
Dopo il primo messaggio pionieristico tra due computer nel 1969 (tra UCLA e Stanford University, del quale avevamo parlato in un precedente video), nacque la rete Arpanet.
Nel 1985, mentre in America era da poco nato il National Science Foundation Network (che mirava a creare una rete di ricerca accademica che facilitasse l’accesso dei ricercatori ai centri di supercalcolo finanziato da NSF negli Stati Uniti), anche l’Italia, come altre nazioni, si connesse alla rete Arpanet nel 1986, dopo esattamente 17 anni dalla creazione del primo nodo all’UCLA.
Precisamente il 30 aprile del 1986, 35 anni fa, grazie a dei pionieri dell’internet italiano, venne emesso il primo segnale dal Cnr di Pisa (Cnuce), che arrivò alla stazione di Roaring Creek, in Pennsylvania.
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Questi scienziati furono Stefano Trumpy (all’epoca direttore del centro Cnuce, oggi presidente onorario di Internet Society Italia), assieme a Luciano Lenzini, Antonio Blasco Bonito e Marco Sommani, ed aziende del calibro di Italcable e Telespazio, dove riuscirono nell’impresa di connettere l’Italia al futuro, attraverso la rete satellitare Satnet.
Il primo messaggio trasmesso nella rete Arpanet dal nodo italiano, era un banale messaggio di “ping”, capace di connettere l’italia alla Pennsylvania, anche se la nostra nazione fu il quarto Paese, dopo Inghilterra, Norvegia e Germania, a eseguire il collegamento.
Su questo disse Trumpy in una intervista:
“All’inizio, negli anni ’80 Internet ha trovato molte resistenze da parte delle compagnie telefoniche e più in generale in Europa, che era legata ad altri modelli di rete. Fino alla seconda metà degli anni 90 è stato così, solo quando Internet è diventato un fenomeno mondiale esplosivo, dopo il 1995, l’atteggiamento è cambiato”.
Il 23 dicembre del 1987, venne creato il primo dominio italiano, esattamente “cnuce.cnr.it”, creando il DNS italiano, gestito ancora oggi dall’Istituto di informatica e telematica del Cnr di Pisa, in delega assegnata dalla IANA, l’organismo deputato l’assegnazione degli indirizzi IP a livello internazionale e la gestione operativa dei DNS.
Un bel regalo di Natale per l’Italia, anche se pochi in quel momento sapevano esattamente di cosa si trattasse.
Subito dopo iniziarono a nascere le prime BBS italiane (Bullettin Board System), ovvero bacheche telematiche, con un pubblico molto ridotto, ma di fatto le prime community della storia.
Citiamo Galactica nel 1989, per opera di Luca De Gregorio, Davide Tomè, Lorenzo Podestà, Filippo Maraffi e Fulvio Paleari.
Fu una delle prime BBS commerciali Italiane che crebbe rapidamente fino a raggiungere le 32 linee telefoniche nel 1991.

Proprio in quell’anno, il 6 agosto del 1991, Tim Berners-Lee manda in linea il primo sito web della storia, e nasce ebone, la prima dorsale europea che per 10 anni ha collegato 27 paesi europei tra loro e con gli Stati Uniti.
Da li in poi il fenomeno di Internet divenne “irrefrenabile”.
Dopo le prime BBS, si passò ai provider a pagamento e i primi modem a basso costo, alle prime pagine dinamiche CGI e al traino dell’open source con Linux e Java e poi i linguaggi di Scripting popolari come PHP, Asp e la sfida tecnologica tra i motori di ricerca come Altavista, Yahoo e poi la vittoria di Google su tutti.
E ancora dopo i primi social, facebook, Twitter, YouTube, linkedin e il grande e-commerce fino ad arrivare ai nostri giorni con la nuova sfida del cloud e del 5g.
Cosa ci riserverà ancora Internet?
Questo possiamo intravederlo, immaginarlo, quasi toccarlo, ma quello che ci ha insegnato fino ad oggi la tecnologia, che non c’è limite all’innovazione, al genio e all’hacking (inteso, ovviamente in senso buono), pertanto … Stay Tuned!
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