Ed allora come facciamo?

Autore: Roberto Villani

Data Pubblicazione: 03/11/2021

E’ più o meno la risposta che ci viene sempre replicata quando assistiamo ad un attacco informatico portato ad un sistema che se pur protetto, ha visto l’ingresso del malware arrivare da un collegamento che il sistema possiede con un altro sistema. Insomma l’agente distruttivo è entrato nel sistema centrale, ed ha infettato tutto. Ed allora come facciamo, appunto?



In realtà da tempo noi qui su RHC diciamo che avere una consapevolezza dei sistemi IT o come amano chiamarla molti, cyberawareness, è importante. Nessun sistema è protetto abbastanza senza avere una consapevolezza dei legami che questi sistemi possiedono. I casi al mondo di cyber-attacchi portati sfruttando ingressi secondari o collaterali sono moltissimi, e crescono di pari passo alla protezione che i grandi sistemi si premurano di attivare, quasi sempre dopo un attacco. Insomma i “piccoli” del circuito sono più vulnerabili, perché non consapevoli della loro posizione o vulnerabilità rispetto ai “grandi”, ragion per cui questa porta, quasi sempre molto aperta, è quella maggiormente attraente da parte delle cyber gang, oggi.


I grandi gruppi industriali al mondo investono miliardi di euro per proteggere i loro sistemi – pensate che solo un grande gruppo automobilistico tedesco nel solo 2018 ha investito quasi 14 miliardi di dollari per ricerca e svilluppo nella protezione dei sistemi e dei dati, riguardo la produzione – ma un piccolo fornitore, anche solo colui che ha rapporti commerciali di poco valore con la grande azienda, come può proteggersi?



Come dicevamo la cyber-consapevolezza è il fattore più dominante per avere una buona protezione. Avere cyber-consapevolezza non è solo conoscere i tecnicismi informatici, che spesso non vengono compresi da molti lavoratori, ma significa anche evitare di diffondere informazioni riguardo il lavoro che si sta svolgendo.


Evitare di condividere informazioni riguardo la propria attività è elemento essenziale per proteggere anche il sistema più grande con cui si collabora. Abbiamo più volte accennato come questa forma di protezione, sia in realtà un compito di alta intelligence, al pari di quelle che svolgono le agenzie nazionali di sicurezza.