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Continua il Caso Spyware in Italia: Un Altro Attivista  Preso Di Mira Avverte Apple

Continua il Caso Spyware in Italia: Un Altro Attivista Preso Di Mira Avverte Apple

12 Febbraio 2025 08:39

Un attivista per i diritti dei rifugiati è stato preso di mira con uno spyware sofisticato, secondo un avviso inviatogli da Apple. David Yambio, leader del gruppo Refugees in Libya, ha ricevuto la notifica il 13 novembre, in cui si segnalava che il suo iPhone era stato oggetto di un “attacco spyware mercenario”. L’avviso specificava che l’attacco era probabilmente diretto a lui per il suo ruolo o le sue attività. Yambio ha condiviso il messaggio con Reuters, esprimendo sconcerto per la sorveglianza subita, affermando di non essere un criminale e di non comprendere il motivo di tale attenzione.

Apple ha iniziato a inviare avvisi di questo tipo nel 2021, quando ha intentato una causa contro la società israeliana NSO Group, nota per lo sviluppo di spyware come Pegasus, accusandola di aver sfruttato le vulnerabilità dei dispositivi Apple per spiare utenti.

La pratica di notificare agli utenti potenziali attacchi è continuata da allora, ma le circostanze specifiche dell’avviso ricevuto da Yambio rimangono poco chiare. Apple non ha rilasciato commenti immediati sulla questione, mentre Yambio ha preferito attendere un’analisi forense del suo dispositivo prima di trarre conclusioni.


Cve Enrichment Redhotcyber

CVE Enrichment
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La vicenda di Yambio emerge nel contesto di uno scandalo politico in Italia legato all’uso presunto dello spyware Paragon per intercettare le comunicazioni di oppositori del governo. Fonti anonime hanno riferito che Paragon, presentatasi come un’alternativa più etica rispetto a NSO, avrebbe interrotto i rapporti con il governo italiano dopo le accuse di utilizzo improprio della sua tecnologia. Lo scandalo ha alimentato polemiche e dibattiti sull’uso di strumenti di sorveglianza nel paese.

In parallelo, Yambio è stato coinvolto in un altro caso controverso: il rilascio di un presunto criminale di guerra libico, Al-Tuhamy Njeem, arrestato in Italia il 19 gennaio su mandato della Corte Penale Internazionale (CPI) ma liberato due giorni dopo e rimpatriato in Libia.

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