Olivetti: quando l'Italia insegnava al mondo la tecnologia.

Autore: Massimiliano Brolli

Data Pubblicazione: 16/07/2021

Adriano Olivetti e una Show Room Olivetti.

La storia piano piano viene dimenticata e lascia il compito all'attualità di scriverne la nuova. Ma se chiediamo ai ragazzi di oggi che cosa sanno della Olivetti, cosa ci risponderanno?


Questa è la storia del sogno italiano. La storia di quando tutto il mondo era un "follower" delle idee e delle innovazioni visionarie Italiane.


E' la storia della nostra tecnologia che occorre conoscere bene, per capire da dove veniamo e da dove siamo partiti e per cercare di comprendere perché oggi siamo divenuti dei "follower" del mondo intero, senza avere più una nostra precisa identità.





La Olivetti

Era il 29 di ottobre del 1908, quando ad Ivrea, con un capitale di 350.000 lire, nacque la Olivetti, fondata da Camillo Olivetti, che la guidò fino al 1932.

Camillo Olivetti in un ritratto dell'epoca.

La Fiat a Torino si era formata 10 anni prima e contava appena 50 operai. Camillo aveva solo 4 ragazzi inesperti ai quali insegnava di persona elementi di meccanica, aritmetica e tecniche di costruzione.


A capo del gruppo tecnico vi era Domenico Burzio, figlio di un operaio fucinatore, lavoro che egli stesso aveva svolto fin dall'età di 13 anni. Nel 1909 iniziarono a fabbricare le prime macchine da scrivere, tipologia di mercato del quale la Olivetti ben presto divenne dominatrice assoluta.



Adriano Olivetti

Nel 1932, prese la guida della Olivetti il figlio di Camillo, il grande Adriano Olivetti, un uomo visionario che ben presto riuscì a portare la tecnologia Italiana, prima meccanica, poi elettronica e informatica nel mondo intero.


Nel 1940 venne prodotta la prima addizionatrice della Olivetti, seguita nel 1945 dalla Divisumma 14, la prima calcolatrice scrivente al mondo in grado di eseguire le quattro operazioni matematiche.


Una Divisumma 14

Oggi potrebbe sembrare qualcosa di semplice, ma vi assicuro che in quel periodo, era pura avanguardia scientifica.


Mentre intorno agli anno 50 del secolo scorso, in America si stavano sviluppando tecnologie come il famoso ENIAC (L'Electronic Numerical Integrator and Computer), un elaboratore capace di fare 5000 calcoli al secondo basato sulle valvole termoioniche, in Italia la Olivetti lavorava sui transistor.



Infatti nel 1957, la Olivetti sviluppò l'Elea 9003, il primo computer al mondo basato su transistor, concepito da un piccolo gruppo di ricercatori guidati da Mario Tchou e prodotto nello stabilimento appositamente dedicato di Borgolombardo, una frazione di San Giuliano Milanese lungo la via Emilia.


Vista di insieme della Elea 9003

Ne vennero prodotti solo 40 esemplari e la sua produzione costava 500 milioni delle vecchie lire (di quel tempo) con tecnologia diode-transistor logic. La gigantesca macchina poteva eseguire fino a tre operazioni in multitasking ed era dotata di un design così innovativo pensato dall’architetto Ettore Sottsass che vinse il Compasso d’Oro nel 1959.

"A metà del 1957 era pronto un prototipo sperimentale. Era realizzato interamente con valvole termoioniche, la tecnologia allora dominante per realizzare circuiti elettronici. Stava però avvenendo una rivoluzione epocale, quella del transistor. Il transistor. inventato qualche anno prima, era ancora poco utilizzato e presentava diversi limiti. Tuttavia, passare dalla valvola al transistor stava diventando un fattore essenziale di successo per un calcolatore da mettere prossimamente sul mercato. Venne presa quindi una decisione tanto drastica quanto impegnativa, ossia riprogettare tutto da capo, realizzando l’intero calcolatore con transistor".

scrive Franco Filippazzi in una dispensa universitaria per l’Ateneo di Udine, nel 2008.



L'invenzione della show room

Ma a parte i calcolatori, ancora di nicchia per quello storico periodo, per vendere dei prodotti tecnologici al grande pubblico, serviva una negozio per il grande pubblico, una show room.