Red Hot Cyber
Condividi la tua difesa. Incoraggia l'eccellenza. La vera forza della cybersecurity risiede nell'effetto moltiplicatore della conoscenza.
Condividi la tua difesa. Incoraggia l'eccellenza.
La vera forza della cybersecurity risiede
nell'effetto moltiplicatore della conoscenza.
Cyber Offensive Fundamentals 970x120 V0.1
Banner Mobile
La nuova botnet Brutus mira ai dispositivi VPN in tutto il mondo

La nuova botnet Brutus mira ai dispositivi VPN in tutto il mondo

3 Aprile 2024 14:12

Recentemente abbiamo parlato di una aggressiva campagna di forza bruta ha colpito milioni di server VPN, sfruttando nomi utente sconosciuti e cambiando indirizzi IP. Oggi vogliamo parlare di Brutus e comprenderne meglio il suo funzionamento.

Cos’è Brutus e come funziona

Brutus è il nome di un nuovo botnet, ovvero una rete di dispositivi infettati da un malware che li controlla a distanza, che ha lanciato una massiccia campagna di attacchi ai dispositivi VPN (Virtual Private Network) in tutto il mondo.

Un dispositivo VPN è un server che permette di creare una connessione sicura e criptata tra due reti, ad esempio tra il computer di casa e quello dell’ufficio. Questa tecnologia è molto usata dalle aziende e dalle organizzazioni per proteggere i loro dati e le loro comunicazioni.

Le caratteristiche di Brutus


Cyber Offensive Fundamentale Ethical Hacking 02

Avvio delle iscrizioni al corso Cyber Offensive Fundamentals
Vuoi smettere di guardare tutorial e iniziare a capire davvero come funziona la sicurezza informatica?
La base della sicurezza informatica, al di là di norme e tecnologie, ha sempre un unico obiettivo: fermare gli attacchi dei criminali informatici. Pertanto "Pensa come un attaccante, agisci come un difensore". Ti porteremo nel mondo dell'ethical hacking e del penetration test come nessuno ha mai fatto prima. Per informazioni potete accedere alla pagina del corso oppure contattarci tramite WhatsApp al numero 379 163 8765 oppure scrivendoci alla casella di posta [email protected].


Supporta Red Hot Cyber attraverso: 

  1. L'acquisto del fumetto sul Cybersecurity Awareness
  2. Ascoltando i nostri Podcast
  3. Seguendo RHC su WhatsApp
  4. Seguendo RHC su Telegram
  5. Scarica gratuitamente “Byte The Silence”, il fumetto sul Cyberbullismo di Red Hot Cyber

Se ti piacciono le novità e gli articoli riportati su di Red Hot Cyber, iscriviti immediatamente alla newsletter settimanale per non perdere nessun articolo. La newsletter generalmente viene inviata ai nostri lettori ad inizio settimana, indicativamente di lunedì.

Brutus sfrutta una tecnica chiamata forza bruta, che consiste nel provare ripetutamente diverse combinazioni di nome utente e password per accedere a un dispositivo VPN. Questo tipo di attacco richiede molta potenza di calcolo e tempo, ma può essere efficace se il dispositivo VPN ha delle credenziali deboli o predefinite.

Secondo il ricercatore Aaron Martin, che ha scoperto il botnet, Brutus ha iniziato la sua campagna il 15 marzo e ha eseguito decine di milioni di richieste di forza bruta ogni giorno, mirando a diversi fornitori di dispositivi VPN, come Cisco, Fortinet, Sonicwall e Palo Alto.

Brutus si distingue per alcune caratteristiche che lo rendono particolarmente pericoloso e difficile da contrastare. Innanzitutto, il botnet è indiscriminato e non mira a un solo fornitore o a un solo tipo di dispositivo VPN, ma a tutti quelli che trova sulla sua strada. Inoltre, il botnet utilizza 20.000 indirizzi IP in tutto il mondo, coprendo varie infrastrutture, dai servizi cloud agli indirizzi IP domestici. Questo significa che il botnet può cambiare rapidamente i suoi indirizzi IP per eludere la rilevazione e il blocco da parte dei sistemi di sicurezza. Infatti, Brutus cambia i suoi indirizzi IP ogni sei tentativi, rendendo inefficaci le soluzioni basate sul blocco degli IP.

Un’altra caratteristica di Brutus è che utilizza nomi utente molto specifici e precedentemente non divulgati, che non sono presenti nei dump di dati pubblici. Questo solleva preoccupazioni su come siano stati ottenuti e potrebbe indicare una violazione non divulgata o uno sfruttamento 0-day, ovvero un attacco basato su una vulnerabilità non nota al pubblico e al fornitore del dispositivo VPN. Infine, Brutus non si limita a mirare ai dispositivi VPN, ma anche alle applicazioni web che utilizzano Active Directory per l’autenticazione. Active Directory è un servizio di Microsoft che gestisce le identità e le autorizzazioni degli utenti in una rete.

Le conseguenze e le contromisure

Gli attacchi di Brutus potrebbero avere gravi conseguenze per la sicurezza e la privacy delle aziende e delle organizzazioni che utilizzano i dispositivi VPN. Se un attaccante riesce a entrare in un dispositivo VPN, potrebbe accedere a tutte le informazioni e le comunicazioni che transitano attraverso la connessione sicura, rubare dati sensibili, installare altri malware, effettuare attacchi di tipo man-in-the-middle o denial-of-service. Inoltre, potrebbe utilizzare il dispositivo VPN infetto come punto di partenza per attaccare altre reti o dispositivi collegati.

Per difendersi da Brutus, i fornitori di dispositivi VPN hanno condiviso alcune raccomandazioni per i loro clienti. Tra queste, ci sono l’uso di credenziali forti e uniche, l’abilitazione di un fattore di autenticazione aggiuntivo, la limitazione degli accessi da indirizzi IP o reti fidate, l’aggiornamento dei dispositivi VPN alle ultime versioni di sicurezza, il monitoraggio delle attività sospette e il blocco delle richieste di forza bruta. Inoltre, è consigliabile utilizzare soluzioni di sicurezza avanzate che possano rilevare e prevenire gli attacchi di Brutus, basandosi non solo sugli indirizzi IP, ma anche su altri indicatori di compromissione, come quelli elencati nella guida di mitigazione delle conseguenze di Cisco.

L’origine e il movente di Brutus

Al momento, non è stato possibile attribuire la minaccia di Brutus a un gruppo o a un attore specifico. Sono solo ipotesi, basate sulle caratteristiche e sulle modalità degli attacchi. Alcuni esperti ritengono che Brutus sia opera di un gruppo di cybercriminali che cerca di sfruttare le vulnerabilità dei dispositivi VPN per ottenere accesso a reti sensibili e rubare dati di valore.

Altri ipotizzano che Brutus sia una campagna di spionaggio sponsorizzata da uno stato, che mira a raccogliere informazioni strategiche e a compromettere le infrastrutture critiche. In entrambi i casi, Brutus rappresenta una minaccia seria e in continua evoluzione, che richiede una risposta coordinata e tempestiva da parte dei fornitori, dei clienti e delle autorità competenti.

Ti è piaciuto questo articolo? Ne stiamo discutendo nella nostra Community su LinkedIn, Facebook e Instagram. Seguici anche su Google News, per ricevere aggiornamenti quotidiani sulla sicurezza informatica o Scrivici se desideri segnalarci notizie, approfondimenti o contributi da pubblicare.

Sandro Sana 300x300
Membro del gruppo di Red Hot Cyber Dark Lab e direttore del Red Hot Cyber PodCast. Si occupa d'Information Technology dal 1990 e di Cybersecurity dal 2014 (CEH - CIH - CISSP - CSIRT Manager - CTI Expert), relatore a SMAU 2017 e SMAU 2018, docente SMAU Academy & ITS, membro ISACA. Fa parte del Comitato Scientifico del Competence Center nazionale Cyber 4.0, dove contribuisce all’indirizzo strategico delle attività di ricerca, formazione e innovazione nella cybersecurity.
Aree di competenza: Cyber Threat Intelligence, NIS2, Governance & Compliance della Sicurezza, CSIRT & Crisis Management, Ricerca, Divulgazione e Cultura Cyber
Visita il sito web dell'autore

Articoli in evidenza

Immagine del sitoCultura
Ritrovato dopo 50 anni: il raro nastro UNIX V4 rivive al Computer History Museum
Redazione RHC - 10/01/2026

Recentemente, una bobina di nastro magnetico è rimasta in un normale armadio universitario per mezzo secolo, e ora è improvvisamente diventata una scoperta di “archeologia informatica del secolo“. Un nastro con la scritta “UNIX Original…

Immagine del sitoCybercrime
La maxi-fuga di dati che spaventa Instagram: 17,5 milioni di profili circolano nel DarkWeb
Redazione RHC - 10/01/2026

Un massiccio archivio digitale contenente le informazioni private di circa 17,5 milioni di utenti Instagram sembrerebbe essere finito nelle mani dei cybercriminali. Qualche ora fa è stato segnalato l’allarme dopo che diversi utenti su Reddit…

Immagine del sitoCyber Italia
Cybercrime in Italia: il report della Polizia Postale racconta un 2025 sotto attacco
Redazione RHC - 10/01/2026

A nome di tutta la redazione di Red Hot Cyber, desideriamo rivolgere un sentito ringraziamento alla Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica per il lavoro quotidiano svolto con professionalità, competenza e profondo senso dello…

Immagine del sitoVulnerabilità
Arriva Chronomaly: un PoC per Linux che promette Privilege Escalation su Kernel a 32 bit
Redazione RHC - 09/01/2026

Una falla di sicurezza è stata individuata all’interno di Linux, la quale può essere sfruttata in un brevissimo lasso di tempo, tant’è che il kernel comincia subito a operare con la memoria precedentemente rilasciata. Un…

Immagine del sitoCultura
9 Gennaio 2007 nasce l’iPhone: Il giorno in cui il futuro è diventato tascabile
Gaia Russo - 09/01/2026

San Francisco: 9 gennaio 2007 L’aria aveva qualcosa di strano, come quando sai che sta per succedere qualcosa ma non sai cosa. Steve Jobs era sul palco del Macworld Conference & Expo, jeans, dolcevita nero,…