
L’Australian Signals Directorate (ASD) ha lanciato un nuovo allarme sulla crescente attività di gruppi di hacker sponsorizzati dal Partito Comunista Cinese, accusati di condurre operazioni di spionaggio digitale e di furto di dati sensibili contro istituzioni australiane.
Il Cyber Threat Report 2024-2025, pubblicato martedì, evidenzia che nel corso dell’ultimo anno l’ASD ha gestito 1.200 incidenti di sicurezza informatica, segnando un aumento dell’11% rispetto all’anno precedente.
Il documento attribuisce buona parte delle intrusioni al gruppo APT40, collegato al Ministero della Sicurezza dello Stato (MSS) cinese. Il collettivo sarebbe coinvolto in campagne di infiltrazione mirate a raccogliere informazioni strategiche da reti governative, infrastrutture critiche e agenzie di difesa australiane.
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Secondo il rapporto, APT40 ha messo in atto “operazioni malevole” contro reti nazionali e regionali di interesse strategico per la Cina, sfruttando router domestici e di piccoli uffici (SOHO) infetti per creare botnet difficili da individuare. Il traffico dannoso verrebbe così mascherato tra quello legittimo dei proprietari dei dispositivi, rendendo complessa l’attività di difesa.
Le indagini dell’ASD rivelano inoltre che, una volta ottenuto l’accesso iniziale, il gruppo tende ad abbandonare i malware tradizionali, preferendo utilizzare credenziali rubate per impersonare utenti legittimi e mantenere l’accesso alle reti compromesse. Questo approccio consente agli hacker di operare per lunghi periodi senza essere scoperti.
Il vice primo ministro e ministro della Difesa Richard Marles ha sottolineato che il rapporto dell’ASD “descrive un panorama di minacce sempre più complesso”, ricordando che “lo spionaggio informatico e la criminalità digitale rappresentano ormai una minaccia concreta per i servizi essenziali del Paese”.
Marles ha ribadito l’urgenza di una cooperazione stretta tra governo e industria privata per rafforzare la resilienza digitale nazionale: “Solo unendo le forze possiamo proteggere le arterie informatiche dell’economia australiana”.
In una dichiarazione congiunta, il ministro per la Sicurezza informatica Tony Burke e il Dipartimento federale degli Affari Interni hanno aggiunto che i cittadini restano un elemento chiave della difesa digitale del Paese.
“Anche azioni semplici come aggiornare regolarmente i software, usare passphrase complesse e abilitare l’autenticazione a più fattori possono ridurre drasticamente il rischio di attacchi”, ha affermato Burke, ricordando che la maggior parte degli incidenti è prevenibile.
Il Cyber Threat Report rivela che nel periodo 2024-2025 l’Australian Cyber Security Centre (ACSC) ha ricevuto 84.700 segnalazioni di reati informatici, pari a una ogni sei minuti.
La frode d’identità è risultata il crimine digitale più frequente, con un incremento annuo dell’8%.
Nel corso dell’anno, la Cyber Security Hotline ha gestito oltre 42.500 chiamate, con un aumento del 16% rispetto all’anno precedente, registrando una media di 116 richieste giornaliere.
Le perdite economiche dovute agli attacchi informatici sono cresciute in modo significativo.
Le vittime individuali hanno subito perdite medie di 33.000 dollari australiani (+8%), mentre le aziende hanno registrato un aumento del 50%, raggiungendo 80.850 dollari australiani per incidente.
L’ASD ha inoltre segnalato che circa l’11% degli incidenti gestiti ha riguardato attacchi ransomware, mentre gli attacchi DoS/DDoS hanno superato quota 200, con un incremento del 280% rispetto al 2023-2024.
La pubblicazione del rapporto arriva pochi giorni dopo la diffusione sul dark web dei dati di 5,7 milioni di clienti Qantas, sottratti da hacker ignoti.
Le informazioni compromesse includevano nomi, indirizzi, contatti telefonici, e-mail, date di nascita e dettagli dei frequent flyer, oltre a indirizzi di casa e preferenze alimentari.
La compagnia aerea australiana ha annunciato l’attivazione di una hotline di supporto 24 ore su 24 e la messa a disposizione di consulenze per la protezione dell’identità dei clienti colpiti.
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