
Il Ministero della Salute ha annunciato la dismissione dell’app Immuni e della piattaforma unica nazionale per la gestione del sistema di allerta COVID-19 poco più di un mese dall’autorizzazione del Garante Privacy a continuare il trattamento relativo al Sistema di allerta COVID-19 in seguito all’acquisizione delle revisioni della valutazione d’impatto.
Ma il 31 dicembre 2022 è oramai la data di fine corsa, e potremo forse ricordare la storia di questa e delle altre app di tracciamento improvvisate dalle regioni come una lezione. O almeno, questa è la speranza.
Ebbene, dal momento che i numeri per loro intrinseca natura sono sì manipolabili, ma difficilmente mentono, si è realizzato un conclamato ed annunciato fallimento. Eppure, al disastro annunciato tutt’ora resiste lo storytelling della (ir)ragion di Stato, per cui l’app fu la migliore mai realizzata, gioiello tecnologico invidiato da chiunque, pietra dei filosofi per la salvezza dal COVID-19.
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Parole e vuota narrativa di quella retorica che ha fatto eco a un “dovere morale” invocato da alcuni per invocare lo scaricamento di un’app presentata come salvifica pur in assenza di alcun tipo di coordinamento o integrazione con un sistema per gestire efficacemente il tracciamento dei contatti.
Circa i costi, verrebbe da chiedersi il loro ammontare dal momento che a fronte di uno sviluppo gratuito ci sono state molteplici iniziative a supporto fra cui possiamo ricordare a titolo di esempio il call center nazionale unico nonché le continue ed incessanti campagne di comunicazione fra cui l’annunciata “maratona TV”. Quanto è costata l’intera opera di moral suasion?
Quanta fiducia dei cittadini nei confronti delle soluzioni digitali proposte dallo Stato è andata perduta in seguito alla poca trasparenza, alla riduzione della dignità di un cittadino al livello di un beta tester? Vogliamo dimenticare forse le reazioni di ostilità nei confronti di dubbi, critiche o contestazioni?
Ebbene, non bisogna dimenticare per apprendere un’importante lezione che tocca tematiche di protezione dei dati personali ma soprattutto il concetto di cittadinanza digitale e i pericoli derivanti da alcune “leggerezze” che se vengono realizzate da parte dello Stato si traducono in mancate tutele o compressioni irragionevoli di diritti fondamentali.
Leggendo il comunicato di dismissione, si apprende che “la App IMMUNI non sarà più disponibile negli store delle applicazioni mobile (Apple, Google, Huawei) e, sugli smartphone su cui la App è già stata installata, non funzionerà più per attivare e ricevere le notifiche di allerta di eventuale contatto stretto con altri utenti della App per le finalità del contact tracing digitale. Inoltre, l’applicazione non sarà più utilizzabile per l’acquisizione delle Certificazioni verdi COVID-19 (cd “green pass”) ma solo per conservare quelle già acquisite.”.
Insomma: per i nostalgici rimane la possibilità di impiegare l’app per conservare il Green Pass. Qui la data di fine corsa è il 30 giugno 2023, in cui cesserà l’applicazione del regolamento europeo istitutivo del c.d. Digital COVID certificate. E la speranza anche qui è che da tale storia di sproporzioni e incertezze digitali si possa uscire apprendendo qualcosa.
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