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Attacco informatico all’Acea. A colpire è stato BlackBasta ransomware

2 Febbraio 2023 19:37

Acea, l’azienda comunale che fornisce energia e servizi a Roma, ha subito un attacco informatico da parte di un gruppo di hacker di lingua russa conosciuto come Black Basta.

L’attacco è di tipo ransomware e “non ha avuto alcun effetto sui servizi essenziali erogati agli utenti”, riporta una nota dell’azienda.

Tuttavia, il sito web e MyAcea sono attualmente irraggiungibili.

Acea ha attivato una task force assieme all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) e la Polizia Postale che si stanno occupando della questione.

Acea S.p.A., acronimo di Azienda Comunale Energia e Ambiente, è un’azienda pubblica italiana holding di un gruppo attivo nei settori ambientale (gestione dei rifiuti), energetico (produzione e distribuzione di energia elettrica) e idrico.

Il capitale dell’azienda è ripartito in un misto pubblico-privato tra Roma Capitale, socio di maggioranza, l’azienda francese SUEZ e l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone mentre parte delle quote è assegnata al mercato attraverso la quotazione alla Borsa Italiana nell’indice FTSE Italia Mid Cap.

Chi sono i criminali di BlackBasta

Il ransomware, è una tipologia di malware che viene inoculato all’interno di una organizzazione, per poter cifrare i dati e rendere indisponibili i sistemi. Una volta cifrati i dati, i criminali chiedono alla vittima il pagamento di un riscatto, da pagare in criptovalute, per poterli decifrare.

Qualora la vittima non voglia pagare il riscatto, i criminali procederanno con la doppia estorsione, ovvero la minaccia della pubblicazione di dati sensibili precedentemente esfiltrati dalle infrastrutture IT della vittima.

Per comprendere meglio il funzionamento delle organizzazioni criminali all’interno del business del ransomware as a service (RaaS), vi rimandiamo a questi articoli:

Black Basta è un ransomware as a service (RaaS) emerso per la prima volta nell’aprile 2022. Tuttavia, le prove suggeriscono che è in fase di sviluppo da febbraio.

Gli operatori di Black Basta utilizzano la tecnica della doppia estorsione, il che significa che oltre a crittografare i file sui sistemi delle organizzazioni prese di mira e richiedere un riscatto per rendere possibile la decrittazione, mantengono anche un sito di fuga di informazioni sul dark web dove minacciano di pubblicare informazioni sensibili se un’organizzazione sceglie di non pagare un riscatto.

Gli affiliati di Black Basta sono stati molto attivi nell’implementazione di Black Basta e nell’estorsione di organizzazioni sin dalla prima comparsa del ransomware.

Il ransomware di BlackBasta è scritto in C++ e ha un impatto sui sistemi operativi Windows e Linux.

Crittografa i dati degli utenti utilizzando una combinazione di ChaCha20 e RSA-4096 e, per accelerare il processo di crittografia, il ransomware crittografa in blocchi di 64 byte, con 128 byte di dati che rimangono non crittografati tra le porzione di dati crittografate.

Più velocemente viene la crittografia del ransomware, più sistemi possono essere potenzialmente compromessi prima che vengano attivate le difese perimetrali. È un fattore chiave che gli affiliati cercano quando si uniscono a un gruppo Ransomware-as-a-Service.

Come proteggersi dal ransomware

Le infezioni da ransomware possono essere devastanti per un’organizzazione e il ripristino dei dati può essere un processo difficile e laborioso che richiede operatori altamente specializzati per un recupero affidabile, e anche se in assenza di un backup dei dati, sono molte le volte che il ripristino non ha avuto successo.

Infatti, si consiglia agli utenti e agli amministratori di adottare delle misure di sicurezza preventive per proteggere le proprie reti dalle infezioni da ransomware e sono in ordine di complessità:

  • Formare il personale attraverso corsi di Awareness;
  • Utilizzare un piano di backup e ripristino dei dati per tutte le informazioni critiche. Eseguire e testare backup regolari per limitare l’impatto della perdita di dati o del sistema e per accelerare il processo di ripristino. Da tenere presente che anche i backup connessi alla rete possono essere influenzati dal ransomware. I backup critici devono essere isolati dalla rete per una protezione ottimale;
  • Mantenere il sistema operativo e tutto il software sempre aggiornato con le patch più recenti. Le applicazioni ei sistemi operativi vulnerabili sono l’obiettivo della maggior parte degli attacchi. Garantire che questi siano corretti con gli ultimi aggiornamenti riduce notevolmente il numero di punti di ingresso sfruttabili a disposizione di un utente malintenzionato;
  • Mantenere aggiornato il software antivirus ed eseguire la scansione di tutto il software scaricato da Internet prima dell’esecuzione;
  • Limitare la capacità degli utenti (autorizzazioni) di installare ed eseguire applicazioni software indesiderate e applicare il principio del “privilegio minimo” a tutti i sistemi e servizi. La limitazione di questi privilegi può impedire l’esecuzione del malware o limitarne la capacità di diffondersi attraverso la rete;
  • Evitare di abilitare le macro dagli allegati di posta elettronicaSe un utente apre l’allegato e abilita le macro, il codice incorporato eseguirà il malware sul computer;
  • Non seguire i collegamenti Web non richiesti nelle e-mail;
  • Esporre le connessione Remote Desktop Protocol (RDP) mai direttamente su internet. Qualora si ha necessità di un accesso da internet, il tutto deve essere mediato da una VPN;
  • Implementare sistemi di Intrusion Prevention System (IPS) e Web Application Firewall (WAF) come protezione perimetrale a ridosso dei servizi esposti su internet.
  • Implementare una piattaforma di sicurezza XDR, nativamente automatizzata, possibilmente supportata da un servizio MDR 24 ore su 24, 7 giorni su 7, consentendo di raggiungere una protezione e una visibilità completa ed efficace su endpoint, utenti, reti e applicazioni, indipendentemente dalle risorse, dalle dimensioni del team o dalle competenze, fornendo altresì rilevamento, correlazione, analisi e risposta automatizzate.

Sia gli individui che le organizzazioni sono scoraggiati dal pagare il riscatto, in quanto anche dopo il pagamento le cyber gang possono non rilasciare la chiave di decrittazione oppure le operazioni di ripristino possono subire degli errori e delle inconsistenze.

La sicurezza informatica è una cosa seria e oggi può minare profondamente il business di una azienda.

Oggi occorre cambiare immediatamente mentalità e pensare alla cybersecurity come una parte integrante del business e non pensarci solo dopo che è avvenuto un incidente di sicurezza informatica.

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Pietro Melillo 300x300
Membro e Riferimento del gruppo di Red Hot Cyber Dark Lab, è un ingegnere Informatico specializzato in Cyber Security con una profonda passione per l’Hacking e la tecnologia, attualmente CISO di WURTH Italia, è stato responsabile dei servizi di Cyber Threat Intelligence & Dark Web analysis in IBM, svolge attività di ricerca e docenza su tematiche di Cyber Threat Intelligence presso l’Università del Sannio, come Ph.D, autore di paper scientifici e sviluppo di strumenti a supporto delle attività di cybersecurity. Dirige il Team di CTI "RHC DarkLab"
Aree di competenza: Cyber Threat Intelligence, Ransomware, Sicurezza nazionale, Formazione

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