La linea sottile che divide Hacktivismo e Vandalismo.


Nel dicembre 1998, un gruppo di hacker con sede negli Stati Uniti chiamato Legions of the Underground, dichiarò guerra informatica all'Iraq e alla Cina e si preparò a protestare contro le violazioni dei diritti umani in quei paesi, interrompendo il loro accesso a Internet.


Circa una settimana dopo, una coalizione di gruppi hacker tra cui Cult of the Dead Cow (cDc), L0pht, Chaos Computer Club in Germania e riviste hacker quali 2600 e Phrack, rilasciarono una dichiarazione in cui condannarono apertamente quanto fatto dai Legions of the Underground.



"Noi ci opponiamo fermamente a qualsiasi tentativo di utilizzare il potere dell'hacking per minacciare di distruggere l'infrastruttura informatica di un Paese, per qualsiasi motivo"

si leggeva nel comunicato.

"Non si può legittimamente questo sperando di migliorare il libero accesso alle informazioni disabilitando le reti di un paese".

Legions of the Underground fece marcia indietro, ma una linea di demarcazione tra lecito ed illecito era stata oltrepassata.



Anonymous iniziò ad effettuare deface dei siti Web e colpire i servizi con attacchi DDoS (Distributed Denial of Service) bubando i dati, apparentemente per promuovere le loro campagne per la libertà di Internet e dei diritti umani.


L'ex "evangelista dell'hacktivismo" dei Cult of the Dead Cow (cDc), Oxblood Ruffin, disse che questo non era il modo di comportarsi di un vero attivista informatico.