
I computer quantistici promettono di raggiungere velocità ed efficienza irraggiungibili anche rispetto ai supercomputer più veloci di oggi. Tuttavia, la tecnologia non è stata ancora ampiamente ampliata e commercializzata, a causa della sua incapacità di auto correzione degli errori.
Tuttavia, recentemente è stato pubblicato un articolo sulla rivista Nature che dimostra il potenziale della piattaforma di calcolo quantistico di Harvard per risolvere questo importante problema, noto come correzione degli errori quantistici.
Il team di Harvard è guidato dall’esperto di ottica quantistica Mikhail Lukin. Il lavoro è frutto di una collaborazione tra Harvard, MIT e QuEra Computing con sede a Boston.
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La piattaforma di Harvard si basa su una serie di atomi freddi di rubidio.
Ogni atomo agisce come un bit o “qubit” nel mondo quantistico, eseguendo calcoli estremamente veloci. La principale innovazione del team è configurare il proprio “array atomico neutro” in modo che possa modificare dinamicamente la sua struttura durante i calcoli.
Nel nuovo articolo, il team riporta prestazioni quasi impeccabili delle loro porte a due qubit con tassi di errore estremamente bassi. Per la prima volta, gli scienziati sono riusciti a mettere insieme gli atomi con tassi di errore inferiori allo 0,5%.
Simon Evered, uno studente di Harvard, ha osservato: “Il nostro errore è ora così basso che possiamo raggruppare gli atomi in qubit logici, che avranno errori ancora più piccoli rispetto ai singoli atomi”.
Questi progressi di Harvard, insieme ad altre innovazioni, gettato le basi per algoritmi quantistici di correzione degli errori e calcolo quantistico su larga scala. Mikhail Lukin ha sottolineato l’importanza di questo progresso: “Questi risultati aprono la porta a nuove opportunità nel campo dell’informatica quantistica scalabile. Si prospettano tempi entusiasmanti per l’intero campo”.
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