
Doveva essere oggi primo dicembre il giorno del cambio della mail del Ministero dell’istruzione e del merito, ma slittato di ulteriori 2 settimane in avanti ovvero il 14 dicembre.

Il Ministero dell’istruzione e del merito continua la sua opportuna campagna di informazione e comunicazione in vista della migrazione del servizio di posta elettronica che sta avvenendo in questi giorni.
Ne parlammo recentemente, ma viene ricordato agli utenti dal ministero di prestare attenzione al cambio del sotto dominio con la seguente comunicazione:
Gentile utente,
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come anticipato nella precedente comunicazione, stiamo migrando le vecchie caselle di posta elettronica sul dominio @scuola.istruzione.it.
Dal 1 dicembre 2023 il nuovo indirizzo e-mail sarà aggiornato automaticamente all’interno del sistema informativo del Ministero dell’istruzione e del merito.
I messaggi e i contatti presenti nella vecchia casella @posta.istruzione.it non saranno migrati automaticamente nella nuova per ragioni di privacy, la invitiamo pertanto a salvare quelli importanti entro il 7 dicembre 2023, data di disattivazione della vecchia casella.
Una volta che avrà attivato la nuova casella di posta, le ricordiamo di aggiornare eventuali registrazioni su siti non ministeriali (es: gestori dell’identità SPID, NoiPA, etc.) con il nuovo indirizzo al fine di continuare ad accedere.
Per tutte le informazioni potrà consultare la pagina web https://www.istruzione.it/nuova-peo.
Per le richieste di assistenza è disponibile dal lunedì al venerdì dalle 8:30 alle ore 18:00 il numero telefonico 080 9267630.
Cordiali saluti.
Nella comunicazione però sorprende il ripresentarsi di un dettaglio che potrebbe essere banale ma imbarazzante sotto l’aspetto di coordinamento e cooperazione interministeriale.
Viene nuovamente ricordato di aggiornare l’indirizzo e-mail recante il nuovo dominio di terzo livello (@scuola.istruzione.it) anche su siti non ministeriali, facendo l’esempio di NoiPA.

NoiPA è un portale del Dipartimento dell’Amministrazione Generale del Personale e dei Servizi (Ministero dell’Economia e delle Finanze) per la gestione degli stipendi ed altri servizi accessori per il personale della Pubblica Amministrazione, compresi quelli del Ministero dell’istruzione e del merito.
In sostanza, l’oltre milione di dipendenti dovrebbe aggiornare manualmente il proprio indirizzo e-mail, ove fosse stato utilizzato l’indirizzo di posta elettronica istituzionale (@posta.istruzione.it), in tutti i siti ministeriali non afferenti direttamente al Ministero dell’istruzione e del merito.
C’è da prevedere con facilità che in molti dimenticheranno di farlo e che bisognerà provvedere a dare assistenza ai singoli casi nel tempo, con un inutile carico di lavoro per i reparti assistenza dei vari ministeri coinvolti.
Un’attività di banale sinergia, comunicazione e coordinamento tra il Ministero dell’istruzione e del merito e tutti gli altri ministeri, dipartimenti esistenti potrebbe annullare sul nascere questo problema futuro. Ogni ministero e dipartimento potrebbe aggiornare i propri database aggiornando dove necessario la radice degli indirizzi e-mail “posta.istruzione.it” a “scuola.istruzione.it”, ciò con un’unica ed efficiente attività di revisione sui rispettivi sistemi, riducendo per altro eventuali sovraccarichi temporanei di attività, inutili dispendi di energia elettrica dei sistemi, data la quantità degli account coinvolti.
È giusto ricordare che gli account e-mail istituzionali ed aziendali debbano essere utilizzati solo per finalità strettamente lavorative ed utilizzare servizi di posta elettronica differenti per tutte le necessità di vita privata. Questo, oltre ad essere opportuno (anche per non occupare impropriamente spazio “riservato”) e previsto da molte linee guida d’utilizzo aziendali, è un modo efficace per compartimentare e ridurre il rischio d’attacco informatico, sia per l’ambito aziendale che privato.
Sorge il dubbio che il cambio di dominio di terzo livello sia stato effettuato anche per opportunità, permettendo la discontinuità e quindi l’interruzione di messaggi SPAM, spesso ricevuti come effetto di un utilizzo poco consono e cosciente della posta elettronica in generale, dei data breach, dell’iscrizione ad inutili e dimenticate newsletter che nel tempo hanno prodotto solo cumuli di inutilissimi Petabyte.
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