
Per contrastare l’abuso crescente delle tecnologie di intelligenza artificiale e ristabilire un ordine nel settore digitale, la Cyberspace Administration of China ha dato avvio a una maxi-campagna nazionale chiamata “Chiaro e Luminoso: rettifica dell’abuso della tecnologia di intelligenza artificiale”.
Questa iniziativa, della durata di tre mesi, punta a standardizzare l’utilizzo delle applicazioni AI, promuovere uno sviluppo etico del settore e proteggere i diritti legittimi dei cittadini cinesi. L’operazione è divisa in due fasi: la prima mira a controllare le fonti tecnologiche e rettificare gli strumenti IA illegali, migliorando la capacità delle piattaforme di identificare e bloccare contenuti sintetici pericolosi; la seconda, invece, si concentrerà sulla rimozione di contenuti falsi, pornografici, impersonificazioni digitali e attività online manipolatorie, punendo account e organizzazioni coinvolte.
Nella prima fase, sei problemi principali sono nel mirino delle autorità: dalla diffusione di software illegali come tool di “svestizione in un clic” e sintetizzatori vocali non autorizzati, alla mancanza di gestione dei dataset usati per l’addestramento dei modelli IA, spesso tratti da fonti non verificate o illegali.
A questi si aggiungono gravi carenze nei sistemi di sicurezza delle piattaforme, l’assenza di identificazione chiara dei contenuti generati e i rischi in settori sensibili come medicina, finanza ed educazione, dove l’AI viene impiegata senza adeguati controlli, generando “prescrizioni AI” o “investimenti fittizi” con effetti potenzialmente disastrosi.
La seconda fase si occupa invece di ripulire il web da sette categorie di contenuti pericolosi: tra questi, la generazione e diffusione di voci false su politica e attualità, la manipolazione di notizie tramite deepfake, la pubblicazione di contenuti pseudoscientifici e superstiziosi, e la produzione di materiale pornografico e violento tramite AI.
Altre pratiche sotto osservazione sono l’utilizzo di intelligenza artificiale per impersonare personaggi famosi o defunti a fini fraudolenti, il controllo delle conversazioni online tramite bot e content farm automatizzate, e l’uso di IA per creare piattaforme contraffatte o servizi seducenti rivolti a minori, con conseguente rischio di dipendenza e danni psicologici.
L’intervento dell’autorità cinese non si limita alla rimozione: tutte le piattaforme sono obbligate a implementare strumenti di rilevamento dei contenuti AI, effettuare revisioni regolari e rafforzare i controlli su API e chatbot. Gli amministratori locali del cyberspazio hanno ricevuto l’ordine di vigilare e intervenire attivamente, promuovendo al contempo la divulgazione scientifica e l’alfabetizzazione tecnologica della popolazione.
Con questa campagna, la Cina mira a consolidare un modello di governance dell’intelligenza artificiale che non solo freni gli abusi, ma educhi gli utenti, responsabilizzi gli sviluppatori e imponga limiti chiari a una tecnologia che, se lasciata incontrollata, può trasformarsi da risorsa a minaccia.
Il messaggio è chiaro: l’era dell’IA selvaggia sta finendo, almeno in Cina.
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