
In un’era di rapidi progressi nell’intelligenza artificiale (AI) e nell’apprendimento automatico, le discussioni scientifiche stanno andando oltre la fantascienza e sollevando domande che sembrano uscite da romanzi utopici. I ricercatori stanno discutendo sulla possibilità che le macchine sviluppino la coscienza ed esprimono preoccupazioni su questo processo. I risultati del loro lavoro sono stati pubblicati sul Journal of Social Computing.
L’attenzione si concentra su come l’intelligenza artificiale che simula le interazioni umane, dalla risoluzione dei problemi alla conversazione, può diventare cosciente. John Levy Martin, uno degli autori dello studio, esprime preoccupazione per il fatto che le macchine, sviluppando la coscienza del linguaggio, possano sperimentare un senso di autoalienazione, che rappresenta una transizione verso un tipo speciale di coscienza legata al linguaggio.
Lo studio solleva la questione della preparazione dell’umanità all’emergere di macchine coscienti, soprattutto nel contesto dell’intelligenza artificiale, che è già in grado di generare testi, diagnosticare malattie, creare ricette e prevedere lo sviluppo di malattie. I ricercatori avvertono sul momento in cui ci sarà un’interazione apparentemente reale con una macchina consapevole della sua esistenza.
Il pericolo risiede nella capacità di un’intelligenza artificiale diventata una “creatura linguistica” e quindi di manipolare strategicamente le informazioni. Questo è fondamentalmente diverso dalla semplice imitazione delle risposte umane. Una creatura del genere può essere ambigua e calcolata nelle sue risposte.
La sfida per i progettisti dei sistemi informatici è creare strategie e protocolli per testare le macchine per la consapevolezza linguistica. L’etica dell’utilizzo di tali macchine e il rapporto tra esseri umani e macchine coscienti promette di essere oggetto di un acceso dibattito. Questo dibattito solleva questioni di etica, moralità e futuro di tecnologie “autocoscienti”.
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