
Secondo un rapporto del Nihon Keizai Shimbun, citato dall’Agenzia di Stampa Centrale, la Cina, che un tempo veniva promossa come fulcro delle future reti di trasmissione sottomarina, sta perdendo terreno in questo settore. Queste reti, cruciali per le comunicazioni internazionali, sono considerate la spina dorsale dell’infrastruttura digitale globale. Tuttavia, entro la fine di quest’anno, la Cina avrà posato solo tre cavi sottomarini, meno della metà di quelli previsti per Singapore. Questa riduzione potrebbe influenzare negativamente anche lo sviluppo di data center sul territorio cinese.
I cavi sottomarini, infatti, supportano il 99% delle comunicazioni dati mondiali, rendendoli essenziali per l’economia digitale. Secondo i dati di TeleGeography, società di ricerca statunitense, nel 2024 verranno posati circa 140.000 chilometri di cavi sottomarini, un aumento significativo rispetto ai 5 anni precedenti. Questo riflette la crescente domanda per lo streaming audio e video, i servizi cloud e la necessità di una maggiore capacità di trasmissione dati.
Il gigante tecnologico Google, ad esempio, ha annunciato ad aprile un investimento da 1 miliardo di dollari per la costruzione di due cavi sottomarini che collegheranno Giappone, Guam e Hawaii. L’annuncio è stato fatto durante un incontro a Washington tra il primo ministro giapponese Fumio Kishida e il presidente degli Stati Uniti Joe Biden. I due leader hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, accogliendo con favore l’investimento, volto a migliorare le infrastrutture digitali tra Stati Uniti, Giappone e i paesi insulari del Pacifico.
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Dietro questo piano di investimenti, apparentemente solo economico, si cela quella che molti esperti definiscono una vera e propria “guerra fredda sottomarina” tra Stati Uniti e Cina.
Già nel 2020, l’allora presidente Donald Trump lanciò l’iniziativa “Clean Network”, volta a escludere le aziende cinesi dalle infrastrutture globali di telecomunicazioni, con l’obiettivo dichiarato di garantire la sicurezza dei dati. In quello stesso anno, il Dipartimento di Giustizia statunitense chiese a Meta (all’epoca Facebook) e Google di rivedere i loro piani per la posa di un cavo sottomarino di 13.000 chilometri tra Los Angeles e Hong Kong. Alla fine, entrambe le aziende decisero di escludere la Cina e di limitare il progetto a Taiwan e alle Filippine.
Anche la Banca Mondiale, in linea con le politiche statunitensi, ha escluso le aziende cinesi dal suo progetto di cavi sottomarini per i paesi insulari del Pacifico meridionale.
Con l’allontanamento della Cina da queste reti strategiche, si prevede che nel prossimo anno saranno posati solo tre cavi internazionali collegati a Hong Kong, mentre per il futuro non ci sono piani per ulteriori collegamenti sottomarini diretti alla Cina.
Al contrario, la domanda di trasmissione dati tra gli Stati Uniti e l’Asia continua a crescere. Entro la fine dell’anno, sono previsti 11 nuovi cavi sottomarini, di cui quattro collegheranno il Giappone e sette Singapore. Inoltre, nove cavi verranno posati verso Guam, che funge da nodo strategico tra il continente americano e il sud-est asiatico.
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