
Carmelo Miano, 23 anni di Gela, si è infiltrato in alcuni dei sistemi informatici della Guardia di Finanza, del Ministero della Giustizia e di altre importanti realtà italiane. Tuttavia, la sua brillante carriera criminale è stata improvvisamente stroncata da una semplice visita su un sito pornografico.
Quella che avrebbe potuto essere una mossa insignificante, ha portato gli investigatori ad intercettarlo mentre era impegnato a consultare quel sito, monitorandolo attraverso microtelecamere piazzate nella sua postazione.

L’arresto è avvenuto nel suo appartamento alla Garbatella, trasformato in un vero e proprio centro operativo da cui Carmelo eseguiva attacchi mirati e violazioni di sistemi giudiziari e sanitari. Nel corso dell’indagine, è emerso che non si trattava di un semplice hacker dilettante, ma di un esperto di crittografia e scambio di criptovalute, con un patrimonio in bitcoin di circa sette milioni di euro che sembra non aver mai utilizzato.
Ciononostante, il denaro non era sempre il suo principale interesse. Miano puntava a violare archivi giudiziari per comprendere se lo stato stava indagando sul suo conto, ottenere credenziali riservate di amministratori di sistema e accumulare informazioni sensibili per arricchire il suo archivio personale.
Miano ha riconosciuto nell’interrogatorio le accuse a suo carico e si è dichiarato pronto a collaborare con i pubblici ministeri, offrendo ulteriori dettagli sulle incursioni informatiche che ha condotto dal 2021 fino al suo arresto, ai danni dei sistemi del Ministero della Giustizia, del Ministero dell’Interno, della Guardia di Finanza. Ha però negato con fermezza di aver causato danni ai sistemi istituzionali violati, supportando questa dichiarazione con informazioni precise e dettagliate.
Le sue capacità straordinarie erano riconosciute anche dagli investigatori, che lo hanno definito “il miglior hacker mai visto in Italia”. Nonostante ciò, il giovane, con un passato difficile segnato dal bullismo che lo aveva portato a isolarsi e rifugiarsi nel mondo informatico, non ha mai avuto contatti con ambienti della malavita organizzata o del terrorismo. Gli investigatori non escludono che con il tempo possano emergere ulteriori legami, ma al momento le indagini non hanno rilevato connessioni con organizzazioni criminali o spionaggio industriale.
Carmelo Miano si era infiltrato nei sistemi informatici della procura di Brescia e del tribunale di Gela, apparentemente per controllare lo stato di alcune denunce a suo carico per truffa e traffico di criptovalute. Tuttavia, le sue attività si erano estese ben oltre, arrivando a scardinare le difese di istituzioni nazionali e a inoltrarsi nel dark web. Era proprio in questo ambiente che Miano aveva iniziato a operare, accumulando un vasto archivio di informazioni riservate, comprese le email di magistrati e investigatori.
Nonostante la sua giovane età, Miano aveva un curriculum accademico brillante. Laureato in Ingegneria Informatica presso l’Università Unicusano, dopo aver concluso gli studi alla scuola di Roma, era stato assunto per uno stage da una società specializzata in cybersecurity. Paradossalmente, è stato proprio un errore apparentemente banale a tradirlo e portarlo all’arresto. Una leggerezza che ha permesso agli investigatori di piantare telecamere e monitorare i suoi movimenti, raccogliendo prove decisive per la sua cattura.
Oggi, Carmelo Miano si trova in isolamento nel carcere di Regina Coeli, e rischia una condanna fino a 30 anni. Tuttavia, c’è chi ipotizza che potrebbe decidere di collaborare con le autorità per ottenere sconti di pena. La sua esperienza e le sue competenze informatiche potrebbero essere messe al servizio della giustizia, forse aprendo la strada a una possibile riabilitazione nel mondo digitale che lo ha accolto sin da giovane.
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