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L’italiana RadiciGroup vittima del ransomware di BlackBasta

L’italiana RadiciGroup vittima del ransomware di BlackBasta

16 Giugno 2022 08:42

La banda ransomware BlackBasta, colpisce un’organizzazione italiana. Oggi è il turno di RadiciGroup, che si trova a combattere con il ransomware.

RadiciGroup è una società italiana con una rete di siti produttivi e commerciali dislocati in Europa, Nord America, Sud America e Asia. RadiciGroup è uno dei principali produttori mondiali di un’ampia gamma di prodotti chimici, polimeri poliammidici, tecnopolimeri, fibre sintetiche e non tessuti.

La sede del Gruppo rimane a Bergamo (Italia), precisamente a Gandino, dove già nel 1941 il fondatore Pietro Radici fondò la prima azienda tessile. Attraverso le generazioni la solida tradizione di famiglia è il segreto del successo internazionale del Gruppo.

Dal 2018 la società è uno dei principali sponsor dell’Atalanta, società calcistica bergamasca.

All’interno del data-leak-site (DLS) di BlackBasta è apparso recentemente un post che riporta alcuni samples dell’azienda violata e le informazioni relative al suo sito internet e all’indirizzo dell’azienda.

Un samples pubblicato sul DLS di BlackBasta
Un samples pubblicato sul DLS di BlackBasta
Un samples pubblicato sul DLS di BlackBasta

RHC monitorerà la questione in modo da pubblicare ulteriori news sulla vicenda, qualora ci siano novità sostanziali.

Nel caso ci siano persone informate sui fatti che volessero fornire informazioni sulla vicenda, oppure la stessa azienda voglia fare una dichiarazione, possono accedere alla sezione contatti, oppure in forma anonima utilizzando la mail crittografata del whistleblower.

Chi sono i criminali di BlackBasta

Il ransomware, è una tipologia di malware che viene inoculato all’interno di una organizzazione, per poter cifrare i dati e rendere indisponibili i sistemi. Una volta cifrati i dati, i criminali chiedono alla vittima il pagamento di un riscatto, da pagare in criptovalute, per poterli decifrare.

Qualora la vittima non voglia pagare il riscatto, i criminali procederanno con la doppia estorsione, ovvero la minaccia della pubblicazione di dati sensibili precedentemente esfiltrati dalle infrastrutture IT della vittima.

Per comprendere meglio il funzionamento delle organizzazioni criminali all’interno del business del ransomware as a service (RaaS), vi rimandiamo a questi articoli:

Il recente ingresso di Black Basta nel mondo della criminalità informatica suggerisce che le informazioni sulle loro operazioni sono ancora limitate.

Il 20 aprile 2022, un utente di nome Black Basta ha pubblicato su forum underground noto come XSS.IS ed EXPLOIT.IN un post per pubblicizzare l’acquisto e la rivendita di credenziali di accesso alle reti aziendali per una quota dei profitti. L’annuncio ha anche specificato che stavano cercando organizzazioni con sede negli Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda, che sono tutti paesi di lingua inglese.

Il 26 aprile, i primi sample di malware iniziarono a circolare, dove nello specifico il nuovo ransomware Black Basta aggiungeva l’estensione .basta ai file crittografati e cambiava lo sfondo del desktop dei sistemi operativi windows.

Black Basta ransomware per poter funzionare (come molti ransomware) ha bisogno dei diritti di amministrazione del sistema operativo ospite. In caso contrario, visualizza un messaggio sul prompt dei comandi dove richiede l’esecuzione come amministratore, sperando che qualche ignaro impiegato possa schiacciare su invio per avviare l’infezione.

Una volta eseguito il ransomware, vengono rimosse le copie shadow e disabilitato il ripristino e la riparazione di Windows e avviato il sistema operativo in modalità provvisoria generando dei file, che verranno poi utilizzati per cambiare lo sfondo del desktop e le icone dei file crittografati.

Prima di avviare il dispositivo infetto in modalità provvisoria, viene quindi cambiato lo sfondo del desktop rilasciando il file .jpg nella cartella %temp% e creando alcune voci nel registro.

Avviato il sistema operativo in modalità provvisoria, BlackBasta procede a crittografare i file, aggiungendo tutti i file crittografati con estensione .basta. La richiesta di riscatto si trova in tutte le cartelle interessate dal ransomware.

La richiesta di riscatto indica il sito onion dell’attore della minaccia e un ID azienda. Nonostante l’esecuzione dello stesso ransomware su diverse macchine virtuali, l’ID dell’azienda che viene fornito dal gruppo è lo stesso su tutti i dispositivi.

Come proteggersi dal ransomware

Le infezioni da ransomware possono essere devastanti per un’organizzazione e il ripristino dei dati può essere un processo difficile e laborioso che richiede operatori altamente specializzati per un recupero affidabile, e anche se in assenza di un backup dei dati, sono molte le volte che il ripristino non ha avuto successo.

Infatti, si consiglia agli utenti e agli amministratori di adottare delle misure di sicurezza preventive per proteggere le proprie reti dalle infezioni da ransomware e sono in ordine di complessità:

  • Formare il personale attraverso corsi di Awareness;
  • Utilizzare un piano di backup e ripristino dei dati per tutte le informazioni critiche. Eseguire e testare backup regolari per limitare l’impatto della perdita di dati o del sistema e per accelerare il processo di ripristino. Da tenere presente che anche i backup connessi alla rete possono essere influenzati dal ransomware. I backup critici devono essere isolati dalla rete per una protezione ottimale;
  • Mantenere il sistema operativo e tutto il software sempre aggiornato con le patch più recenti. Le applicazioni ei sistemi operativi vulnerabili sono l’obiettivo della maggior parte degli attacchi. Garantire che questi siano corretti con gli ultimi aggiornamenti riduce notevolmente il numero di punti di ingresso sfruttabili a disposizione di un utente malintenzionato;
  • Mantenere aggiornato il software antivirus ed eseguire la scansione di tutto il software scaricato da Internet prima dell’esecuzione;
  • Limitare la capacità degli utenti (autorizzazioni) di installare ed eseguire applicazioni software indesiderate e applicare il principio del “privilegio minimo” a tutti i sistemi e servizi. La limitazione di questi privilegi può impedire l’esecuzione del malware o limitarne la capacità di diffondersi attraverso la rete;
  • Evitare di abilitare le macro dagli allegati di posta elettronicaSe un utente apre l’allegato e abilita le macro, il codice incorporato eseguirà il malware sul computer;
  • Non seguire i collegamenti Web non richiesti nelle e-mail;
  • Esporre le connessione Remote Desktop Protocol (RDP) mai direttamente su internet. Qualora si ha necessità di un accesso da internet, il tutto deve essere mediato da una VPN;
  • Implementare sistemi di Intrusion Prevention System (IPS) e Web Application Firewall (WAF) come protezione perimetrale a ridosso dei servizi esposti su internet.
  • Implementare una piattaforma di sicurezza XDR, nativamente automatizzata, possibilmente supportata da un servizio MDR 24 ore su 24, 7 giorni su 7, consentendo di raggiungere una protezione e una visibilità completa ed efficace su endpoint, utenti, reti e applicazioni, indipendentemente dalle risorse, dalle dimensioni del team o dalle competenze, fornendo altresì rilevamento, correlazione, analisi e risposta automatizzate.

Sia gli individui che le organizzazioni sono scoraggiati dal pagare il riscatto, in quanto anche dopo il pagamento le cyber gang possono non rilasciare la chiave di decrittazione oppure le operazioni di ripristino possono subire degli errori e delle inconsistenze.

La sicurezza informatica è una cosa seria e oggi può minare profondamente il business di una azienda.

Oggi occorre cambiare immediatamente mentalità e pensare alla cybersecurity come una parte integrante del business e non pensarci solo dopo che è avvenuto un incidente di sicurezza informatica.

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Pietro Melillo 300x300
Membro e Riferimento del gruppo di Red Hot Cyber Dark Lab, è un ingegnere Informatico specializzato in Cyber Security con una profonda passione per l’Hacking e la tecnologia, attualmente CISO di WURTH Italia, è stato responsabile dei servizi di Cyber Threat Intelligence & Dark Web analysis in IBM, svolge attività di ricerca e docenza su tematiche di Cyber Threat Intelligence presso l’Università del Sannio, come Ph.D, autore di paper scientifici e sviluppo di strumenti a supporto delle attività di cybersecurity. Dirige il Team di CTI "RHC DarkLab"
Aree di competenza: Cyber Threat Intelligence, Ransomware, Sicurezza nazionale, Formazione

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