
L’Agenzia di Stato a cui sta lavorando Gabrielli con il direttore del Dis Elisabetta Belloni ha bisogno di qualche mese per essere ultimata e limata, ma la sua base di fatto è già definita.
Sarà un soggetto pubblico, che si troverà a confrontarsi con il comparto dell’intelligente, ma con compiti distinti e avrà 2 missioni da svolgere.
Il primo è fungere da Centro di coordinamento nazionale per gli investimenti nella sicurezza cibernetica. Questo vuol dire avere un soggetto in grado di mettere in connessione aziende piccole e grandi, coinvolgendo le accademie e la ricerca, oltre a potenziare I’industria di settore rendendola resiliente alle infiltrazioni di servizi stranieri ostili. Questo è un passo avanti significativo voluto da Gabrielli e Belloni.
Fin dal governo Monti (2013) la risposta cyber dell’ltalia alle aggressioni esterne e stata demandata alla Intelligence, che però, per ovvi motivi che attengono alla sostanza democratica del Paese e a paventate derive di sorveglianza di massa, non può essere l’interlocutrice di imprese e accademie. Ecco quindi l’idea di creare un’Agenzia pubblica che permetta di essere la camera di compensazione delle numerose istanze di un mondo in perpetua e velocissima evoluzione, ovvero quello della sicurezza informatica.
Che possa dialogare, ad esempio, con realtà come Leonardo e Telecom Italia, leader nazionale nel campo cyber che ha appena chiuso un accordo con la casa farmaceutica Dompé per creare la più grande banca dati a livello europeo di sorveglianza molecolare, o Telecom Italia, per i suoi laboratori di ricerca delle vulnerabilità non documentate come il Red Team Research del quale abbiamo parlato su queste pagine che ha rilevato 50 zeroday nell’ultimo anno di lavoro.
II secondo obiettivo dell ‘Agenzia è la cyber-resilienza, ovvero la supervisione e il consolidamento del Perimetro nazionale di sicurezza cibernetica. Si tratta dell’insieme degli operatori strategici, pubblici e privati. del settore telecomunicazioni, energia, trasporti, difesa. spazio ed economia.
Del resto, con il cybersecurity Act entrato in vigore il primo giugno, abbiamo sei mesi di tempo per avviare il Centro di coordinamento. Una volta attivato. potrà attingere, come scrive il sito Formiche.net, a due fondi comunitari da 5 miliardi: Horizon Europe e Digital Europe.
“La nostra posizione fare presto e fare bene”, commenta Enrico Borghi, membro Pd del Copasir, “condividiamo I’impostazione generale che evita la sovrapposizione con il comparto intelligence e Ia pubblicità dell’Agenzia, che archivia l’impropria logica di privatizzazione del settore cyber, tentata in passato”.
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