
Nel panorama sempre più complesso delle cyber minacce, il 2024 ha visto l’emergere di un nuovo ransomware denominato Fog Ransomware, che ha cominciato a diffondersi nella primavera di quest’anno. Questo malware sta destando particolare preoccupazione per la sua sofisticazione e per le metodologie avanzate di attacco. Scoperto inizialmente negli Stati Uniti, ha colpito principalmente il settore educativo, sebbene siano stati registrati attacchi anche nei settori dei viaggi, finanziario e manifatturiero. Gli operatori di Fog Ransomware, ancora non identificati, sembrano spinti da motivazioni economiche e adottano tecniche di doppia estorsione, aumentando così la pressione sulle vittime per il pagamento del riscatto.
Il primo punto d’accesso sfruttato da Fog Ransomware è spesso rappresentato dalle credenziali VPN compromesse. Recentemente, i criminali informatici dietro Fog hanno dimostrato di sfruttare una vulnerabilità nota su SonicOS (l’interfaccia di gestione dei dispositivi SonicWall), identificata come CVE-2024-40766. Questa falla di sicurezza, presente nei dispositivi non aggiornati, permette agli attaccanti di ottenere un accesso privilegiato alla rete, dando inizio alla catena di attacco. In molti casi, gli attaccanti approfittano anche della vulnerabilità CVE-2024-40711 su Veeam Backup & Replication, sfruttando una falla che potrebbe consentire l’esecuzione di codice remoto, amplificando così le possibilità di compromissione delle reti aziendali.
Secondo i ricercatori di Arctic Wolf, almeno 30 intrusioni relative agli account VPN SonicWall sono state condotte con l’ausilio di Akira e Fog ransomware, suggerendo una possibile collaborazione o sovrapposizione di infrastruttura tra i due gruppi. Gli esperti di Sophos hanno inoltre trovato indizi che collegano le infrastrutture utilizzate dagli operatori di Akira e Fog, evidenziando la crescente professionalizzazione e interconnessione tra i vari attori del cybercrimine.
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Una volta ottenuto l’accesso, Fog Ransomware procede con rapidità all’encryption dei file. Gli attaccanti implementano attacchi “pass-the-hash” per ottenere privilegi elevati e disabilitare i software di sicurezza. L’eliminazione delle copie shadow tramite il comando vssadmin.exe e la disattivazione di servizi come Windows Defender rientrano tra le prime azioni eseguite dagli operatori. Anche i sistemi VMware ESXi sono bersagli di questo ransomware: i file con estensione ‘.vmdk’, contenenti dati critici delle macchine virtuali, vengono crittografati, interrompendo i servizi e causando gravi interruzioni delle attività aziendali.
Per mappare l’ambiente e ottenere informazioni utili, gli operatori di Fog Ransomware utilizzano strumenti di riconoscimento come Advanced Port Scanner, NLTest e AdFind, che consentono loro di raccogliere dati sui sistemi e sui servizi presenti nella rete. Per garantire la persistenza nella rete, il malware crea nuovi account utente e utilizza reverse SSH shells. Inoltre, l’uso di Metasploit e PsExec permette agli attaccanti di eseguire attività di enumerazione e di mantenere l’accesso all’interno dell’ambiente compromesso.
Nella fase finale dell’attacco, Fog Ransomware esegue l’esfiltrazione dei dati, caricando i file rubati sul servizio di archiviazione MEGA, spesso impiegato per memorizzare le informazioni esfiltrate. I file dei sistemi crittografati assumono l’estensione ‘.FOG’ o ‘.FLOCKED’, e una nota di riscatto viene inserita in ogni directory interessata dall’encryption. Questa nota avvisa la vittima dell’attacco, specificando le richieste degli attaccanti, minacciando la divulgazione dei dati sensibili qualora il riscatto non venga pagato.
La doppia estorsione, metodo ormai comune tra i ransomware moderni, rappresenta una tecnica di pressione psicologica: se la vittima rifiuta di pagare, non solo si trova impossibilitata a recuperare i dati crittografati, ma rischia anche la diffusione pubblica di informazioni riservate, compromettendo così la reputazione aziendale.
Per proteggersi da Fog Ransomware, le organizzazioni dovrebbero attuare misure preventive e di monitoraggio costante. Le raccomandazioni principali includono:
L’emergere di Fog Ransomware sottolinea ancora una volta la necessità per le organizzazioni di mantenere un alto livello di vigilanza e di rafforzare le proprie difese. Con l’aumento delle interconnessioni tra diversi attori cybercriminali e l’adozione di metodi avanzati di estorsione, è fondamentale rimanere aggiornati sulle nuove minacce e implementare protocolli di sicurezza solidi e aggiornati.
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