Secondo quanto riportato guancha.cn e da altri media, Louis Vuitton ha recentemente inviato una comunicazione ai propri clienti per informarli di una fuga di dati che ha interessato circa 420.000 clienti a Hong Kong. I dati trapelati comprendono nomi, numeri di passaporto, date di nascita, indirizzi, indirizzi email, numeri di telefono, registri degli acquisti e preferenze sui prodotti. Louis Vuitton Hong Kong (LVHK) ha specificato che non sono stati coinvolti dati relativi ai pagamenti e ha dichiarato di aver notificato tempestivamente l’accaduto sia alle autorità competenti sia ai clienti interessati.
A seguito dell’incidente, l’Ufficio del Commissario per la privacy dei dati personali di Hong Kong ha comunicato di aver avviato un’indagine per accertare i fatti e verificare, tra le altre cose, se vi sia stata una notifica tardiva da parte dell’azienda. Va inoltre sottolineato che dall’inizio dell’anno Louis Vuitton ha già subito diversi gravi incidenti legati alla sicurezza dei dati.

Secondo Lin Yue, consulente capo di Lingyan Management Consulting e analista del settore dei beni di consumo, le cause principali di questi incidenti ricorrenti sarebbero da ricercare nell’abitudine, da parte dei marchi del lusso, di raccogliere quantità eccessive di dati non sempre necessari, come numeri di passaporto, e in misure di protezione e tecnologie di sicurezza non all’altezza della sensibilità dei dati gestiti.
Chen Jingjing, fondatrice di Jingjie Interactive, ha aggiunto che questa vulnerabilità riflette uno squilibrio tra la rapida digitalizzazione del settore del lusso e gli investimenti ancora insufficienti in sicurezza informatica: i marchi sono bravi a comunicare esclusività e artigianalità, ma spesso trascurano le fondamenta tecnologiche per proteggere i dati dei clienti.
Lin Yue ha inoltre sottolineato come la fuga di dati possa causare gravi danni sia per i consumatori, esposti a frodi e molestie, sia per i marchi stessi, che rischiano un crollo della fiducia, procedimenti legali e danni reputazionali. Chen Jingjing ha osservato che per i brand di lusso, la sicurezza dei dati dovrebbe diventare parte integrante dell’esperienza premium offerta ai clienti, e andrebbe inserita come priorità nelle strategie aziendali a lungo termine.

Infine, come misure di tutela, Lin Yue ha consigliato ai consumatori di limitare la quantità di dati personali condivisi con i brand e di cambiare regolarmente le proprie password. Per le aziende, invece, ha suggerito di trattare i dati come asset intangibili fondamentali, adottare tecnologie di protezione più avanzate – come password dinamiche per i sistemi CRM e limitazioni dell’accesso fuori orario – per consolidare davvero la fiducia dei propri clienti.
Ti è piaciuto questo articolo? Ne stiamo discutendo nella nostra Community su LinkedIn, Facebook e Instagram. Seguici anche su Google News, per ricevere aggiornamenti quotidiani sulla sicurezza informatica o Scrivici se desideri segnalarci notizie, approfondimenti o contributi da pubblicare.

CybercrimeLe autorità tedesche hanno recentemente lanciato un avviso riguardante una sofisticata campagna di phishing che prende di mira gli utenti di Signal in Germania e nel resto d’Europa. L’attacco si concentra su profili specifici, tra…
InnovazioneL’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale ha superato una nuova, inquietante frontiera. Se fino a ieri parlavamo di algoritmi confinati dietro uno schermo, oggi ci troviamo di fronte al concetto di “Meatspace Layer”: un’infrastruttura dove le macchine non…
CybercrimeNegli ultimi anni, la sicurezza delle reti ha affrontato minacce sempre più sofisticate, capaci di aggirare le difese tradizionali e di penetrare negli strati più profondi delle infrastrutture. Un’analisi recente ha portato alla luce uno…
VulnerabilitàNegli ultimi tempi, la piattaforma di automazione n8n sta affrontando una serie crescente di bug di sicurezza. n8n è una piattaforma di automazione che trasforma task complessi in operazioni semplici e veloci. Con pochi click…
InnovazioneArticolo scritto con la collaborazione di Giovanni Pollola. Per anni, “IA a bordo dei satelliti” serviva soprattutto a “ripulire” i dati: meno rumore nelle immagini e nei dati acquisiti attraverso i vari payload multisensoriali, meno…