
La piattaforma X si è ritrovata nuovamente al centro di uno scandalo etico, questa volta a causa del comportamento del chatbot Grok, creato dall’azienda di Elon Musk. Gli utenti dei social network hanno iniziato a usare in massa l’intelligenza artificiale per “spogliare” le donne in pubblico. Tutto quello che devi fare è lasciare un commento con un’immagine e la frase “toglietele i vestiti” sotto la foto di qualcuno, e Grok creerà un’immagine modificata della donna in biancheria intima o in costume da bagno. In alcuni casi, invece di un’immagine, il bot fornisce un collegamento a una chat separata in cui avviene la generazione.
Questa accessibilità della funzione e la possibilità di avviarla direttamente nei commenti sotto i post pubblici rendono la situazione particolarmente tossica. Non stiamo parlando di siti specializzati con accesso a pagamento ai deepfake, ma di un normale social network, dove l’immagine diventa immediatamente una risposta al post originale della vittima. Anche se Grok non crea immagini completamente nude come altri bot, le conseguenze di queste immagini “semi-nude” non sono meno traumatiche.
Dal Kenya giungono le prime denunce di una nuova ondata di abusi. A quanto pare, è stato proprio lì che la funzione “spogliarsi” tramite Grok ha riscosso particolare popolarità all’inizio di maggio. I media locali hanno riferito che un gran numero di utenti si è lamentato di tali azioni. Una ricerca su Platform X rivela decine di tentativi simili rivolti alle donne che hanno pubblicato le loro foto. La protezione non è un’opzione. È una necessità.

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I ricercatori sui diritti umani hanno pubblicato uno screenshot di Grok in azione e hanno chiesto direttamente all’IA di X se avesse adottato misure di sicurezza sistemiche, come filtri, errori di decodifica o apprendimento per rinforzo, per evitare di generare contenuti non etici. Grok ha risposto pubblicamente riconoscendo l’errore e affermando che l’incidente era dovuto a una protezione insufficiente contro le richieste dannose. Nella risposta si sottolinea che il team sta rivedendo le proprie politiche di sicurezza per migliorare la trasparenza e la tutela della privacy.
Tuttavia, nonostante le scuse, il bot ha continuato a soddisfare tali richieste. I tentativi di chiedere a Grok di “rendere una persona completamente nuda” si scontrano effettivamente con un rifiuto, ma le fasi intermedie, ovvero l’immagine di una donna in lingerie, restano per ora disponibili. L’IA accompagna addirittura alcune richieste respinte con spiegazioni circa l’inammissibilità di creare immagini con una totale violazione della privacy, sebbene aggiunga subito che l’immagine in biancheria intima è già stata generata.

Questo squilibrio nelle risposte del sistema evidenzia l’imperfezione dei filtri esistenti e la mancanza di reali limitazioni a livello di interfaccia utente. Tuttavia, l’amministrazione X non ha ancora commentato la situazione.
Molti utenti stanno già esprimendo apertamente la loro indignazione. Secondo loro, usare l’intelligenza artificiale per manipolare immagini di donne senza consenso non è intrattenimento tecnologico, ma una forma di violenza digitale. Alcuni paragonano ciò che sta accadendo a una violazione di massa dei confini, mascherata dall’interfaccia di un chatbot di tendenza.
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