
L’autorità di controllo francese, CNIL, sta per avanzare una sanzione da 170 milioni di euro nei confronti di Amazon France Logistic per violazione del GDPR nell’attività di sorveglianza dei dipendenti. Questo è quanto è stato possibile apprendere da una notizia diffusa su LinkedIn, e confermata su X.

Stando alle parole riportate dall’autore, nell’udienza ristretta all’esito di 4 anni di istruttoria è stata contestata l’attività di monitoraggio degli operatori di magazzino, svolta attraverso un impiego persistente e massivo dei dati personali dei lavoratori tramite delle rilevazioni in tempo reale.
Nello specifico, gli indicatori di performance attenzionati da parte di CNIL sono stati due: mitragliatrice, ovverosia un trigger che si attiva nel momento in cui il dipendente mette via un oggetto in meno di 1,25 secondi; tempo di inattività, che si attiva nel momento in cui il dipendente non mette via alcun oggetto per 10 minuti.
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Nonostante la difesa di Amazon affermi che i dati sono impiegati per la pianificazione di attività, CNIL ha comunque anticipato di voler procedere verso una sanzione in quanto l’attività di trattamento non risulta proporzionata rispetto agli scopi dichiarati sia per il volume di dati generati che per le modalità di svolgimento.
Sotto un profilo sostanziale è stato valutato come un monitoraggio persistente di performance peraltro idoneo a generare un impatto negativo nei confronti della salute fisica e mentale lavoratori.
Per il computo del quantum sanzionatorio di 170 milioni di euro CNIL ha infine preso in considerazione il fatturato della controllante Amazon e non quello della sola Amazon France Logistique.
Stando alle difese presentate dei legali di Amazon, ad ogni modo, le informazioni raccolte sono strettamente pertinenti e necessarie per le operazioni di gestione dei centri di distribuzione e le informazioni apprese da parte dell’autorità di controllo non sono relative agli stabilimenti francesi bensì alla gestione degli stabilimenti statunitensi.
Per la risoluzione di tale controversia vicenda, non si può che attendere la decisione a riguardo che di certo non tarderà ad arrivare e che, in ogni caso, saprà far discutere.
E speriamo che nelle discussioni si possano seguire un po’ meno i tecnoentusiasmi e si badi più all’esigenza di provvedere alla protezione dei diritti fondamentali. Magari, anche al di fuori della bolla di chi si occupa di data protection.
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