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La Botnet di Killnet possiede migliaia di IP in 132 paesi compresa l’Italia

La Botnet di Killnet possiede migliaia di IP in 132 paesi compresa l’Italia

30 Maggio 2022 22:51

AutoreEmanuele de LuciaCluster25
Data Pubblicazione: 30/05/2022

Le botnet utilizzate da KillNet per eseguire gli attacchi DDoS ipotizzavamo che fossero grandi, ma dalle analisi svolte sono stati rilevati migliaia di IP singoli per una potenza di fuoco davvero importante.

Si tratta di migliaia di indirizzi IP univoci utilizzati per condurre attacchi DDoS i quali sono stati scagliati anche contro le infrastrutture italiane, come abbiamo visto nei giorni scorsi e come sta accadendo in queste ultime ore.

La mappa che riportiamo, sebbene ancora parziale e probabilmente incompleta, mostra migliaia di dispositivi compromessi (ddos zombies) geograficamente distribuiti in 132 Paesi.

Dall’analisi tecnica svolta, è possibile presumere che l’attore di minaccia abbia utilizzato metodi diversi e abbia sfruttato una serie di vulnerabilità per compromettere questi sistemi ed ampliare le sue capacità offensive.

Secondo i dati di Cluster25 relativi all’Italia, la provincia con il maggior numero di host compromessi (zombi DDoS) è Milano, con il 46,3% del totale afferenti all’Italia. Roma invece segue con dei numeri molto più bassi, pari al 6%.

I numeri in assoluto sono molto grandi.

Si parla di circa 16.000 nodi tra iot e router, ma a questi devono essere aggiunti anche i proxy, le vpn, in quanto ogni singolo nodo può usare diversi modi per aggredire un obiettivo, oltre alle connessioni dei partecipanti a Killnet/Legion, che usano la propria connessione con ulteriori proxy e vpn per mascherare i loro IP per eseguire gli attacchi.

Si parla quindi di volumi enormi e al momento i dati possono essere ritenuti ancora parziali e sotto dimensionati.

Di seguito riportiamo una immagine della distribuzione geografica della botnet, con un dettaglio relativo all’Italia.

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Emanuele De Lucia 150x150
Laureato in Informatica (con master in Computer Security e un master alla Stanford University), ha lavorato come analista nel Security Operation Center (Se.OC o SOC) in una TELCO italiana e nel settore spaziale. Dirige un team internazionale di ricercatori focalizzato sulla Threat Intelligence, sul reverse engineering e la risposta agli incidenti.

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