Red Hot Cyber
Sicurezza Informatica, Notizie su Cybercrime e Analisi Vulnerabilità
Akira ransomware: la nuova minaccia che usa le webcam come porte d’ingresso

Akira ransomware: la nuova minaccia che usa le webcam come porte d’ingresso

7 Marzo 2025 16:55

Akira rappresenta una delle più recenti minacce ransomware in grado di aggirare i tradizionali strumenti di difesa delle organizzazioni. Un recente caso analizzato dal team di S-RM ha evidenziato come questo gruppo abbia utilizzato una webcam non protetta per distribuire il proprio payload, eludendo le difese di un sistema EDR (Endpoint Detection and Response). 

Catena di attacco

Il modus operandi iniziale

L’attacco ha avuto inizio con la compromissione della rete della vittima attraverso una soluzione di accesso remoto esposta a internet. Dopo l’accesso, Akira ha implementato AnyDesk.exe, uno strumento di gestione remota, per mantenere il controllo dell’ambiente e procedere con l’esfiltrazione dei dati.

Durante la fase avanzata dell’attacco, gli aggressori hanno utilizzato il protocollo RDP (Remote Desktop Protocol) per spostarsi lateralmente all’interno della rete. Hanno poi tentato di distribuire il ransomware su un server Windows inviando un file ZIP protetto da password contenente l’eseguibile dannoso. Tuttavia, l’EDR implementato dall’organizzazione ha rilevato e bloccato la minaccia prima che potesse essere eseguita.

Il pivot sulla webcam

Dopo aver realizzato che l’EDR ostacolava la diffusione del ransomware, gli attaccanti hanno modificato la loro strategia. Un’analisi della rete interna ha rivelato la presenza di dispositivi IoT vulnerabili, tra cui webcam e scanner biometrici. In particolare, una webcam risultava esposta con le seguenti criticità:

  • Presenza di vulnerabilità critiche che consentivano l’accesso remoto e l’esecuzione di comandi.
  • Sistema operativo basato su Linux, compatibile con la variante ransomware per Linux di Akira.
  • Assenza di protezione da parte dell’EDR o di altri strumenti di sicurezza.

Gli attaccanti hanno quindi utilizzato la webcam compromessa come punto di ingresso per distribuire il ransomware sulla rete della vittima. Il traffico SMB (Server Message Block) generato dal dispositivo per trasmettere il payload è passato inosservato, permettendo ad Akira di cifrare con successo i file sui sistemi aziendali.

Lessons learned

L’incidente ha messo in evidenza tre aspetti cruciali della sicurezza informatica:

  1. Priorità nelle patch: Le strategie di gestione delle patch spesso si concentrano sui sistemi critici per il business, tralasciando dispositivi IoT che possono diventare punti di ingresso per gli attaccanti.
  2. Evoluzione degli attaccanti: Akira ha dimostrato una notevole capacità di adattamento, passando da implementazioni in Rust a versioni in C++ e supportando sia ambienti Windows che Linux.
  3. Limitazioni dell’EDR: L’EDR è uno strumento essenziale, ma la sua efficacia dipende dalla copertura, dalla configurazione e dal monitoraggio continuo. Dispositivi IoT spesso non sono compatibili con EDR, rendendoli vulnerabili agli attacchi.

Contromisure di sicurezza

Per mitigare minacce simili, le organizzazioni dovrebbero adottare le seguenti misure:

  • Segmentazione della rete: Gli IoT dovrebbero essere isolati dai server e dai sistemi critici, limitando la loro connettività a porte e indirizzi IP specifici.
  • Audit della rete interna: Controlli regolari sui dispositivi connessi possono identificare vulnerabilità e dispositivi non autorizzati.
  • Gestione delle patch e delle credenziali: Aggiornare regolarmente il firmware dei dispositivi e sostituire le password di default con credenziali robuste.
  • Spegnere i dispositivi non in uso: Se un dispositivo IoT non è necessario, dovrebbe essere disattivato per ridurre la superficie d’attacco.

Conclusioni

Il caso Akira evidenzia come gli attori delle minacce siano in grado di aggirare le misure di sicurezza tradizionali sfruttando punti deboli spesso trascurati, come i dispositivi IoT. Un’adeguata strategia di sicurezza che includa segmentazione di rete, monitoraggio continuo e aggiornamenti costanti è essenziale per ridurre il rischio di attacchi di questo tipo.

Ti è piaciuto questo articolo? Ne stiamo discutendo nella nostra Community su LinkedIn, Facebook e Instagram. Seguici anche su Google News, per ricevere aggiornamenti quotidiani sulla sicurezza informatica o Scrivici se desideri segnalarci notizie, approfondimenti o contributi da pubblicare.

Pietro Melillo 300x300
Membro e Riferimento del gruppo di Red Hot Cyber Dark Lab, è un ingegnere Informatico specializzato in Cyber Security con una profonda passione per l’Hacking e la tecnologia, attualmente CISO di WURTH Italia, è stato responsabile dei servizi di Cyber Threat Intelligence & Dark Web analysis in IBM, svolge attività di ricerca e docenza su tematiche di Cyber Threat Intelligence presso l’Università del Sannio, come Ph.D, autore di paper scientifici e sviluppo di strumenti a supporto delle attività di cybersecurity. Dirige il Team di CTI "RHC DarkLab"
Aree di competenza: Cyber Threat Intelligence, Ransomware, Sicurezza nazionale, Formazione

Articoli in evidenza

Immagine del sitoDiritti
La governance dei flussi di dati tra Direttiva NIS 2 e responsabilità penale omissiva
Paolo Galdieri - 03/02/2026

Dopo aver analizzato nei precedenti contributi il perimetro dei reati informatici e i rischi legati alle manovre di difesa attiva, è necessario compiere un ultimo passo verso la comprensione della cybersecurity moderna ovvero il passaggio…

Immagine del sitoCyber Italia
Formazione avanzata in OSINT: la Polizia Postale rafforza le indagini nel cyberspazio
Massimiliano Brolli - 03/02/2026

Si è concluso la scora settimana, presso la Scuola Allievi Agenti della Polizia di Stato di Vibo Valentia, il corso di formazione specialistica in OSINT – Open Source Intelligence, rivolto agli operatori della Polizia Postale.…

Immagine del sitoCyber Italia
Aggiornamento attacco hacker della Sapienza. Il comunicato agli studenti dal prorettore
Redazione RHC - 02/02/2026

Poco fa, l’Università La Sapienza intorno alle 12:28 ha confermato di essere stata vittima di un attacco informatico che ha costretto al blocco temporaneo di tutti i sistemi digitali dell’ateneo. A darne informazione è il…

Immagine del sitoCybercrime
31,4 Tbps: quando il DDoS diventa “meteo” e l’IoT fa da grandine
Sandro Sana - 02/02/2026

Se vi state chiedendo quanto sia grande 31,4 terabit al secondo, la risposta pratica è: abbastanza da far sembrare “un problema di rete” quello che in realtà è un problema di ecosistema. Perché il punto…

Immagine del sitoCyber Italia
Sapienza paralizzata da un attacco hacker: perché l’università ha spento tutto
Redazione RHC - 02/02/2026

La mattina di lunedì 2 febbraio si è aperta con una notizia inattesa per studenti, docenti e personale della Sapienza Università di Roma. I principali servizi digitali dell’ateneo sono risultati improvvisamente irraggiungibili, generando incertezza e…