Nei giorni scorsi nella splendida cornice di Villa Miani in Roma si è tenuto, di nuovo in presenza, il meeting annuale di NAMEX, il maggior IXP dell’Italia centro-meridionale.
Subito dopo l’apertura dei lavori affidata a Renato Brunetti presidente di NAMEX e Nicola Zingaretti presidente della Regione Lazio, l’evento ha avuto un momento di alto coinvolgimento di tutti partecipanti quando Maurizio Goretti CEO di NAMEX ha parlato del progetto “Keep Ukraine Connected” (https://nogalliance.org/our-task-forces/keep-ukraine-connected/) nato per mantenere attiva l’infrastruttura Internet in uno scenario di guerra.
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A tal proposito Goretti ha dichiarato a RHC che:
“ci troviamo in questo momento che non speravamo di vivere mai. Noi che da 80 anni vivevamo in regime di pace ci siamo resi conto che anche il nostro stato di equilibrio può essere compromesso, che tra minacce e rapide escalation una guerra può colpire chiunque e questo ha fatto sentire tutti noi più vicini al paese aggredito. Noi come NAMEX non facciamo politica, non vogliamo avere ruoli che non ci competono, ma abbiamo saputo di questa iniziativa nella community degli ISP della quale facciamo parte, abbiamo capito che c’era un’esigenza molto concreta che si poteva risolvere ed abbiamo deciso di dare il nostro contributo, sia direttamente sia cercando di far conoscere il progetto all’interno della nostra comunità.”
Il meeting – che quest’anno aveva come claim “The Game Changers – Events that have disrupted industry” – ha dato l’occasione per raccontare l’evoluzione di internet in Italia, in termini di incremento dei servizi e dei volumi di traffico, e anche per porre un’attenzione particolare ai temi della cyber security grazie agli interventi del Direttore generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale Roberto Baldoni e di Corrado Giustozzi, Cyber security strategist.
In particolare, Baldoni, parlando della genesi dell’Agenzia, ha sottolineato che le capacità presenti all’interno del comparto sono state trasferite nell’Agenzia stessa e che il notevole tempo trascorso dalla nascita delle analoghe agenzie nel resto del mondo è stato comunque utile in quanto ha permesso di studiare e confrontare i modelli implementati da altri ed essere tra i primi a comprendere che uno degli aspetti fondamentali è il coordinamento.
Il Direttore ha posto poi l’accento sull’importanza di
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“avere una mentalità di produzione tecnologica in Italia ed in Europa per non essere subalterni a tecnologie extra europee, come invece accaduto negli ultimi 20 anni, perché altrimenti si entra all’interno di problematiche di tipo geopolitico” e su quella di avere una “autonomia strategica nel settore del digitale con l’idea di coniugare il mercato con la sicurezza del nostro paese e dell’Europa”.
A conclusione del suo intervento Baldoni ha parlato della Strategia Nazionale, di recente pubblicazione, che attraverso 81 misure cerca di migliorare la gestione degli attacchi cyber, di quelli di tipo tecnologico e quelli di tipo cognitivo, del ruolo dell’Agenzia nel definire prima il documento di strategia con tutti gli stakeholder e poi di rendere ogni anno comunicazione al Parlamento dello stato di implementazione della stessa e nel coordinare tutti gli attori in gioco nell’architettura nazionale per gli incidenti più importanti.
Infine, riportiamo il commento di Giustozzi il quale ha dichiarato a RHC che
“la creazione dell’Agenzia è una cosa estremamente importante ed anche la cosa giusta nel senso che in Italia le competenze sulla cybersecurity erano suddivise in moltissime amministrazioni, in molti dicasteri, in modo molto frammentato con poteri divisi. L’aver creato un unico soggetto che ha tutte le competenze, tutti i poteri di legge e tutte le leve operative è chiaramente fondamentale per fare efficienza. L’Italia deve recuperare tanti anni rispetto ad altri paesi, ma può far tesoro di quanto da loro già fatto”.
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Ingegnere elettronico, Executive master in Privacy e Cyber Security, ha iniziato il proprio percorso professionale sviluppando codice per elicotteri per atterrare poi nel mondo delle telecomunicazioni occupandosi prima di ingegneria del software e di governance ed ora di audit di sicurezza e compliance
È uscito il sesto episodio di Betti-RHC, la serie a fumetti di Red Hot Cyber nata con l'obiettivo di trasformare la cybersecurity awareness in un'esperienza di formazione più semplice, coinvolgente e accessibile. Quello che è nato come un progetto editoriale innovativo è diventato negli anni un vero e proprio corso di cybersecurity awareness a fumetti, adottato da aziende e professionisti per sensibilizzare le persone sui rischi informatici attraverso storie, personaggi ed emozioni. In cinque anni di attività, la serie Betti-RHC ha raggiunto un risultato importante: circa 70.000 copie vendute, a testimonianza dell'interesse crescente delle organizzazioni verso nuovi strumenti per costruire una concreta cultura della sicurezza.
Il sesto episodio porta Betti dentro le nostre case, in un mondo "connesso", dove lampadine, telecamere, assistenti vocali, serrature, sensori ed elettrodomestici intelligenti promettono comfort e sicurezza, ma possono nascondere nuove e insidiose superfici di attacco. Attraverso una nuova avventura, Betti ci accompagna alla scoperta del mondo della domotica e dei dispositivi IoT, mostrando come la poca cautela nell'utilizzo di queste tecnologie possa trasformare oggetti quotidiani in porte d'accesso per chi vuole osservare, controllare o colpire.
Per accompagnare la crescita del progetto abbiamo realizzato il sito ufficiale di Betti-RHC, dove è possibile conoscere meglio la serie, gli episodi e il progetto di cybersecurity awareness sviluppato da Red Hot Cyber. L'obiettivo è continuare a portare la cultura della sicurezza fuori dai tradizionali percorsi formativi standard, utilizzando il linguaggio immediato del fumetto per parlare a dipendenti, professionisti e persone senza competenze tecniche. Per maggiori informazioni su Betti-RHC e sul sesto episodio “Open Mic” è possibile visitare il sito ufficiale:betti.redhotcyber.com.