Red Hot Cyber
Condividi la tua difesa. Incoraggia l'eccellenza. La vera forza della cybersecurity risiede nell'effetto moltiplicatore della conoscenza.
Condividi la tua difesa. Incoraggia l'eccellenza.
La vera forza della cybersecurity risiede
nell'effetto moltiplicatore della conoscenza.
Fortinet 970x120px
Banner Ransomfeed 320x100 1
Cybersecurity in Italia: Chi Ha Fatto I Compiti? Scandali e Smanettoni in un Ottobre Torrido del 2024

Cybersecurity in Italia: Chi Ha Fatto I Compiti? Scandali e Smanettoni in un Ottobre Torrido del 2024

31 Ottobre 2024 07:49

Si sa, ottobre è il mese europeo della sicurezza cyber. E non solo: i 18 ottobre 2024 è applicabile l’obbligo per tutti i Paesi dell’Unione l’obbligo di recepimento della direttiva NIS 2 con lo scopo di promuovere un livello comune elevato di cybersicurezza. Ironia della sorte, è stato il mese in cui è emerso lo scandalo Equalizer e si parla molto – non sempre in modo avveduto – di accessi abusivi, traffico di dati e cybercriminali.

Perché Ciò che Conta è Comprendere le Radici del Problema

La vicenda ben potrebbe essere uno spunto per parlare di cybersecurity posture, eppure così non è. Si segue l’hype del momento concentrandosi sugli effetti, tant’è che sono invocate: commissioni d’inchiesta, task force, interrogazioni parlamentari e addirittura si prospetta già la creazione di nuove agenzie. Come se aggiungere dei layer ulteriori, o anche nuovi reati o aggravanti, possa riplasmare una realtà che quando presenta il conto si pone in modo piuttosto spiacevole.

Nel momento in cui le cause non vengono indagate è inevitabile pensare che lo scopo non sia tanto la ricerca di risoluzioni stabili correggendo ciò che non ha funzionato, ma approcci più gattopardeschi.


Cyber Offensive Fundamentale Ethical Hacking 02

Avvio delle iscrizioni al corso Cyber Offensive Fundamentals
Vuoi smettere di guardare tutorial e iniziare a capire davvero come funziona la sicurezza informatica?
La base della sicurezza informatica, al di là di norme e tecnologie, ha sempre un unico obiettivo: fermare gli attacchi dei criminali informatici. Pertanto "Pensa come un attaccante, agisci come un difensore". Ti porteremo nel mondo dell'ethical hacking e del penetration test come nessuno ha mai fatto prima. Per informazioni potete accedere alla pagina del corso oppure contattarci tramite WhatsApp al numero 379 163 8765 oppure scrivendoci alla casella di posta [email protected].


Supporta Red Hot Cyber attraverso: 

  1. L'acquisto del fumetto sul Cybersecurity Awareness
  2. Ascoltando i nostri Podcast
  3. Seguendo RHC su WhatsApp
  4. Seguendo RHC su Telegram
  5. Scarica gratuitamente “Byte The Silence”, il fumetto sul Cyberbullismo di Red Hot Cyber

Se ti piacciono le novità e gli articoli riportati su di Red Hot Cyber, iscriviti immediatamente alla newsletter settimanale per non perdere nessun articolo. La newsletter generalmente viene inviata ai nostri lettori ad inizio settimana, indicativamente di lunedì.

Una rappresentazione plastica di tutto ciò è fornita da comunicazioni più o meno istituzionali ma diffuse in ci si concentra su termini impropri o comunque inesatti quali dossieraggio, o hacker (da qualcuno definiti “smanettoni”) e si devia dal chiedere il conto delle responsabilità e di ciò che non ha funzionato.

Eppure la prima domanda che emerge anche da parte di chi non è un esperto di sicurezza cyber: che cosa non ha funzionato? Sul podio poi c’è anche un “Quanto ci costerà tutto questo?” e “Di chi è la responsabilità?” che si contendono il secondo o terzo posto, nella certezza che raramente ci saranno risposte soddisfacenti.

No, non c’è bisogno di più esperti di sicurezza cyber

La proposta apparentemente virtuosa di aumentare il numero di esperti di sicurezza cyber mediante percorsi di formazione è anch’essa una reazione che però non tiene conto di quella realtà che spiace guardare. Il problema è che gli esperti di sicurezza cyber semplicemente scelgono di lavorare altrove e non in Italia né al servizio della PA. Il motivo non è solamente uno stipendio inadeguato e non al passo con l’offerta di altri Paesi, ma anche l’impossibilità di provvedere a quel work life che tanto viene predicato da molti guru di LinkedIn e destinato a rimanere nelle slides (accanto a quelle coloratissime in cui si parla di sicurezza cyber) o nell’oggetto della richiesta di fondi e finanziamenti ma che raramente viene messo in pratica. Infine: se l’esperto viene arruolato ma poi non ha agency – ovverosia: spazio di manovra – difficilmente vorrà fare il posterboy o la postergirl. Preferirà realizzarsi altrove.

La fuga dei cervelli, siano essi esperti cyber o meno, è un fatto che deve anch’esso imporre un ragionamento sul sistema e ciò che non funziona. Confidare in una soluzione facile giova solo a rafforzare l’illusione che un sistema funzioni al costo di non sapere se e quanto tale convinzione è erronea.

E anche qui, la realtà presenterà il conto.

Overconfidence e Ignoranza: Le Illusioni della Cybersecurity Italiana

Una overconfidence della sicurezza comporta alcune conseguenze comuni, tanto nelle organizzazioni private che pubbliche: negare tutto ciò che smentisce tale convinzione, anche con diffide e minacce più o meno velate nei confronti di chi fa notare che il Cyber Re è nudo; inseguire continuamente soluzioni e sovrastrutture senza mai riesaminare ciò che non ha funzionato; ritenere ciò che accade come “inevitabile” allontanando così ogni presa di coscienza e responsabilità.

Una frase molto cara di Philip K. Dick ricorda infatti: “Reality is that which, when you stop believing in it, doesn’t go away“. E dunque, al di là di ogni narrazione e (auto)convincimento, lo stato dell’arte è quello che stiamo vedendo. Forse sta a noi come cittadini essere più attivi sull’argomento della (in)sicurezza cyber, non riducendolo a qualcosa che non può essere cambiato o che non cambierà mai o che tanto non ci riguarda. A meno che, ovviamente, non preferiamo sorprenderci nel momento in cui la realtà verrà a bussare anche alla nostra porta.

Ti è piaciuto questo articolo? Ne stiamo discutendo nella nostra Community su LinkedIn, Facebook e Instagram. Seguici anche su Google News, per ricevere aggiornamenti quotidiani sulla sicurezza informatica o Scrivici se desideri segnalarci notizie, approfondimenti o contributi da pubblicare.

Stefano Gazzella 300x300
Privacy Officer e Data Protection Officer, è Of Counsel per Area Legale. Si occupa di protezione dei dati personali e, per la gestione della sicurezza delle informazioni nelle organizzazioni, pone attenzione alle tematiche relative all’ingegneria sociale. Responsabile del comitato scientifico di Assoinfluencer, coordina le attività di ricerca, pubblicazione e divulgazione. Giornalista pubblicista, scrive su temi collegati a diritti di quarta generazione, nuove tecnologie e sicurezza delle informazioni.
Aree di competenza: Privacy, GDPR, Data Protection Officer, Legal tech, Diritti, Meme
Visita il sito web dell'autore

Articoli in evidenza

Immagine del sitoVulnerabilità
Le AI stanno diventando “vettori Zero-Day”! il 2026 sarà l’anno del caos digitale?
Redazione RHC - 02/01/2026

Fino a poco tempo fa, le vulnerabilità zero-day sembravano artefatti esotici provenienti dal mondo delle operazioni speciali e dello spionaggio. Ora sono uno strumento comune per hackerare le reti aziendali, e non solo perché gli…

Immagine del sitoCultura
66 anni e ancora imbattibile: come il COBOL domina silenziosamente il mondo bancario
Redazione RHC - 02/01/2026

Mentre il settore dibatte su quale rete neurale sia la “più intelligente” e quale framework sia il “più moderno”, tecnologie vecchie di decenni continuano a turbinare silenziosamente sotto la superficie del settore bancario. Quest’anno, COBOL…

Immagine del sitoCultura
Al via il corso “Cyber Offensive Fundamentals” di RHC! 40 ore in Live Class
Redazione RHC - 02/01/2026

Vuoi smettere di guardare tutorial e iniziare a capire davvero come funziona la sicurezza informatica? Se la risposta è SI, ti consigliamo di leggere questo articolo. Il panorama della sicurezza informatica cambia velocemente: nuove vulnerabilità,…

Immagine del sitoInnovazione
IA, l’allarme del Nobel Hinton: “Addio a migliaia di posti di lavoro già nel 2026”
Redazione RHC - 02/01/2026

Il professore di informatica Geoffrey Hinton, uno dei fondatori delle moderne tecnologie di intelligenza artificiale, ha affermato che l’IA potrebbe portare a perdite di posti di lavoro su larga scala già nel 2026. Secondo lui,…

Immagine del sitoDiritti
Il Chat Control e l’impatto della proposta CSAR nel sistema del DSA
Paolo Galdieri - 01/01/2026

Prima di addentrarci nell’analisi, è bene precisare che questo contributo è la prima parte di una ricerca più estesa. Nel prossimo articolo esploreremo il conflitto tra algoritmi di rilevazione automatica e crittografia end-to-end (E2EE), analizzando…