
Negli ultimi tempi, un nuovo fronte di attacchi informatici sta seminando il panico tra le organizzazioni che utilizzano Amazon Web Services (AWS). Un gruppo di hacker, soprannominato “Codefinger” dai ricercatori di Halcyon, ha iniziato a sfruttare gli strumenti di crittografia nativi di AWS per bloccare l’accesso ai dati conservati nei bucket S3, chiedendo poi un riscatto per ripristinarli.
L’attacco si basa sull’utilizzo della crittografia lato server con chiavi fornite dal cliente (SSE-C), una funzionalità di AWS progettata per garantire la massima sicurezza. Tuttavia, i “Codefinger” hanno trasformato questa servizio in uno strumento di imposizione:
La pressione sulle vittime viene intensificata con minacce di eliminazione dei file entro sette giorni e istruzioni dettagliate su come pagare il riscatto.
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Halcyon ha osservato due attacchi di questo tipo dall’inizio di dicembre, entrambi rivolti a sviluppatori software che utilizzano servizi nativi AWS. L’uso di SSE-C rappresenta una svolta nelle tattiche dei ransomware:
Gli esperti avvertono che questa tecnica potrebbe diventare rapidamente popolare tra altri attori malevoli, espandendo ulteriormente il panorama delle minacce nel cloud. Da anni, i bucket S3 rappresentano un obiettivo comune per i cybercriminali, spesso a causa di configurazioni errate che li rendono accessibili a chiunque su internet. Ora, con questa nuova strategia, le organizzazioni affrontano un ulteriore rischio che combina furto di credenziali, crittografia avanzata e ricatto.
AWS ha risposto rapidamente al problema, sottolineando alcune misure di sicurezza fondamentali:
La tattica dei ‘Codefinger’ segna una preoccupante evoluzione nel panorama del ransomware. L’uso di strumenti legittimi come Bitlocker di Microsoft o, come in questo caso, le funzionalità di crittografia di AWS, evidenzia quanto sofisticate e insidiose siano diventate le strategie degli attori malevoli. Le organizzazioni non possono più permettersi di ignorare queste minacce: è essenziale adottare misure preventive, formare i propri team e collaborare attivamente con i fornitori di servizi cloud per proteggere i propri dati da attacchi sempre più mirati e sofisticati.
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