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La sindrome di Asperger. Tra hacker, artisti, geni e scienziati. (seconda puntata)

Autore: Daniela Farina
Data Pubblicazione: 22/12/2021

Come abbiamo visto nella prima puntata, la sindrome di Asperger è un disturbo dello spettro autistico che comporta la compromissione delle interazioni sociali e diversi studi hanno evidenziato che la sindrome di Asperger è molto più diffusa dell’autismo classico.

Ma quali sono le cause della sindrome di Asperger?

La scienza sta ancora indagando e si ipotizza una multifattorialità. Non conoscendo le cause non si può prevenire ma è importante garantire una diagnosi precoce corretta che porti ad un adeguamento psicoeducativo.

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Per fare le diagnosi non ci sono esami medici strumentali, ma osservazioni cliniche: gli strumenti che si usano di più sono l’ADOS, la RAADS-R e altri test. Molto importante è il ruolo dei genitori e l’intervista fatta a loro ossia l’ADI. Siamo ancora lontani da un mondo pienamente inclusivo e se cercare un lavoro non è facile per nessuno, per le persone nel cosiddetto “spettro autistico”, cioè con un qualche tipo di disturbo del neuro-sviluppo – che solitamente coinvolge linguaggio, comunicazione, interazione sociale – ancora meno.

Eppure le persone ASD (acronimo inglese che sta per “Autism Spectrum Disorder”) non sono propriamente “disabili”. Sono “neurodivergenti”: hanno un cervello che funziona in maniera differente. Non per forza peggio, anzi, in alcuni casi e campi molto ma molto meglio!

Ma chi sono i personaggi famosi che ne sono stati affetti?

Di personaggi famosi affetti dalla sindrome di Asperger ce ne sono una infinità.

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Isaac Newton ,Albert Einstein, Wolfang Amadeus Mozart, Michelangelo Buonarroti, Vincent Van Gogh e poi Thomas Jefferson ,Henry Ford, Bob Dylan, Steve Jobs, Graham Bell e l’elenco potrebbe essere lunghissimo.

A tal proposito anche RHC descrive mirabilmente alcuni tra i più famosi hacker, affetti da tale sindrome quali Gary McKinnon, Albert Gonzalez, Julian Assange, ma fermiamoci qui e vediamo, piuttosto, come vivono gli “Aspie” (modo in cui si autodefiniscono le persone affette da Asperger) in Italia.

Chi sono gli Aspie? Vediamoli più da vicino

Intelligenti, evanescenti, affascinanti. A volte distaccati o improvvisamente immersi. Inibiti o particolari. Paralizzati nel loro pensiero immaginativo, menti che non riescono a sintonizzarsi con la mente vicina. Faticano a capire le teorie che regolano le relazioni, vanno in corto circuito di fronte alle bugie bianche. Tipicamente visti come eccentrici e particolari, la loro goffaggine ed un interesse ossessivo per argomenti spesso poco comuni, li rendono vittime e capri espiatori “ideali”

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Per tale ragione, “c’è stato un numero eccessivo di giovani con Asperger che hanno avuto problemi con la legge affermò l’esperta di autismo Rhea Paul del Child Study Center della Yale School of Medicine.”

In realtà nella comprensione di una qualità di vita degli individui con sindrome di Asperger, bisogna interpretare la loro esistenza, semplicemente, come impedita da una cecità emotivo relazionale che li costringe nel non essere capaci di dedurre la gamma completa degli stati mentali (credenze, desideri, intenzioni, immaginazione, emozioni etc) che causano le azioni.

Nel mondo del lavoro

Uno dei migliori settori che ad oggi viene identificato per un Asperger è sicuramente l’ambito Tecnologico/Informatico grazie al fatto che gli Aspie hanno delle competenze innate, quali una buona memoria, una particolare attenzione ai dettagli ed un’ottima concentrazione

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Sappiamo però da esperienze personali e non che per alcuni di loro le difficoltà maggiori si riscontrano non solo nel cercare lavoro ma soprattutto nel mantenerlo.

Una caratteristica della persona Asperger è, ad esempio, la difficoltà a gestire lo stress.

È quindi indispensabile formare gli Asperger per preparali al mondo del lavoro, viste le loro difficoltà nelle abilità sociali.

Anche gli ambienti lavorativi andrebbero preparati, in particolare per alcuni aspetti come la sensorialità.

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In sintesi, per una persona comune è difficile intuire che una persona Asperger possa aver fastidio per le luci al neon, per i rumori forti o per l’ambiente caotico ed a volte, per questo motivo, certi comportamenti potrebbero essere vissuti come snob o come particolari caratteristiche di ansia, quando invece sono qualcosa che fa parte del DNA dell’affetto di Asperger

Quale lavoro è più adatto per l’Asperger?

L’attenzione al dettaglio, la tenacia e la predisposizione ad una concentrazione prolungata, sono caratteristiche che insieme alla capacità di focalizzarsi fortemente su un obiettivo risultano vincenti per alcuni tipi di lavoro. Pensiamo al controllo qualità, ad esempio, oppure a certi tipi di progettazione dove possono portare una visione alternativa.

Dal 2017 dopo il successo ottenuto in 32 città del mondo, il progetto di formazione/assunzione di persone con autismo e sindrome di Asperger approda anche in Italia Specialisterne esiste anche da noi e il suo primo cliente è stata proprio una delle aziende virtuose della Repubblica degli Stagisti: Everis. La multinazionale spagnola già aveva avviato una collaborazione con Specialisterne nella sua sede di Barcellona per poi estenderla anche alla filiale italiana

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Il lavoro di Specialisterne consiste nel selezionare e formare «consulenti qualificati in ambito digitali, IT ed amministrativi come ad esempio software testing, programmazione software, gestione di dati».

L‘idea alla base di Specialisterne si legge sul sito «vuole dimostrare come le persone con autismo e condizioni simili possano contribuire in modo prezioso e sostanziale al mercato del lavoro, una volta ricevuti la comprensione e il sostegno necessari per eccellere».

Conclusione

La qualità di vita sarà migliore se nella relazione con un bambino, adolescente , adulto Asperger, il binario sarà a due vie.

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Empatia da una parte e dall’altra, reciprocità emotiva da una parte e dall’ altra.

Altrimenti si crea la frattura e la distanza irreversibile.

La sindrome di Asperger è annoverata tra i disturbi dello spettro autistico e la sua diagnosi non è semplice per la variabilità dei sintomi e per i gradi di disabilità che comporta.

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La solidarietà sociale non basta, occorre un coordinamento in rete, un impegno costante ed un lavoro in sinergia ed in rete tra operatori, associazioni, famiglie, centri di ricerca ed istituzioni.

L’Asperger, purtroppo, non conosce cure farmacologiche ma solo comportamentali e quindi occorre circondare queste persone di un amore paziente, in quanto è l’unico che può essere loro di grande sostegno.

E poi bisogna incoraggiarli a trovare qualcosa su cui si possano applicare con costanza e disciplina, nel corso del tempo.

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Qualcosa di sano, così da non esasperare la propria sindrome, divenendo, ad esempio, dei famigerati criminali informatici.