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Effetti psicologici della tecnologia – prima parte

Articolo di: Daniela Farina

Data Pubblicazione; 7/04/2021

Già nel 1930 lo psicologo Gordon Allport aveva espresso titubanze riguardo gli effetti psicologici di un uso eccessivo della radio, critiche più intense e profonde accompagnarono l’utilizzo della televisione.

L’impatto di internet, dei telefoni cellulari, e dopo degli “smartphone” connessi alla rete, forse a causa della difficile comprensione degli effetti nel lungo periodo, non ha suscitato gli stessi allarmismi e la percezione di pericolosità a livello psicologico e comportamentale di un loro uso distorto.

Il tecno-stress, termine che indica rabbia, turbe emozionali e comportamentali legate all’uso delle nuove tecnologie, così come la tecno-fobia, ci lasciano intendere quanto il rapporto tra la mente e le tecnologie implichi un certo attrito cognitivo e un discreto impegno adattivo. La tecnologia nasce, in tal caso, anche dal bisogno di controllare la realtà esterna.

Le tecnologie dell’era digitale hanno la possibilità di utilizzare mezzi per modificare direttamente e intensamente la propria mente e sensorialità. Si parla in tal caso di tecnologie della mente o psicotecnologie (De Kerckhove, 1995), in quanto amplificano ed estendono le facoltà psichiche e sensoriali interagendo con la struttura mentale in modo analogico.

Tra le forme di dipendenza tecnologica abbiamo: la dipendenza da telefonino, da videogiochi e da internet.

Una ricerca del Ministero della Salute effettuata nel 2014 parla di 700.000 italiani a rischio di instaurare una dipendenza da gioco e di 300.000 già assorbiti dal vortice del gioco.

A ritrovarsi affetti da una dipendenza sono adolescenti, adulti, anziani. Nell’adolescenza le dipendenze più frequenti sono relative ai giochi di ruolo ed ai social networks. In età adulta, i sintomi più frequenti sono scatenati dai giochi d’azzardo, dalla ricerca spasmodica di informazioni e dal desiderio compulsivo di visitare siti pornografici.

A soffrire maggiormente di dipendenza da internet sono gli adolescenti dai 13 ai 20 anni: si tratta molto spesso di soggetti intelligenti e razionalmente più maturi di altri, tendenti all’isolamento e con evidenti alterazioni nell’ambito dell’emotività. In Italia l’uso di internet e di tecnologie della comunicazione (televisione, telefonino, consolle, ecc.) da parte degli adolescenti ha un peso consistente: da un sondaggio del 2010 effettuato dalla Società Italiana di Pediatria è emerso che il 75,7% dei ragazzi tra i 12 ed i 14 anni si collega ad internet tutti i giorni (59,3% nel 2008), il 37,2% di questi rimane collegato per meno di 1 ora, il 47,2% da 1 a 3 ore, mentre il 17,2% per più di 3 ore.

Gli iscritti a Facebook, sempre in questa fascia d’età sono il 67% (50,9% un anno prima).

Per quanto riguarda, invece gli adolescenti tra i 15 ed i 19 anni, secondo un’indagine ISTAT del 2010, ben l’88,8% (82,9% nel 2009) di loro si collega abitualmente ad internet, percentuale che cala leggermente all’82,1% (77,6% un anno prima) tra i giovani dai 20 ai 24 anni e cala ancor più sensibilmente, rimanendo comunque significativa, tra gli adulti dai 35 ai 44 anni tra i quali solo il 64,6% (58,2% un anno prima) si collega abitualmente alla rete. Neanche a dirlo i dati sono in costante crescita.

I diversi tipi di dipendenze legate alle tecnologie.

La dipendenza da computer è un termine utilizzato per definire l’uso eccessivo del computer, nella misura in cui interferisce con la vita quotidiana. L’uso eccessivo può spiegare i problemi di interazione sociale, l’umore, la personalità, l’etica sul posto di lavoro, relazioni, processi di pensiero, o la privazione del sonno. L’espressione internet addiction disorder è stata introdotta nel 1995 da Ivan Goldberg. Tale patologia è reputata compatibile con altri disturbi di carattere compulsivo, come il gioco patologico d’azzardo. L’internet addiction disorder si manifesta sotto varie forme, le più importanti sono descritte di seguito.

La social network addiction e la friendship addiction si presentano come una sorta di dipendenza da connessione, aggiornamento e controllo della propria pagina web o profilo e da amicizia (detta anche amicodipendenza), o meglio la ricerca di nuove amicizie virtuali.

La cybersexual addiction consiste in una vera e propria forma di dipendenza da sesso virtuale, dove il cybersesso è rappresentato dal materiale pornografico in rete o dalle chat a luci rosse.

Le net-compulsion consistono in tre principali comportamenti compulsivi che si possono mettere in atto tramite internet e che hanno in comune la competizione, il rischio e il raggiungimento di un’eccitazione immediata attraverso il gioco d’azzardo on-line, la partecipazione ad aste on-line (E-Bay) e il commercio in rete, oltre a al trading on-line ovvero il gioco in borsa attraverso internet. Tali forme di gioco on-line assumono il ruolo di casinò virtuale in cui entrare e giocare a qualsiasi ora qualsiasi somma di denaro.

Lo shopping compulsivo è caratterizzato da un impulso irresistibile, da un bisogno incontrollabile e da una tensione crescente che possono essere alleviati solo comprando. Oltre alla forma tradizionale che prevede acquisti presso negozi e centri commerciali, sta prendendo sempre più campo l’analoga forma via web, anche per via dello spopolare di siti che pubblicizzano lo shopping on-line, rimarcando il vantaggio di costi ridotti e sconti elevati.

La dipendenza da videogioco, conosciuta anche come video game overuse, definisce un uso eccessivo o compulsivo di giochi per computer e consolle che interferisce con la vita quotidiana. Ci si riferisce a situazioni in cui gli utenti giocano compulsivamente, isolandosi dalla famiglia e dagli amici o da altre forme di contatto sociale, e si concentrano quasi esclusivamente sui risultati nel videogioco piuttosto che altri eventi della vita.

La information overloading addiction è una forma di dipendenza che prevede il sovraccarico di informazioni. Si manifesta con una ricerca estenuante e protratta nel tempo di informazioni, nel tentativo di raggiungere il massimo aggiornamento possibile tramite il web surfing, cioè passando continuamente da un sito all’altro, o attraverso indagini su materiali custoditi in varie banche dati.

La consapevolezza di essere diventati dipendenti da qualcosa sopraggiunge sempre tardi (quando sopraggiunge!) rispetto all’instaurarsi del disturbo.

Come ogni dipendenza che si rispetti (si pensi quelle da alcol e da droghe) l’instaurarsi è lento ed insidioso, all’inizio imprevedibile, e la negazione da parte del soggetto diventato dipendente è pressoché una costante.

Infatti, tali generi di disturbi da dipendenza sono quasi sempre egosintonici, ovvero il soggetto portatore non avverte i sintomi come disturbanti. Dal suo punto di vista il problema sono piuttosto gli altri che, criticandolo per i suoi comportamenti ed impedendogli di fare le cose che vuole fare, ledono i suoi diritti e lo fanno stare male.

Negli adulti i segni ed i sintomi della dipendenza consistono nell’utilizzo compulsivo e nella progressiva perdita delle relazioni interpersonali, modificazioni dell’umore, alterazione del vissuto temporale, deprivazione del sonno fino a problemi fisici di varia natura.

Negli adolescenti, invece, i sintomi di una dipendenza possono svilupparsi in scarsa attenzione allo studio, mancanza di slancio nelle relazioni interpersonali, fino a disturbi fisici e psicologici: cefalea, disturbi visivi, alterazioni dell’umore e disforia, ansia, disturbi del sonno.

Parallelamente, la riduzione di interesse per altre attività che non siano internet con il conseguente sviluppo, dopo la sospensione o diminuzione dell’uso della rete, di rabbia, frustrazione, agitazione psicomotoria, ansia, depressione, ovvero veri e propri sintomi astinenziali che rimarcano la difficoltà (percepita come “impossibilità”) di interrompere o tenere sotto controllo l’uso di internet.

Gli effetti psicologici provocati dalla dipendenza dalle nuove tecnologie sembrano essere allarmanti. Ma per Christopher J. Ferguson, professore di psicologia alla Stetson University, queste tesi si basano su basi deboli.

Ferguson su Quartz, il programma condotto da Katie Couric “America Inside Out” ha dedicato una puntata sugli effetti della tecnologia sul cervello delle persone. Il cofondatore di una società che cura la dipendenza da tecnologia ha paragonato questo tipo di ossessione a quella che si innesca nei confronti della cocaina e delle droghe. Durante la trasmissione è anche stato detto implicitamente che questo problema può avere legami con la perdita della memoria provocata dall’Alzheimer, mentre uno psicologo, Jean Twenge, ha associato gli smartphone al tasso di suicidi tra gli adolescenti.

La dipendenza da tecnologia non è una malattia mentale. Non esiste alcuna diagnosi ufficiale che metta in connessione la malattia mentale con l’abuso di tecnologie.

Tuttavia questo potrebbe cambiare presto : l’Organizzazione mondiale della sanità (WHO) ha annunciato di voler includere i disordini da videogame nella prossima versione del suo International Compendium of Desease.

Gli studi, anche italiani, riconoscono una serie di comportamenti osservabili che rivelano la caduta nella dipendenza tecnologica o comunque la presenza di una problematica seria:

  • Quantità significativa di ore trascorsa in rete;
  • Connessioni notturne prolungate e problemi con il sonno;
  • Attività fisica ridotta;
  • Evitamento contatto visivo con i familiari;
  • Attività sessuale compromessa;
  • Scarsa partecipazione ad eventi sociali;
  • Limitato uso della televisione;
  • Irritabilità o rabbia;
  • Rinuncia o disinteresse per attività non collegate alla rete.

Conclusioni

Le dipendenze patologiche (da sostanze – alcol e droghe – e non) sono in forte aumento, tanto tra i giovani quanto tra i meno giovani.

Esse comportano una grave compromissione della vita di chi ne è affetto e dei suoi familiari, andando ad intaccare tutte le sfere dell’esistenza (salute fisica, psichica, relazioni, affetti, scuola, lavoro, ecc.).

È utile, quando possibile, intervenire prontamente rivolgendosi ai Servizi e ai professionisti esperti della materia. Il superamento di qualsiasi forma di dipendenza permette al soggetto che ne è affetto di riconquistare la serenità e rientrare in contatto con il mondo di relazione da cui la dipendenza lo aveva allontanato.

Cosa fare quindi?

Proviamo a fare un esercizio di immaginazione, magari post-covid: se a un certo punto la rete non funzionasse più, come capita ai protagonisti del film Sconnessi, cosa proveremmo?

Riusciremmo a tornare al dialogo diretto, vis à vis, argomentando del più del meno, interessandoci all’altro, trovando le parole per farci conoscere, o il forte imbarazzo ci costringerebbe a qualche scomodo silenzio?

Le nuove tecnologie sono una grande opportunità per semplificarci la vita, ma hanno anche una via che può portare alla dipendenza.

Prima di intraprenderla senza accorgercene, facciamo prevenzione con un po’ di sano tecno detox. Basta iniziare con un giorno a settimana, quando si è tutti insieme in famiglia, spegnendo lo smartphone per due o tre ore, e concedersi all’ascolto degli altri e di noi stessi, condividendo per esempio le emozioni che affiorano mentre si passeggia insieme.

Proviamo a fare questo patto con i nostri cari e con noi stessi