Ed allora come facciamo?
Red Hot Cyber
Condividi la tua difesa. Incoraggia l'eccellenza. La vera forza della cybersecurity risiede nell'effetto moltiplicatore della conoscenza.
Cerca
Crowdstriker 970×120
Fortinet 320x100px
Ed allora come facciamo?

Ed allora come facciamo?

Roberto Villani : 10 Novembre 2021 07:16

Autore: Roberto Villani
Data Pubblicazione: 03/11/2021

E’ più o meno la risposta che ci viene sempre replicata quando assistiamo ad un attacco informatico portato ad un sistema che se pur protetto, ha visto l’ingresso del malware arrivare da un collegamento che il sistema possiede con un altro sistema. Insomma l’agente distruttivo è entrato nel sistema centrale, ed ha infettato tutto. Ed allora come facciamo, appunto?


Christmas Sale

Christmas Sale -40%
𝗖𝗵𝗿𝗶𝘀𝘁𝗺𝗮𝘀 𝗦𝗮𝗹𝗲! Sconto del 𝟰𝟬% 𝘀𝘂𝗹 𝗽𝗿𝗲𝘇𝘇𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗶𝗻𝗮 del Corso "Dark Web & Cyber Threat Intelligence" in modalità E-Learning sulla nostra Academy!🚀 Fino al 𝟯𝟭 𝗱𝗶 𝗗𝗶𝗰𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲, prezzi pazzi alla Red Hot Cyber Academy. 𝗧𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗶 𝗰𝗼𝗿𝘀𝗶 𝘀𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝟰𝟬% 𝘀𝘂𝗹 𝗽𝗿𝗲𝘇𝘇𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗶𝗻𝗮.
Per beneficiare della promo sconto Christmas Sale, scrivici ad [email protected] o contattaci su Whatsapp al numero di telefono: 379 163 8765.


Supporta Red Hot Cyber attraverso: 

  1. L'acquisto del fumetto sul Cybersecurity Awareness
  2. Ascoltando i nostri Podcast
  3. Seguendo RHC su WhatsApp
  4. Seguendo RHC su Telegram
  5. Scarica gratuitamente “Byte The Silence”, il fumetto sul Cyberbullismo di Red Hot Cyber

Se ti piacciono le novità e gli articoli riportati su di Red Hot Cyber, iscriviti immediatamente alla newsletter settimanale per non perdere nessun articolo. La newsletter generalmente viene inviata ai nostri lettori ad inizio settimana, indicativamente di lunedì.

In realtà da tempo noi qui su RHC diciamo che avere una consapevolezza dei sistemi IT o come amano chiamarla molti, cyberawareness, è importante. Nessun sistema è protetto abbastanza senza avere una consapevolezza dei legami che questi sistemi possiedono. I casi al mondo di cyber-attacchi portati sfruttando ingressi secondari o collaterali sono moltissimi, e crescono di pari passo alla protezione che i grandi sistemi si premurano di attivare, quasi sempre dopo un attacco. Insomma i “piccoli” del circuito sono più vulnerabili, perché non consapevoli della loro posizione o vulnerabilità rispetto ai “grandi”, ragion per cui questa porta, quasi sempre molto aperta, è quella maggiormente attraente da parte delle cyber gang, oggi.

I grandi gruppi industriali al mondo investono miliardi di euro per proteggere i loro sistemi – pensate che solo un grande gruppo automobilistico tedesco nel solo 2018 ha investito quasi 14 miliardi di dollari per ricerca e svilluppo nella protezione dei sistemi e dei dati, riguardo la produzione – ma un piccolo fornitore, anche solo colui che ha rapporti commerciali di poco valore con la grande azienda, come può proteggersi?

Come dicevamo la cyber-consapevolezza è il fattore più dominante per avere una buona protezione. Avere cyber-consapevolezza non è solo conoscere i tecnicismi informatici, che spesso non vengono compresi da molti lavoratori, ma significa anche evitare di diffondere informazioni riguardo il lavoro che si sta svolgendo.

Evitare di condividere informazioni riguardo la propria attività è elemento essenziale per proteggere anche il sistema più grande con cui si collabora. Abbiamo più volte accennato come questa forma di protezione, sia in realtà un compito di alta intelligence, al pari di quelle che svolgono le agenzie nazionali di sicurezza.

Noi semplici lavoratori, impiegati, operai, dipendenti, siamo “veicoli” di informazioni, ed abbiamo il dovere di tutelarle. Molte aziende per implementare le loro forme di protezione, obbligano di fatto i dipendenti a sottoscrivere contratti in cui si fa precisa menzione riguardo la tutela delle informazioni, a questo obbligo però non soggiace il fornitore esterno all’azienda, che risulta quindi il punto debole della catena, ed è quello più sfruttato dalle cyber-gang. Ma se il discorso ha una dimensione per le aziende private, lo stesso non può dirsi per la PA.

Torniamo su questo tema, già ampiamente da RHC sottolineato in passato, perché ora la partita si fa più dura. Gli attacchi mirati verso i settori più deboli delle PA saranno sempre maggiori, i nostri cyber-attaccanti, sfrutteranno ogni singolo dipendente per poter entrare nei sistemi , e sopratutto sfrutteranno i momenti più delicati che i dipendenti stanno attraversando. Ogni uomo/donna impiegato nella PA, ha delle debolezze che possono essere grimaldelli per accedere a delle porte chiuse, e questo lo sanno bene i cyber-esploratori del web.

Debiti da mutui, o per investimenti errati, situazioni famigliari compromesse, semplici invidie sul luogo di lavoro, vecchi rancori mai assopiti o risolti di cui spesso facciamo menzione sui social al fine di trovare un aiuto, sono tutte ottime opportunità offerte da noi – inconsapevolmente – a questi cyber attaccanti, per poter sfruttare il “veicolo” e penetrare al’interno di un sistema più complesso da ricattare.

Dobbiamo imparare ad essere consapevoli, avere una visione d’insieme della nostra navigazione nel web, avere capacità di critica delle quantità enorme di informazioni che ci vengono “sparate” contro, per non essere poi noi stessi portatori di agenti intossicanti, o peggio virus malevoli che infettano i sistemi del nostro luogo di lavoro. Evitare di manovrare con i sistemi perché magari pensiamo di saperlo fare, senza conoscere una minima base. Non importare o scaricare files senza vederne bene l’estensione o perché quel X conoscente ci ha detto di farlo perché a lui si è rotto il PC.

Resistere alla tentazione di “sbirciare” dentro il computer di un nostro collaboratore vicino di scrivania, o lasciato acceso, magari aprendo inavvertitamente files che lui aveva intuito essere malevoli.

Ci sono esperimenti continui da parte dei ricercatori e scienziati nel mondo al fine di verificare quanto siamo “deboli” alle sollecitazioni esterne, che ci giungono da molti attaccanti. Le tecniche di elicitazione – sono almeno 8 quelle più conosciute – che vengono sfruttate dagli attaccanti, sono studiate da sempre nelle grandi aziende multinazionali, perché consapevoli degli attacchi – cyber e non – che possono essere portati ai loro dipendenti.

Apprendere queste minime accortezze, diventa il primo ostacolo che un cyber-criminale incontra e se vede che non ci riesce, lascia immediatamente il terreno di battaglia, per scegliersene un altro. Ma come pollicino spesso lascia un traccia di questo suo tentativo ed allora sfruttando questa traccia, possiamo migliorare le nostre posizioni difensive, e non dover dire più…ed allora come facciamo? Ma dire fin dal primo attacco subìto…abbiamo vinto noi, tutti insieme. Come una grande squadra.

Immagine del sitoRoberto Villani
Dilettante nel cyberspazio, perenne studente di scienze politiche, sperava di conoscere Stanley Kubrick per farsi aiutare a fotografare dove sorge il sole. Risk analysis, Intelligence e Diritto Penale sono la sua colazione da 30 anni.

Lista degli articoli

Articoli in evidenza

Immagine del sito
L’interruzione di Cloudflare del 5 dicembre 2025 dovuta alle patch su React Server. L’analisi tecnica
Di Redazione RHC - 07/12/2025

Cloudflare ha registrato un’interruzione significativa nella mattina del 5 dicembre 2025, quando alle 08:47 UTC una parte della propria infrastruttura ha iniziato a generare errori interni. L’inci...

Immagine del sito
GlobalProtect di Palo Alto Networks è sotto scansioni Attive. Abilitate la MFA!
Di Redazione RHC - 07/12/2025

Una campagna sempre più aggressiva, che punta direttamente alle infrastrutture di accesso remoto, ha spinto gli autori delle minacce a tentare di sfruttare attivamente le vulnerabilità dei portali V...

Immagine del sito
Rilasciata FreeBSD 15.0: ecco le novità e i miglioramenti della nuova versione
Di Redazione RHC - 06/12/2025

Dietro molte delle applicazioni e servizi digitali che diamo per scontati ogni giorno si cela un gigante silenzioso: FreeBSD. Conosciuto soprattutto dagli addetti ai lavori, questo sistema operativo U...

Immagine del sito
React2Shell: due ore tra la pubblicazione dell’exploit e lo sfruttamento attivo
Di Redazione RHC - 06/12/2025

Molto spesso parliamo su questo sito del fatto che la finestra tra la pubblicazione di un exploit e l’avvio di attacchi attivi si sta riducendo drasticamente. Per questo motivo diventa sempre più f...

Immagine del sito
Cloudflare dichiara guerra a Google e alle AI. 416 miliardi di richieste di bot bloccate
Di Redazione RHC - 05/12/2025

Dal 1° luglio, Cloudflare ha bloccato 416 miliardi di richieste da parte di bot di intelligenza artificiale che tentavano di estrarre contenuti dai siti web dei suoi clienti. Secondo Matthew Prince, ...