
Il governo cinese ha pubblicato martedì un nuovo regolamento che stabilisce regole più severe per la divulgazione delle vulnerabilità all’interno dei confini del paese.
Pochi paesi al mondo hanno rilasciato leggi che regolamentano la vulnerabilità non documentate, i cosiddetti zeroday, dei quali molto spesso parliamo su Red Hot Cyber.
La Cina, lo sappiamo oramai tutti, è oggi un paese molto avanti relativamente agli aspetti di sicurezza informatica, la quale ha emesso di recente delle nuove regole che includono articoli specifici che introducono delle restrizioni per impedire ai ricercatori di sicurezza di rivelare dettagli sui bug non documentati.
Tutto è incentrato ovviamente sul fatto che occorre per prima cosa far sistemare la falla di sicurezza, prima di divulgarla pubblicamente (in linea con quanto riportato nelle best practices ENISA e nel documento “Economics of Vulnerability Disclosure” sempre di ENISA), e aggiunge un’altra serie di regole, compresa quella che i bug rilevati, siano obbligatoriamente divulgati alle autorità statali entro due giorni dalla scoperta.
Emanati dalla Cyberspace Administration of China (CAC) , i punti più importanti del nuovo “Regolamento sulla gestione delle vulnerabilità di sicurezza nei prodotti di rete”, sono riassunti nei seguenti articoli che abbiamo ritenuto interessanti da sintetizzare:
Le nuove regole mettono anche in guardia relativamente a sanzioni verso i fornitori che non rilasciano patch per le vulnerabilità segnalate, le organizzazioni che raccolgono segnalazioni di vulnerabilità ma non riescono a proteggere le loro piattaforme e per i ricercatori di sicurezza e chiunque altro abusi di bug di sicurezza.
Dmitri Alperovitch, presidente del Silverado Policy Accelerator, un think tank sulla sicurezza informatica con sede a Washington ha detto in relazione a tale legge:
“Questa sembra essere una legge radicale. Codifica in legge alcune sanzioni responsabili per la divulgazione di vulnerabilità, minacciando ripercussioni delle forze dell’ordine tramite il Ministero della pubblica sicurezza per qualsiasi ricercatore che non segua il processo prescritto”.
Alperovitch ha descritto l’obbligo di segnalare tutti i dettagli tecnici di una vulnerabilità al MIIT entro due giorni dalla scoperta come “la parte più preoccupante della legge”.
Anche Katie Moussouris, fondatrice e CEO di Luta Security, uno dei pionieri del settore del bug bounty e della divulgazione delle vulnerabilità, ha messo in guardia su questo requisito.
“Il problema più grande con questa disposizione è se altri paesi iniziano a imporre gli stessi requisiti alla ricerca sulla sicurezza”
ha affermato Moussouris.
Ma è anche vero che la legge riporta un punto a vantaggio delle attività di ricerca, per attrarre la community hacker ad aumentare le attività su prodotti che ad oggi non dispongono di programmi specifici di bub bounty, relativamente al punto 7.3.
“devono essere incoraggiati tutti gli operatori di rete e i venditori di prodotti ad istituire un meccanismo di ricompensa per le vulnerabilità segnalate.”
In questo modo, anche aziende che generalmente non vengono prese di mira dai ricercatori, inserendo appositi bug bounty, potranno attrarre gli hacker etici a scovare vulnerabilità e di conseguenza rendere il mondo più sicuro.
Sta di fatto che la minaccia delle vulnerabilità zeroday sta diventando sempre più attenzionata dai governi e non sarà la prima ed ultima legge che ne regolamenterà il processo di divulgazione.
Fonte
https://www.enisa.europa.eu/news/member-states/WEB_115207_BrochureNCSC_EN_A4.pdf/view
http://www.cac.gov.cn/2021-07/13/c_1627761607640342.htm
https://www.enisa.europa.eu/publications/economics-of-vulnerability-disclosure
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