
Google ha recentemente reso disponibile il suo chatbot in oltre 180 paesi, ma attualmente non è disponibile nell’Unione Europea. La società ha dichiarato che sta lavorando per garantire la conformità alle regole del GDPR (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati) prima di lanciare il servizio in questa regione.
Il GDPR è una legge europea che stabilisce rigorose norme sulla privacy e la protezione dei dati personali. Google intende rispettare tali requisiti normativi prima di rendere il suo chatbot accessibile agli utenti europei.
Una portavoce di Google ha confermato che l’azienda sta collaborando attivamente con esperti e responsabili politici al fine di assicurare che Bard sia conforme ai requisiti locali. In Europa, ciò implica rispettare il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) al fine di garantire la privacy e la protezione dei dati degli utenti.
Google è consapevole delle severe sanzioni previste dal GDPR, che potrebbero comportare una potenziale multa fino al 4% del suo fatturato globale. Pertanto, l’azienda si sta impegnando a rispettare tali normative al fine di evitare conseguenze legali e garantire un’esperienza sicura per gli utenti europei.
La legislazione europea ha avuto impatto anche su OpenAI, la start-up americana responsabile del progetto ChatGPT. A fine marzo, il chatbot è stato oggetto di blocco in Italia da parte dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali (GPDP).
Tale decisione è stata motivata dall’assenza di una base giuridica che giustifichi la raccolta e l’archiviazione massiccia di dati personali necessaria per addestrare gli algoritmi alla base del funzionamento della piattaforma. Successivamente, l’accesso al chatbot è stato ripristinato, ma l’indagine sul tema è ancora in corso per garantire la conformità alle normative vigenti.
Queste denunce riguardano sia la raccolta dei dati che gli errori effettivi presenti nelle sue risposte. A livello continentale, è stata istituita un’organizzazione che riunisce tutti i regolatori europei per affrontare la questione di ChatGPT. È stata creata una task force con l’obiettivo di promuovere la cooperazione e lo scambio di informazioni sulle possibili azioni da intraprendere.
L’obiettivo è assicurarsi che il funzionamento di ChatGPT sia conforme alle normative europee e che gli utenti siano protetti in termini di privacy e accuratezza delle informazioni fornite. Attualmente, il Parlamento europeo, la Commissione europea e il Consiglio stanno conducendo negoziati per definire nuove norme sull’intelligenza artificiale generativa.
Queste norme richiederanno ai servizi basati su tali tecnologie di dichiarare se durante l’addestramento del modello di generazione siano stati utilizzati testi, immagini o musica protetti da copyright. Inoltre, tali norme attribuiranno alle società la responsabilità delle potenziali violazioni dei diritti di proprietà intellettuale, anziché agli utenti stessi.
Introdotto a febbraio e reso disponibile il mese successivo, Bard era inizialmente accessibile solo a un numero limitato di utenti negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Ciò rappresentava uno svantaggio significativo rispetto a ChatGPT, che ha registrato oltre 1,8 miliardi di visite nel mese di aprile, secondo le stime di Similarweb.
Google ha entusiasmato gli utenti annunciando di voler aggiungere ben altre 40 lingue al suo chatbot Bard. Questa notizia ha suscitato un effetto “wow” tra gli utenti, poiché l’ampliamento delle lingue supportate consentirà a un pubblico ancora più vasto di sfruttare le potenzialità di Bard.
L’inclusione di queste 40 lingue promette di rendere il chatbot ancora più accessibile e utile per persone provenienti da diverse regioni e con diverse lingue madri.
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