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Tutti in cyber security. Moda del momento, emergenza o realtà?

Abbiamo assistito ultimamente all’avvio di moltissime iniziative tutte italiane sulla cybersecurity.
Ma la domanda è se si tratti di vera consapevolezza al rischio che deriva dalle diffuse violazioni, oppure una moda del momento destinata a fare il suo corso per poi svanire lentamente nel nulla per successive carenze di budget o mancato interesse.

Abbiamo visto nel recente passato altre organizzazioni attivare iniziative in tal senso, come ad esempio a Vicenza, dove è stata creata una Task force contro il cybercrime, oppure la Regione Lazio crea la scuola di Alta formazione sulla Cybersecurity, o l’istituto superiore Bodoni di Lecco avvia un corso sulla cybersecurity. Oggi veniamo a conoscenza di un nuovo Polo sulla Cybersecurity creato a Cagliari.

Nello specifico, Valeria Satta, assessore regionale degli Affari generali per la Sardegna, ha annunciando che verrà creato a Cagliari un Polo informatico in un edificio messo a disposizione dalla Città metropolitana.

“La Giunta regionale ha deliberato la nascita in Sardegna del primo Polo nazionale per la sicurezza cibernetica per contrastare con maggiore efficacia le minacce informatiche che sempre più frequentemente si verificano nei confronti dei sistemi informativi pubblici e privati. Un grande risultato che garantisce maggiore sicurezza all’intero territorio”.

E ha aggiunto:

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“Potrà collaborare con tutti i soggetti istituzionalmente competenti nel contrasto dell’accresciuta esposizione alle minacce cibernetiche e alla repressione dei reati informatici, dalle università alle forze dell’ordine. Ampio spazio verrà dedicato anche all’Accademia per la sicurezza cibernetica, che avrà il compito di formare e sensibilizzare coloro che operano nella pubblica amministrazione centrale, nei comuni e negli enti locali sui rischi insiti nell’uso delle tecnologie informatiche”.

Da quanto viene riportato da Cagliaripad, le iniziative di prevenzione deliberate dalla Giunta regionale prevedono anche l’istituzione in Sardegna della Unità di crisi cibernetica (Ucc) che

“avrà il compito di formulare proposte e raccomandazioni in merito alle principali criticità nel settore della sicurezza informatica, adottare misure di protezione delle infrastrutture digitali regionali dai possibili rischi cyber derivanti da situazioni contingenti, intervenire in maniera tempestiva ed efficace in caso di attacco informatico e interfacciarsi con l’Agenzia nazionale di cybersicurezza. L’Ucc”

Ha spiegato l’assessora Satta

“sarà composta da personale altamente specializzato e appositamente formato e si attiverà tempestivamente in occasione di emergenze derivanti attacchi o minacce cibernetiche per l’adozione di misure di contrasto o mitigazione degli attacchi informatici, a garanzia della sicurezza dei sistemi informativi regionali e dei dati”.

Molto bene! La cosa importante, come sempre abbiamo detto è avviare un forte cambiamento partendo dalle scuole primarie o superiori in quanto la cybersecurity deve entrare a far parte del nostro DNA.

Se non partiamo dalle scuole, se altresì facciamo solo formazione a persone lavorando come spesso accade in “contingency”, senza pensare al futuro prossimo, ma in preda al terrore di una prossima violazione, non vedremo mai tra 15 anni quel forte cambiamento sperato.

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Cosa che probabilmente manca in tutto questo, è avviare queste iniziative sin dalle scuole medie e superiori in quanto solo in questo modo avremo la possibilità di incidere attivamente sull’interesse a questa materia.

Avviare iniziative solo per persone semi professionalizzante o nelle università non ci consente di far scattare quella giusta scintilla a tutti quei ragazzi che non sanno neanche l’esistenza di questa materia. Così facendo ne perdiamo moltissimi perché non conoscono che esiste una “alternativa”.