
In un prossimo incontro bilaterale, i presidenti degli Stati Uniti e della Cina, Joe Biden e Xi Jinping, annunceranno un accordo che vieterebbe l’uso dell’intelligenza artificiale nelle armi autonome, compresi i droni, e nei sistemi di controllo e dispiegamento delle testate nucleari. Lo riferiscono due fonti vicine alla situazione.
Il principale argomento di discussione durante l’incontro, che si svolgerà a margine del vertice APEC di San Francisco, sarà il potenziale pericolo dell’intelligenza artificiale. Washington e Pechino hanno già espresso preoccupazione per l’uso incontrollato di questa tecnologia, che potrebbe provocare conflitti.
A febbraio, gli Stati Uniti hanno introdotto la Dichiarazione politica sull’uso militare responsabile dell’intelligenza artificiale, un nuovo quadro giuridico e diplomatico volto a costruire un consenso globale sullo sviluppo e l’uso dell’intelligenza artificiale militare. Questa iniziativa è già stata sostenuta da 36 paesi.
L’amministrazione Biden ha inoltre annunciato nuove regole per l’approvazione di prodotti avanzati di intelligenza artificiale, che richiedono che tali progetti siano certificati dal governo federale americano, vietandone l’uso per creare armi biologiche o nucleari. Anche la Cina ha compiuto progressi significativi in questo settore, soprattutto nello sviluppo di sistemi militari autonomi che utilizzano tecnologie avanzate di intelligenza artificiale.
Inoltre, l’Esercito popolare di liberazione esplora da molti anni modi per migliorare i sistemi d’arma autonomi attraverso l’integrazione di tecnologie avanzate di intelligenza artificiale. Gli esperti hanno accolto con favore l’inclusione di questo tema all’ordine del giorno dell’incontro Biden-Xi. Hanno sottolineato l’importanza di preservare “l’elemento umano” nei sistemi di controllo delle armi nucleari e hanno osservato che è improbabile che gli attuali negoziati tra Stati Uniti e Cina affrontino le questioni relative al controllo degli armamenti, data la sensibilità della Cina all’argomento.
Si prevede che l’accordo contribuirà a ripristinare il dialogo militare-militare tra Stati Uniti e Cina, anche se non risolverà tutte le questioni nella sfera militare.
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