Qualche giorno fa, i sistemi basati su Windows sono stati scossi da un bug di CrowdStrike che ha causato il Blue Screen of Death (BSOD). Sono stati colpiti 8,5 milioni di computer, il che sembra molto sulla carta; tuttavia, è una goccia nell’acqua se confrontato con il numero totale di dispositivi Windows utilizzati.
Sfortunatamente, quegli 8,5 milioni di computer avevano più probabilità di essere incaricati di mantenere in vita importanti sistemi critici, il che significa che le persone hanno visto il BSOD su schermi pubblici in tutto il mondo.
Nonostante ciò, sembra che alcune aziende siano riuscite a non incorrere a questo problema.
Advertising
Come? Con un sistema operativo vecchio di 30 anni.
Questa notizia è iniziata con un post su X di Artem Russakovskii. In tale tweet, ha affermato che alcune compagnie aeree statunitensi erano state messe a terra a causa del bug, ma Southwest stava ancora operando normalmente.
Questo perché, in barba alle buone regole sull’obsolescenza tecnologica, i sistemi dell’azienda giravano ancora su Windows 3.1.
Delta, United, American Airlines flights are all grounded right now.
The reason Southwest is not affected is because they still run on Windows 3.1.https://t.co/ezFubvKVNA
Southern non usa solo Windows 3.1. Usa ancora il buon vecchio Windows 95 come parte del suo sistema di pianificazione del personale.
Advertising
Di conseguenza, i suoi sistemi erano così vecchi che non potevano ospitare soluzioni di sicurezza evolute come quella di CrowdStrike, pertanto non ha risentito del BSOD come altre aziende.
Uno sguardo al fenomeno dell’obsolescenza tecnologica
Questo cosa vuol dire che l’Obsolescenza tecnologica è un bene?
La strada del replatforming (qualora possibile) risulta sempre la migliore, ma sulle applicazioni legacy/enterprise già obsolete non sempre è percorribile, a causa dei massicci investimenti richiesti. Qualora non sia possibile un buon “cleaning” (hardenizzazione e messa in sicurezza delle vulnerabilità rilevate) può consentire una drastica riduzione – e alle volte una completa bonifica – del rischio dovuto all’obsolescenza tecnologica.
Questo intervento (normalmente di basso costo) dovrà essere eseguito “da mani esperte” in quanto può bastare una sola vulnerabilità per rendere vano l’intero lavoro svolto, oltre al fatto che non sempre è possibile.
📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su Google Discover (scorri in basso e clicca segui) e su 🔔 Google News. Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram. Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici
La Redazione di Red Hot Cyber fornisce aggiornamenti quotidiani su bug, data breach e minacce globali. Ogni contenuto è validato dalla nostra community di esperti come Pietro Melillo, Massimiliano Brolli, Sandro Sana, Olivia Terragni e Stefano Gazzella.
Grazie alla sinergia con i nostri Partner leader nel settore (tra cui Accenture, CrowdStrike, Trend Micro e Fortinet), trasformiamo la complessità tecnica in consapevolezza collettiva, garantendo un'informazione accurata basata sull'analisi di fonti primarie e su una rigorosa peer-review tecnica.
Sono aperte le iscrizioni al corso in Live Class “AGENTIC AI CYBER OPERATIONS (AACO)”. La cybersecurity sta entrando nell'era degli AI Agent: sistemi capaci di ragionare, utilizzare strumenti, orchestrare attività e portare avanti operazioni complesse. Ma come funzionano davvero dal punto di vista tecnico? Con AACO, Red Hot Cyber porta i professionisti della cybersecurity a toccare con mano gli strumenti agentici, attraverso una Live Class in italiano con 15 ore di formazione, laboratori pratici e scenari reali. Agentic AI, Tool Calling, MCP, orchestrazione di agenti, OSINT, Threat Intelligence, vulnerability assessment e automazione delle operazioni di cybersecurity. Non un corso per imparare a usare un chatbot, ma un percorso per capire, costruire e governare sistemi agentici applicati alla sicurezza informatica.