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Vodafone Italia nel mirino degli hacker? No e risponde a RHC: “non si ha evidenza di compromissione”

Vodafone Italia nel mirino degli hacker? No e risponde a RHC: “non si ha evidenza di compromissione”

2 Marzo 2023 08:44

Recentemente, all’interno di un forum underground è comparso un post con un titolo inquietante che riportava: Vodafone.it ransomware (Warning).

Nello specifico, all’interno del post si parla di un attacco DDoS eseguito a delle infrastrutture di Vodafone Italia, dove a causa di un attacco DDoS il server ha risposto in modo “anomalo”.

Nella narrazione del criminale informatico, sembrerebbe che il server sotto pressione dall’attacco DDoS abbia risposto con degli errori SQL.

Tali errori sono stati utilizzati per generare delle stringhe SQL injection capaci di esfiltrare 1 TB di dati, dove a detta dei criminali informatici contenevano informazioni come “Nome, cognome, indirizzo e numeri di telefono dei clienti, fatture, indirizzi di fatturazione Cartelle account root e altro ancora.”

Di seguito riportiamo la traduzione del post:

Non era probabile che questo accadesse a causa dell'utilizzo di server così scadenti da parte di Vodafone e dell'utilizzo di password semplici per gli accessi nonostante tutti i profitti che stanno realizzando?

Siamo partiti da un indirizzo ip che non potevano nascondere e analizzato i pacchetti ricevuti inviati dalle porte aperte. E allo stesso tempo, periodicamente eseguiamo piccoli attacchi al server.

check-host: https://check-host.net/check-report/ec5e5b1k792

xxxxxxxxxxxxxxxx.it, 
xxxxxxxxxxxxxxxxx.it, 
xxxxxxxxxxxxxxxxxx.it, 
xxxxxxxxxxxxxxxxxxxx.it,
xxxxxxxxxxxxxxxxxxxx.it

consigliamo vivamente loro un certificato ssl perché loro stessi non usano ssl.

È ridicolo e fuorviante pensare che gli attacchi DDos chiuderanno un sito o un server (per un certo periodo di tempo) e non causeranno ulteriori danni. 

Quando il tuo host ha superato la sua larghezza di banda, ha iniziato ad inviare errori SQL e abbiamo creato delle sql injection, il risultato? 

1 TB di dati trapelati...

I criminali informatici poi proseguono riportando quanto segue, più un link TOX per poter dialogare con loro e pagare un presunto riscatto entro 72. Tale importo da pagare risulta pari a 300.000 euro.

Quindi cosa abbiamo qui?

Nome, cognome, indirizzo e numeri di telefono dei clienti
Fatture e indirizzi di fatturazione
Cartelle account root, file e sotto documenti appartenenti al server su localhost
Piani di lavoro stagionali per ogni anno 
E molto altro ancora...

A proposito, un promemoria :
ricordati di preoccuparti di più dei tuoi clienti.
Pagamento ransomware previsto : 300.000 dollari
Tempo di attesa 72 ore .
Contattaci per le prove qTox : 

Visto il post “particolare”, in quanto ci risulta difficile da inquadrare con precisione quanto è successo, abbiamo chiesto all’ufficio stampa di Vodafone un commento che ci ha risposto prontamente.

Vodafone ha riportato che dalle verifiche interne, che risultano ancora in corso, “non si ha evidenza di compromissione all’infrastruttura di Vodafone”.

Risposta dell’ufficio stampa di Vodafone alla richiesta di commento di Red Hot Cyber
Con riferimento a un presunto attacco informatico, dalle verifiche tuttora in corso, non si ha evidenza di compromissione dell’infrastruttura di Vodafone. 

In un contesto che evidenzia una crescita esponenziale degli attacchi informatici, come evidenziato anche dalla relazione annuale 2022 sulla politica dell’informazione per la sicurezza, Vodafone conduce continue e approfondite attività di monitoraggio, prevenzione e difesa delle proprie reti

Sembrerebbe che il post possa essere scam, ma ancora non è chiara la natura, dato anche che le analisi risultano ancora in corso.

RHC monitorerà l’evoluzione della vicenda in modo da pubblicare ulteriori news sul blog, qualora ci fossero novità sostanziali. Nel caso in cui l’azienda voglia fornire ulteriori dichiarazioni, come RHC rimaniamo disponibili alla pubblicazione.

Qualora ci siano persone informate sui fatti che volessero fornire informazioni in modo anonimo possono accedere utilizzare la mail crittografata del whistleblower.

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Bajram Zeqiri è un esperto di cybersecurity, cyber threat intelligence e digital forensics con oltre vent'anni di esperienza, che unisce competenze tecniche, visione strategica creare la resilienza cyber per le PMI. Fondatore di ParagonSec e collaboratore tecnico per Red Hot Cyber, opera nella delivery e progettazione di diversi servizi cyber, SOC, MDR, Incident Response, Security Architecture, Engineering e Operatività. Aiuta le PMI a trasformare la cybersecurity da un costo a leva strategica per le PMI.
Aree di competenza: Cyber threat intelligence, Incident response, Digital forensics, Malware analysis, Security architecture, SOC/MDR operations, OSINT research

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