Il sito del Comune di Gorizia è tornato online sebbene con funzioni limitate, fra cui – con chiara evidenza – si fa notare l’assenza di alcuna comunicazione destinata agli interessati coinvolti dalla violazione dei dati personali nonostante il tempo trascorso. Tutto ciò che si può apprendere a riguardo è un comunicato a firma del sindaco che dà notizia della riattivazione dei servizi fondamentali e il graduale ripristino del sito.
Stavolta non si può proprio dire che sia una scena da film, purtroppo. Anzi, è un fatto che non è possibile ignorare nel momento in cui si è inteso ripristinare un canale di comunicazione che avrebbe ben potuto consentire di rendere a tutti gli interessati la possibilità di accesso alle informazioni essenziali prescritte dall’art. 34 GDPR.
Advertising
Non è possibile reperire alcun punto di contatto presso cui ottenere maggiori informazioni. Addirittura, nella sezione “Privacy e note legali” del sito l’informativa (il cui agg. è del 14 dicembre 2022) sono riportati dei campi XXXXXXXXXXXXXX da compilare sia per il titolare del trattamento che per il responsabile della protezione dei dati. Chi vuol fare ironia potrebbe vederla come una singolare modalità di applicazione di una cifratura delle informazioni. Un cittadino, invece, oltre che accogliere l’invito ad essere paziente nell’attesa di aggiornamenti e confidare nella limitazione del proprio disagio nell’accesso ai servizi, potrebbe ben ritenere di essere in una situazione che desta non poche preoccupazioni.
Un interessato, infatti, non ha avuto modo di ricevere aggiornamenti che gli possano consentire di valutare la gravità del data breach occorso e di conseguenza la propria esposizione a dei rischi. Non aver comunicato quali dati personali sono stati oggetto di esfiltrazione e che adesso sono non soltanto a disposizione dei cybercriminali ma destinati ad essere anche di imminente pubblicazione comporta una situazione di sostanziale inconsapevolezza per gli interessati coinvolti dalla violazione. Non essere stati portati a conoscenza delle probabili conseguenze del data breach impedisce infatti l’adozione in autonomia di alcune misure di protezione e dunque espone a rischi e pericoli consistenti quali ad esempio phishing, furti di identità, compromissione di credenziali o password.
Allo stesso modo, l’assenza di informazioni circa le misure di mitigazione adottate e di cui si propone l’adozione non consente di comprendere quali azioni e cautele può essere possibile impiegare per contenere gli effetti negativi della violazione di sicurezza.
Il cittadino si può dire piuttosto preoccupato nel contemplare due scenari. Uno a valle, per quanto rilevato circa le conseguenze di un assordante silenzio circa le informazioni da fornire agli interessati. Un altro a monte, nel timore che l’assenza di comunicazione derivi dall’aver valutato la violazione come non “suscettibile di presentare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone fisiche” (art. 34.1 GDPR).
Si confida in un aggiornamento che possa fugare ogni dubbio e preoccupazione.
📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su Google Discover (scorri in basso e clicca segui) e su 🔔 Google News. Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram. Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici
Privacy Officer e Data Protection Officer, è Of Counsel per Area Legale. Si occupa di protezione dei dati personali e, per la gestione della sicurezza delle informazioni nelle organizzazioni, pone attenzione alle tematiche relative all’ingegneria sociale. Responsabile del comitato scientifico di Assoinfluencer, coordina le attività di ricerca, pubblicazione e divulgazione. Giornalista pubblicista, scrive su temi collegati a diritti di quarta generazione, nuove tecnologie e sicurezza delle informazioni.
Aree di competenza:Privacy, GDPR, Data Protection Officer, Legal tech, Diritti, Meme
Ritorna lunedì 18 e martedì 19 maggio la Red Hot Cyber Conference 2026, l’evento gratuito creato dalla community di Red Hot Cyber, che si terrà a Roma in Via Bari 18, presso il Teatro Italia. L’iniziativa è pensata per promuovere la cultura della sicurezza informatica, dell’innovazione digitale e della consapevolezza del rischio cyber. Rappresenta un punto di incontro tra professionisti, studenti, aziende e appassionati del settore, offrendo contenuti tecnici, workshop e momenti di confronto ad alto valore formativo.
L’edizione 2026 si svolgerà a Roma nelle giornate del 18 e 19 maggio presso il Teatro Italia e includerà attività formative, sessioni pratiche e la tradizionale Capture The Flag. L’evento è completamente gratuito, ma la partecipazione è subordinata a registrazione obbligatoria tramite i canali ufficiali, al fine di garantire una corretta organizzazione e gestione degli accessi.
Le iscrizioni saranno disponibili a partire dal 16 marzo 2026 attraverso la piattaforma Eventbrite, dove sarà possibile registrarsi ai diversi percorsi dell’evento: workshop, conferenza principale e competizione CTF. I link ufficiali di registrazione saranno pubblicati sui canali di Red Hot Cyber e costituiranno l’unico punto valido per la prenotazione dei posti all’evento.