibile fornito dal programma di installazione controllava se l’host era un controller di Active Directory o utilizzava un layout di tastiera russo.
Sebbene i ricercatori non siano riusciti a individuare se il payload effettivo nella VM sia il Mount Locker o il ransomware Conti, ritengono si trovava all’interno del disco della VM, la quale una volta accesa veniva avviato.
“Una possibile spiegazione è che l’attaccante sia un operatore affiliato con accesso sia a Conti che a Mount Locker. Potrebbero aver tentato di eseguire un payload (Conti o Mount Locker) su una macchina virtuale e, quando non ha funzionato, hanno scelto di eseguire Mount Locker sul computer host”
hanno spiegato.
La maggior parte degli aggressori e degli operatori di ransomware ama sfruttare strumenti legittimi e a duplice uso per facilitare le proprie operazioni mantenendoli nascosti il più a lungo possibile.
Le organizzazioni possono impedire l’utilizzo di VM non autorizzate sugli endpoint utilizzando gli asset inventory del software e gli strumenti di restrizione per controllare quale software con licenza può essere installato oppure no,
“Inoltre, le organizzazioni che già utilizzano il software VM possono utilizzare versioni aziendali del software che limitano la creazione di nuove VM non autorizzate”
ha aggiunto O’Brien.
Fonte
https://symantec-enterprise-blogs.security.com/blogs/threat-intelligence/ransomware-virtual-machines
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