Recentemente, il team di ricercatori di Sysdig ha scoperto una campagna di cybersicurezza su larga scala chiamata EMERALDWHALE, progettata per sfruttare configurazioni vulnerabili nei repository Git. La notizia, divulgata dal canale Telegram di SecAtor, rivela dettagli inquietanti su come il gruppo di attaccanti sia riuscito a rubare oltre 15.000 credenziali di servizi cloud, scansionando repository mal configurati.
Questa scoperta, avvenuta tramite un honeypot di ricerca, ha messo in luce un’enorme quantità di dati compromessi e ha evidenziato come minacce apparentemente semplici possano avere un impatto devastante quando trovano vulnerabilità trascurate.
La campagna EMERALDWHALE, attiva tra agosto e settembre, non brilla per tecniche di attacco particolarmente avanzate. Tuttavia, l’accessibilità del container Amazon S3, scoperto dai ricercatori con 1,5 terabyte di dati sottratti, è un chiaro segnale dell’impatto dei rischi legati alla mancata protezione delle configurazioni di sistema. Gli attaccanti sono riusciti a rubare credenziali semplicemente individuando file di configurazione Git accessibili attraverso percorsi esposti, come il file .git/config. Il potenziale danno causato dalla disponibilità di queste informazioni online è inestimabile, soprattutto considerando che tali credenziali possono offrire accesso a risorse cloud o ad altre infrastrutture critiche.
Il processo di EmeraldWhale sfrutta strumenti ben noti e facilmente reperibili nel darknet, come MZR V2 e Seyzo-v2, che utilizzano motori di ricerca come Google Dorks e Shodan per ottenere liste di IP e rilevare repository Git esposti. MZR V2 è progettato per estrarre dati dai repository compromessi e convertirli in un formato facilmente utilizzabile, mentre Seyzo-v2 utilizza git-dumper per accedere ai dati completi dei repository e implementare operazioni di spam e phishing.
EMERALDWHALE dimostra come la sicurezza dei repository Git sia cruciale per proteggere le infrastrutture cloud. Oltre ai file Git, gli attaccanti mirano anche ai file .env di Laravel, che contengono credenziali sensibili per servizi cloud e database. Tali dati vengono poi utilizzati per clonare repository, sia pubblici che privati, incrementando ulteriormente la raccolta di credenziali e l’accesso a infrastrutture aziendali.
Le configurazioni cloud e dei sistemi di versionamento, come Git, sono spesso percepite come “ambienti sicuri”, ma eventi come questo mostrano l’importanza di mantenere elevati gli standard di sicurezza. Le aziende dovrebbero adottare misure preventive, come la revisione delle impostazioni di accesso ai repository, la gestione delle credenziali e l’implementazione di honeypot per rilevare attività sospette.
L’analisi di Sysdig suggerisce che EmeraldWhale operi come broker di accesso, vendendo le credenziali rubate nel mercato nero. Questo modus operandi è sempre più comune nel cybercrimine, dove le credenziali rubate vengono vendute o utilizzate per attacchi futuri, a seconda del valore delle informazioni sottratte.
L’attività di EmeraldWhale è un chiaro esempio di come anche tecniche di attacco poco sofisticate possano causare danni significativi, se incontrano vulnerabilità trascurate. La necessità di proteggere i repository Git e i file di configurazione è più pressante che mai, in un contesto in cui il cyberspazio offre sempre più punti d’accesso a dati sensibili.
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