
Subito dopo Natale, avevamo riportato di un attacco informatico subito dalla Asst (Azienda socio sanitaria territoriale) di Lecco, lunedì 27 dicembre scorso. Ma da quello che riporta il giornale Il giorno di Lecco, sembrerebbe che le cose a distanza di 20 giorni dall’incidente, non stiano andando affatto bene.
Infatti, il sistema sanitario provinciale sembra che sia ancora in blocco, o meglio stia combattendo con i postumi dell’attacco informatico avvenuto dopo Natale. I sistemi per la trasmissione delle immagini delle lastre effettuate in Radiologia al San Leopoldo Mandic di Merate e la stampa dei relativi referti risultano ancora “offline”, anche per la comunicazione del responso dei tamponi a cui vengono sottoposti tutti i pazienti da ricoverare.
Tutto questo sembra sia iniziato quando in data 13 di gennaio (lunedì scorso), i tecnici in un intervento programmato, hanno iniziato il riavvio dei server. In tale intervento di manutenzione della durata di circa un’ora, qualcosa non è andato nel verso giusto, in quanto si è verificato un blackout, come conseguenza dell’attacco informatico iniziale.
“Lunedì abbiamo avuto problemi per lavori sulla rete che hanno ritardato la refertazione dei tamponi sebbene ci siamo quasi rimessi in pari. Ci sono stati inoltre problemi sui dispositivi della Radiologia dell’ospedale di Merate”.
Ha fatto sapere la ASST.
A farne le spese sono stati come sempre i pazienti, soprattutto quelli che erano al Pronto Soccorso del San Leololdo Mandic, in quanto il sistema non permetteva di formulare e ottenere diagnosi attendibili, sia per quanto riguarda le radiografie sia per quanto riguarda i tamponi.
Nel mentre la Polizia Postale sta acquisendo informazioni per individuare i colpevoli e non si esclude la possibilità di un “insider” che abbia inserito all’interno della rete un malware con un supporto removibile.
Dalle notizie che circolano in rete (anche se non ancora confermate da RHC), sembra che siano già in vendita nel Dark Web dei documenti sensili sia dei dipendenti che dei pazienti dell’ospedale, in modo del tutto simile a quanto è accaduto per la ULSS6 di Padova.
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