
Da martedì scorso, si sta combattendo presso la procura e tribunale di Ferrara, contro un attacco informatico avvenuto tra le 14:30 e le 15:00.
Si tratta di un ransomware che ha bloccato circa una dozzina di postazioni di lavoro, tra i quali magistrati, bloccando di fatto i loro file rendendoli illeggibili.
Questa volta, il cryptolocker è stato inserito, secondo la prima ricostruzione dei fatti, martedì pomeriggio e al momento sono in corso verifiche e valutazioni da parte della squadra dei tecnici informatici di Palazzo di giustizia.
I tecnici sono al lavoro per comprendere se si riesca a ripristinare i file oppure se il danno sia irreversibile. Al momento non è stata presentata alcuna richiesta di riscatto, pertanto non è nota la cyber-gang che ha effettuato l’accesso alle reti della procura.
Anche se, un giudice durante un’udienza in corso, ammettendo problemi per lo svolgimento delle normali attività, ironizzava facendo riferimento al ransomware:
“Non pagheremo nessun riscatto”.
Un modo per sdrammatizzare la situazione, poichè diversi pubblici ministeri impegnati nelle indagini più importanti degli ultimi anni lamentavano problemi per la riapertura dei propri atti nei file del computer.
Altri magistrati, presenti in ufficio martedì pomeriggio, sono riusciti a spegnere l’alimentazione e il collegamento dalla rete, salvando i file memorizzati.
Si tratta di un attacco ransomware da profitto, oppure un sabotaggio della procura? Anche su questo occorrerebbe indagare.
Gli addetti IT della procura e del tribunale di Ferrara sono al lavoro per comprendere cosa è accaduto e le informazioni compromesse nell’incidente informatico.
Ancora non è pervenuta alcuna richiesta di riscatto e non è chiaro quale sia stata la tipologia di ransomware che ha colpito la procura e il tribunale.
Alcune postazioni sono già state ripristinate. Rimangono però ancora i problemi seri, che potrebbero non essere di immediata risoluzione. Si sta comprendendo quali dati siano stati compromessi e il tipo di malware inoculato che sembrerebbe essere stato attivato tramite l’apertura di un allegato apparentemente innocuo. Si sta valutando inoltre il modo più semplice per bonificare la situazione.
Il presidente del tribunale Stefano Scati, a 48 ore da blocco dei computer dei magistrati della procura e del tribunale di Ferrara, ha riportato che si è trattato di un incidente informatico di tipo “casuale” e non quindi, nella peggiore delle ipotesi, di tipologia “mirata”.
Scarti inoltre assicura che:
“I nostri tecnici informatici sono già all’opera e auspichiamo che un procedimento di bonifica del contenuto possa permetterci di ripristinare i computer interessati”.
Sebbene l’attività in aula non abbia subito particolari contraccolpi, i disagi non sono mancati e prosegue il presidente del tribunale dicendo:
“Di fatto, abbiamo perso un giorno e mezzo di lavoro. I problemi si sono però limitati alle attività di rete. Le udienze si sono svolte regolarmente”.
Dalle analisi svolte, sembrerebbe che oltre al pc dei magistrati, è stato crittografato anche un computer di un amministratore IT che gestisce la rete della procura.
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