
Il ransomware Knight, distribuito in Italia tramite una falsa fattura, è Cyclops 2.0. Il gruppo omonimo ha rilasciato a maggio di quest’anno la nuova versione con un nuovo nome.
Stando a quanto è stato pubblicizzato, Knight è in grado di infettare sistemi Windows, Linux (incluso l’hypervisor ESXi) e MacOS.
E’ inoltre in grado di esfiltrare file dalle macchine compromesse al fine di sfruttare la classica strategia della double extortion in cui la vittima è spinta al pagamento del riscatto sia per riottenere i propri file che per non vederli pubblicati in rete.
Il modello di business del gruppo non prevede un programma di affiliazione come avviene per altri gruppi ransomware finora osservati. Il software è acquistabile da chiunque e pronto all’uso: solo il componente dedito alla cifratura dei file (il ransomware vero e proprio) viene venduto separatamente da quello atto al furto dei file (lo stealer in gergo). Non è stata infatti rilevata capacità di esfiltrazione dati nello studio del campione analizzato dal CERT-AGID.
Essendo Knight un RaaS, non è sorprendente più di tanto che sia stato diffuso tramite e-mail nella campagna ad inizio di questo mese ma rappresenta comunque una anomalia. I gruppi ransomware più strutturati sfruttano delle risorse apposite per le prime fasi dell’infezione di una vittima (RRAE – Reconnaissance, Resource, Access, Execution) oppure comprano questo servizio da attori esterni (in gergo: IAB – Initial Access Broker, nome che per estensione indica anche personale interno al gruppo stesso).
Quello che caratterizza gli IAB è l’utilizzo di malware di tipo infostealer o RAT. Ad esempio, il malware Ursnif, che conosce bene il nostro paese, si è evoluto da Banking Trojan a malware in grado di effettuare Discovery, cioè in grado di ottenere quel genere di informazioni necessarie a determinare il valore della vittima per, si presume, poi operare come IAB.
Ricevere un ransomware per e-mail è quindi piuttosto insolito: il gruppo Knight però non ha IAB o risorse per ottenere un accesso iniziale ed il suo modello d’impresa si basa sul ricevere delle commissioni sull’operato di altri criminali che comprano e veicolano il loro ransomware come meglio desiderano.
È quindi ipotizzabile che attori opportunistici, senza grandi capacità tecniche, tentino la fortuna inviando Knight a quanti più account e-mail possibili.
Le realtà della “macro-cibercriminalità”, caratterizzata da attori persistenti ed avanzati, e quella della “micro-cibercriminalità”, dove gli attori sono opportunistici, si confondono e solo il tempo potrà dire se una nuova campagna ransomware massiva si ripeterà o rimarrà un fenomeno isolato.
Rimane quindi fondamentale l’analisi dei fenomeni ransomware e, più in generale, dei malware (visto che non è possibile scindere completamente i due aspetti) per determinare un quadro più completo delle singole minacce. L’attribuzione e la previsione delle campagne malware sono attività la cui complessità è molto variegata e che richiedono un bagaglio di capacità e risorse non indifferenti, al momento non troppo disponbili.
Le prime fasi dell’infezione sono descritte in dettaglio nell’articolo pubblicato ad inizio mese dal CERT-AgID. Il click su uno dei collegamenti presenti nello ZIP non porta però all’avvio immediato del malware che invece viene diffuso tramite il packer IDAT loader, che ha lo scopo di evitare il rilevamento da parte degli EDR (grazie a Nunzio e Cyb3rWhiteSnake per averci indicato il nome di questo packer).
Questo packer è caratteristico nel suo genere per una serie di TTP peculiari di cui si riportano qui in seguito le caratteristiche principali:
IDAT (da cui il nome) sono i byte del BLOB.Lo stadio finale del packer estrae ed esegue il ransomware Knight in memoria.
Il resto dell’analisi svolta dal CERT-AgID potete trovala nel loro sito.
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