Red Hot Cyber
Sicurezza Informatica, Notizie su Cybercrime e Analisi Vulnerabilità
51 anni, russo-israeliano e genio del crimine. il talento tecnologico non ha limiti anagrafici

51 anni, russo-israeliano e genio del crimine. il talento tecnologico non ha limiti anagrafici

18 Marzo 2025 06:43

Che siano cybercriminali responsabili di migliaia di vittime in cinque anni di attività è un fatto indiscutibile, e questo deve restare ben impresso nelle nostre menti. Tuttavia, questa storia offre molti spunti di riflessione.

Tutti avrebbero immaginato un giovane hacker di 25 anni, smanettone, occhiali spessi e curvo sul computer. E invece, questa volta, tutto esce dagli schemi: dietro il ransomware più temuto al mondo, LockBit, c’è un programmatore di 51 anni.

Il 13 marzo 2025, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ) ha annunciato l’estradizione di Rostislav Panev, cittadino russo-israeliano con doppia cittadinanza, che sarà processato per il suo ruolo di sviluppatore della banda del ransomware LockBit.

Dal 2019 al febbraio 2024, Panev avrebbe creato un malware utilizzato per aggirare i software di sicurezza, ne avrebbe facilitato la diffusione attraverso le reti e avrebbe supportato l’infrastruttura utilizzata per la distribuzione del ransomware e l’estorsione. I funzionari hanno dichiarato che Panev è stato pagato circa 230.000 dollari in criptovaluta per il suo lavoro.

Le autorità hanno arrestato Panev in Israele ad agosto del 2024, dopo che un’operazione di polizia internazionale contro l’infrastruttura di LockBit nel febbraio 2024 aveva portato alla sua estradizione. La National Crime Agency (NCA) del Regno Unito, il DOJ e il Federal Bureau of Investigation (FBI) hanno smantellato server e piattaforme fondamentali per le operazioni del gruppo. LockBit ha lanciato oltre 2.500 attacchi ransomware in 120 nazioni, di cui 1.800 negli Stati Uniti, colpendo settori come la sanità, l’istruzione, il governo e le infrastrutture critiche.

La banda ha estorto più di 500 milioni di dollari in riscatti e le vittime hanno subito ulteriori perdite legate ai tempi di inattività durante le operazioni e al ripristino.

L’arresto di Rostislav Panev, sviluppatore 51enne dietro il ransomware LockBit, manda in frantumi lo stereotipo secondo cui l’innovazione tecnologica è una prerogativa dei giovani. Spesso si pensa che chi supera i 50 anni abbia perso gli stimoli nelle attività tecnico-scientifiche o che non abbia le competenze per stare al passo con il mondo cyber, dominato da giovani talenti e hacker emergenti. Eppure, la mente dietro uno dei più devastanti ransomware della storia dimostra il contrario.

La cybercriminalità non ha età, e il caso Panev evidenzia come l’esperienza, l’adattabilità e la profonda conoscenza tecnica possano essere determinanti, anche – e soprattutto – in ambiti altamente complessi come lo sviluppo di malware avanzati. Il ransomware LockBit non è solo un software dannoso: è un’architettura criminale sofisticata, che ha colpito migliaia di vittime nel mondo, generando milioni di dollari in riscatti. Il fatto che dietro questa tecnologia ci fosse un professionista di 51 anni, e non un ventenne prodigio dell’hacking, dimostra che il valore delle competenze non si misura con l’età.

In un settore in cui spesso si sottovalutano le capacità delle generazioni più mature, il caso LockBit ci ricorda che il talento tecnologico non ha limiti anagrafici. Lo stesso vale per le professioni legate alla cybersecurity: le organizzazioni dovrebbero riconsiderare la loro percezione e dare più spazio all’esperienza, anziché cadere nel pregiudizio dell’innovazione legata solo alla giovane età.

Ti è piaciuto questo articolo? Ne stiamo discutendo nella nostra Community su LinkedIn, Facebook e Instagram. Seguici anche su Google News, per ricevere aggiornamenti quotidiani sulla sicurezza informatica o Scrivici se desideri segnalarci notizie, approfondimenti o contributi da pubblicare.

Pietro Melillo 300x300
Membro e Riferimento del gruppo di Red Hot Cyber Dark Lab, è un ingegnere Informatico specializzato in Cyber Security con una profonda passione per l’Hacking e la tecnologia, attualmente CISO di WURTH Italia, è stato responsabile dei servizi di Cyber Threat Intelligence & Dark Web analysis in IBM, svolge attività di ricerca e docenza su tematiche di Cyber Threat Intelligence presso l’Università del Sannio, come Ph.D, autore di paper scientifici e sviluppo di strumenti a supporto delle attività di cybersecurity. Dirige il Team di CTI "RHC DarkLab"
Aree di competenza: Cyber Threat Intelligence, Ransomware, Sicurezza nazionale, Formazione

Articoli in evidenza

Immagine del sitoInnovazione
Robot in cerca di carne: Quando l’AI affitta periferiche. Il tuo corpo!
Silvia Felici - 06/02/2026

L’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale ha superato una nuova, inquietante frontiera. Se fino a ieri parlavamo di algoritmi confinati dietro uno schermo, oggi ci troviamo di fronte al concetto di “Meatspace Layer”: un’infrastruttura dove le macchine non…

Immagine del sitoCybercrime
DKnife: il framework di spionaggio Cinese che manipola le reti
Pietro Melillo - 06/02/2026

Negli ultimi anni, la sicurezza delle reti ha affrontato minacce sempre più sofisticate, capaci di aggirare le difese tradizionali e di penetrare negli strati più profondi delle infrastrutture. Un’analisi recente ha portato alla luce uno…

Immagine del sitoVulnerabilità
Così tante vulnerabilità in n8n tutti in questo momento. Cosa sta succedendo?
Agostino Pellegrino - 06/02/2026

Negli ultimi tempi, la piattaforma di automazione n8n sta affrontando una serie crescente di bug di sicurezza. n8n è una piattaforma di automazione che trasforma task complessi in operazioni semplici e veloci. Con pochi click…

Immagine del sitoInnovazione
L’IA va in orbita: Qwen 3, Starcloud e l’ascesa del calcolo spaziale
Sergio Corpettini - 06/02/2026

Articolo scritto con la collaborazione di Giovanni Pollola. Per anni, “IA a bordo dei satelliti” serviva soprattutto a “ripulire” i dati: meno rumore nelle immagini e nei dati acquisiti attraverso i vari payload multisensoriali, meno…

Immagine del sitoCyber Italia
Truffe WhatsApp: “Prestami dei soldi”. Il messaggio che può svuotarti il conto
Silvia Felici - 06/02/2026

Negli ultimi giorni è stato segnalato un preoccupante aumento di truffe diffuse tramite WhatsApp dal CERT-AGID. I messaggi arrivano apparentemente da contatti conosciuti e richiedono urgentemente denaro, spesso per emergenze come spese mediche improvvise. La…