
L’umanità ha bisogno di sviluppare principi per regolare le tecnologie di intelligenza artificiale (AI), altrimenti le grandi aziende avranno l’opportunità di “hackerare” le persone.
Lo ha detto lo storico-medievale militare israeliano, professore del dipartimento di storia dell’Università Ebraica di Gerusalemme, Yuval Harari.
Come ha affermato Harari su CBS ’60 Minutes, la sofisticazione in rapida crescita della tecnologia AI potrebbe portare a una generazione di “persone hackerate”.
Per evitare ciò, il professore esorta i leader mondiali a iniziare a regolamentare l’intelligenza artificiale e la raccolta di dati da parte delle grandi società.
“Hackerare una persona significa conoscerla meglio di quanto non conosca se stesso, e sulla base di ciò, manipolarla sempre di più”
ha spiegato Harari.
Al centro del problema c’è la proliferazione di aziende tecnologiche che raccolgono enormi quantità di dati degli utenti.
Harari è preoccupato per il fatto che le persone affidano sempre più la propria privacy a privati che potrebbero non avere sempre buone intenzioni.
“Netflix ci dice cosa guardare e Amazon ci dice cosa comprare. Dopotutto, dopo 10, 20 o 30 anni, questi algoritmi possono anche dirci che università frequentare, dove lavorare, chi sposare e persino chi votare.”
Ha avvertito il professore.
Harari ha esortato i paesi a prendere sul serio la minaccia delle potenti tecnologie di intelligenza artificiale e a stabilire limiti chiari e rigorosi per garantire che i dati degli utenti non vengano utilizzati per manipolare il pubblico.
“Certo, ora siamo al punto in cui abbiamo bisogno di una cooperazione globale sul tema. Il potere esplosivo dell’intelligenza artificiale non può essere regolato solo a livello nazionale”
ha affermato Harari.
Il professore ha anche aggiunto che i dati non dovrebbero mai essere concentrati in un unico luogo, poiché questo è “un percorso diretto verso la dittatura”.
Questa è una prospettiva inquietante ma plausibile, soprattutto ora che alcune aziende tecnologiche stanno cercando di convincere gli utenti ad abbandonare completamente la realtà fisica e ad abbracciarne una virtuale che hanno creato, come ad esempio Facebook con “Meta”.
Rimane sempre uno spunto importante da tutto il mondo accademico. Per lo sviluppo etici di un mondo digitalizzato, occorre cooperazione e collaborazione.
Intanto i “gozzoni” delle big-tech della AI davvero non pensano a questo, ma solo a fare cassa e dare dividendi.
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