I modelli Honda Civic prodotti tra il 2016 e il 2020 contengono vulnerabilità che consentono agli aggressori di intercettare e ritrasmettere i codici dei portachiavi.
Gli exploit di accesso senza chiave non sono una novità. Qualsiasi intruso, armato della giusta attrezzatura, può determinare il codice di blocco o sblocco e ritrasmetterlo. Il problema che stanno riscontrando alcuni veicoli Honda dimostra chiaramente che le case automobilistiche non hanno ancora adattato le loro tecnologie alle minacce note.
Il sistema Laptop, software Opensource e HackRF utilizzato
Infatti, la vulnerabilità CVE-2022-27254 è stata scoperta da quattro ricercatori: i professori Hong Liu e Ruolin Zhou dell’Università del Massachusetts, lo specialista di computer Blake Berry e Sam Curry, CSO Cybereason. Lo studio ha mostrato che i veicoli Honda Civic LX, EX, EX-L, Touring, Si e Type R prodotti tra il 2016 e il 2020 hanno questo problema.
Advertising
Per eseguire l’attacco, gli aggressori avevano bisogno solo di pochi componenti facilmente accessibili: un laptop, il kit di sviluppo GNURadio, il software ricevitore Gqrx Software-Defined Radio (SDR), l’accesso al sito Web FCCID.io e HackRF One SDR.
Il costo per questo attacco (oltre a possedere un laptop) sarebbe di soli 300 dollari, ovvero il costo di un HackRF One. Tutto il software utilizzato nell’attacco è gratuito e open source.
La pagina CVE della vulnerabilità scoperta ne menziona anche un’altra, la CVE-2019-20626. Questo problema è stato scoperto nei veicoli Honda HR-V del 2017 dal ricercatore paraguaiano di sicurezza Victor Casares e rivelato in un post del 2019.
Un problema non correlato ma simile in una Honda Civic del 2012 consente un attacco simile, ma con un problema diverso: un codice variabile senza scadenza e una contro risincronizzazione.
Si noti che il problema non riguarda solo Honda. Nel 2016, The Register ha riferito di un esperimento in cui i ricercatori hanno clonato un portachiavi Volkswagen e sono stati in grado di usarlo per sbloccare potenzialmente 100 milioni di auto.
Advertising
Secondo i ricercatori che hanno scoperto la vulnerabilità, i proprietari di veicoli non hanno molte opzioni di protezione fintanto che i produttori continuano a utilizzare codici statici. Secondo i ricercatori, i codici rotanti, che cambiano a ogni pressione di un pulsante, sono “una tecnologia di sicurezza utilizzata per fornire un nuovo codice per ogni autenticazione del sistema Remote Keyless Entry (RKE) o Passive Keyless Entry (PKE).”
I sistemi PKE, secondo i ricercatori, sono molto migliori dei sistemi RKE.
Senza fare affidamento su un telecomando per la trasmissione, l’auto stessa è costantemente alla ricerca di un telecomando RF passivo, come una chiave magnetica della porta, e una volta che è abbastanza vicino, l’auto si sblocca automaticamente. Il requisito obbligatorio che la chiave magnetica sia vicino all’auto rende un simile attacco molto più difficile.
Se sei vittima di un simile attacco, i ricercatori consigliano di andare direttamente in concessionaria e chiedere il ripristino del telecomando. E per prevenzione, metti le chiavi della tua auto in una gabbia di Faraday.
📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su Google Discover (scorri in basso e clicca segui) e su 🔔 Google News. Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram. Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici
La Redazione di Red Hot Cyber fornisce aggiornamenti quotidiani su bug, data breach e minacce globali. Ogni contenuto è validato dalla nostra community di esperti come Pietro Melillo, Massimiliano Brolli, Sandro Sana, Olivia Terragni e Stefano Gazzella.
Grazie alla sinergia con i nostri Partner leader nel settore (tra cui Accenture, CrowdStrike, Trend Micro e Fortinet), trasformiamo la complessità tecnica in consapevolezza collettiva, garantendo un'informazione accurata basata sull'analisi di fonti primarie e su una rigorosa peer-review tecnica.
Betti RHC, la prima graphic novel al mondo dedicata alla cybersecurity awareness, ha finalmente il suo sito ufficiale. Uno spazio tutto suo dove scoprire il progetto, sfogliare le copertine degli episodi e immergersi nel mondo di Betti: la giovane laureanda in informatica che, dopo la morte misteriosa del padre, si trasforma nell'hacker più potente del mondo. Una storia avvincente che, episodio dopo episodio, affronta una minaccia digitale diversa — dal phishing al ransomware, fino al cyberbullismo — e insegna a riconoscerla e a difendersi, senza che sembri mai una lezione.
Sul sito trovate tutto ciò che rende Betti un progetto diverso dal solito: la sua filosofia, le anteprime delle tavole e il racconto di come nasce ogni volume. Perché dietro Betti RHC c'è solo lavoro umano: ogni tavola è disegnata interamente a mano dagli artisti del Gruppo Arte di Red Hot Cyber, senza alcun uso di intelligenza artificiale. E a garantire che ogni storia sia realistica e tecnicamente corretta c'è la supervisione degli hacker etici del gruppo HackerHood, che mantengono il racconto fedele al mondo reale della sicurezza informatica.
C'è spazio anche per le aziende, che possono usare Betti come strumento di awareness diverso dai soliti corsi: acquistare i volumi, personalizzarli con il proprio brand o sponsorizzare nuovi episodi. E come primo regalo, l'episodio "Byte the Silence", dedicato al cyberbullismo, è scaricabile gratuitamente per uso personale.