Cybersecurity Italia: pubblico, privato e accademie per applicare il PNRR.

Aggiornamento: mag 30

Autore: Roberto ViIllani

Data Pubblicazione: 30/04/2021

Il futuro prossimo dell’Italia è cyber, per quanto possa sembrare scontato oggi, non era cosi scontato fino a due anni fa.


Senza lo choc pandemico il nostro paese forse si sarebbe trascinato in una lenta e distruttiva camminata nelle sabbie mobili in cui si stava infilando. Probabilmente avremmo anche accettato passivamente di essere un “protettorato” di qualche potenza estera, che ci avrebbe riempito di prodotti di bassa qualità o pessimo cibo take-away, cui eravamo già abituati.


In questo futuro prossimo venturo il faro guida è il PNRR - Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza - che potete consultare online. In questo copioso volume di 337 pagine potrete trovare tutti i progetti e le mission che vedranno coinvolti i cittadini italiani, di ogni ordine e grado, in ogni angolo d’Italia e in ogni singola parte del complesso sociale.


Appare logico pensare che questa accelerazione verso una modernità cyber-tecnologica, unita alla cronica arretratezza formativa nel settore IT, potrebbe favorire attacchi informatici verso le strutture della PA, che scontano il divario generato dal turnover forzato, e la perdita di tempo su molte scelte degli enti locali, riguardo la digitalizzazione dei servizi disponibili per i cittadini. La mancata formazione della figura del security-manager o dell’analista del rischio, non ha certo aiutato la protezione dei nostri sistemi informatici pubblici.



Non che in questo periodo di stallo gli attacchi siano mancati, ma la transizione prevista nel PNRR e le prevedibili difficoltà normative nell’applicare immediatamente le direttive che verranno prese nella Cybersecurity Italia, favoriranno ogni tipo di attacco informatico. La “scomparsa” della parte riguardante lo Smart-working nel testo portato a Bruxelles, con il conseguente rientro in presenza del personale della PA, deve essere letta anche in questa direzione, perché una rete domestica è più vulnerabile di una strutturata aziendale o statale. Almeno si spera.