
La Francia si sta preparando ad approvare leggi che potrebbero rivoluzionare la sicurezza online, obbligando i fornitori di servizi di telecomunicazioni a installare backdoor nelle app di messaggistica crittografata e limitando l’accesso alle risorse Internet tramite VPN. L’iniziativa ha suscitato aspre critiche da parte di Tuta (ex Tutanota) e della VPN Trust Initiative (VTI).
Il primo disegno di legge controverso è un emendamento alla legge francese sul narcotraffico, che impone ai servizi di comunicazioni criptate di fornire alle forze dell’ordine i messaggi decriptati dei sospettati entro 72 ore dalla richiesta. Il mancato rispetto degli obblighi comporterà sanzioni fino a 1,5 milioni di euro per le persone fisiche e fino al 2% del fatturato globale annuo per le aziende. Sebbene la legge non sia ancora entrata in vigore, è già stata approvata dal Senato francese e passerà all’esame dell’Assemblea nazionale.
Tuta ha chiamato i parlamentari che hanno respinto l’emendamento, sostenendo che indebolire la crittografia avrebbe creato vulnerabilità non solo per i criminali, ma anche per gli utenti comuni. L’azienda sottolinea che, anche se la backdoor viene creata nell’interesse delle forze dell’ordine, può essere utilizzata da criminali informatici e agenzie governative. Tuta ha sottolineato che tali iniziative violano le leggi dell’UE sulla protezione dei dati (GDPR) e anche gli standard tedeschi sulla sicurezza informatica.
Contemporaneamente, in Francia si sta valutando un’altra innovazione: l’obbligo per i servizi VPN di bloccare l’accesso ai siti pirata. La holding mediatica Canal+ e la Lega calcio francese (LFP) hanno lanciato un’iniziativa in tal senso, chiedendo ai provider Internet e ai servizi VPN di limitare l’accesso a determinate risorse web.
VPN Trust Initiative (VTI), che include AWS, Google, Cloudflare, Namecheap, OVH, IPVanish VPN, Ivacy VPN, NordVPN, PureVPN ed ExpressVPN, ha condannato una mossa del genere, affermando che la lotta alla pirateria non dovrebbe portare alla censura e alla violazione dei diritti degli utenti. Nella sua lettera aperta, l’organizzazione ha tracciato parallelismi tra l’iniziativa e le restrizioni imposte a Internet in altri paesi, tra cui Cina, Myanmar e Iran, sottolineando che tali misure costituiscono un precedente per la censura di massa.
La Francia non è l’unico Paese in cui il controllo sui dati Internet sta aumentando. Nel Regno Unito, il governo ha recentemente richiesto da Apple di fornire l’accesso ai backup crittografati di iCloud. In risposta, l’azienda ha spento l’opzione di crittografia end-to-end per gli utenti del Regno Unito. In Svezia è in preparazione un disegno di legge che obbligherà i messaggeri Signal e WhatsApp creare backdoor tecniche per fornire l’accesso ai messaggi crittografati.
Di recente è emersa anche la notizia che il capo dell’Europol Catherine De Bolle vuole collaborare con le principali aziende tecnologiche per ampliare la cooperazione con le forze dell’ordine sulle questioni relative alla crittografia. A suo avviso, il rifiuto di tale interazione potrebbe rappresentare una minaccia per la democrazia europea.
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