
Daneel Kutsenko, studente del terzo anno di liceo in una periferia del Maryland, non aveva mai dedicato particolare attenzione alla Cina. Tuttavia, il mese scorso, con il governo degli Stati Uniti pronto a vietare TikTok per motivi di sicurezza nazionale, ha deciso di scaricare RedNote, un’altra app cinese per la condivisione di video. Per Kutsenko, questa esperienza ha aperto una nuova prospettiva sulla Cina. Guardando i contenuti su Xiaohongshu, un social cinese simile a Instagram, ha scoperto uno spaccato di vita cinese che gli è sembrato vibrante e spensierato.
L’approccio di Kutsenko riflette un fenomeno più ampio. Nonostante le crescenti restrizioni e il dibattito politico sulle applicazioni cinesi, queste piattaforme sono ormai parte integrante della vita digitale negli Stati Uniti. Il 13 febbraio, TikTok è tornato disponibile sugli store Apple e Google, confermando il suo ruolo centrale tra i social media. Inoltre, il chatbot cinese DeepSeek ha rapidamente scalato la classifica delle app più scaricate su Apple Store, mentre piattaforme di e-commerce come Temu e Shein attraggono milioni di consumatori americani con prezzi estremamente competitivi. Un sondaggio del 2024 di Omnisend ha rivelato che il 70% degli americani ha effettuato acquisti su piattaforme cinesi nell’ultimo anno, evidenziando il peso crescente di queste aziende nel mercato statunitense.
Nonostante il successo delle app cinesi negli USA, i funzionari americani mettono in guardia contro i potenziali rischi. Le preoccupazioni spaziano dalla sicurezza nazionale alla privacy e ai diritti umani. I legislatori temono che il governo cinese possa sfruttare piattaforme come TikTok per raccogliere dati sensibili o manipolare i contenuti visibili agli utenti. Anche il settore dell’e-commerce cinese è sotto scrutinio: i prezzi ultra competitivi di piattaforme come Temu sollevano dubbi sulla sostenibilità della catena di fornitura e sul possibile ricorso al lavoro forzato. Inoltre, il controllo statale cinese sulle aziende locali alimenta i timori sulla protezione dei dati personali degli utenti americani.
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Nonostante queste preoccupazioni, molti americani, soprattutto i più giovani, sembrano disinteressati ai rischi legati alla privacy. Kutsenko stesso ha dichiarato: “Se vogliono i miei dati, possono prenderli. Cosa potrebbero scoprire? Che sono uno studente?”. Secondo Ivy Yang, esperta di interazioni digitali tra Stati Uniti e Cina, i giovani non percepiscono le loro attività online come una minaccia alla sicurezza nazionale. Il divieto di TikTok ha persino alimentato un senso di ribellione, portando molti a cercare alternative come Xiaohongshu. Questa reazione riflette una tendenza più ampia: la sfiducia nelle istituzioni tradizionali e la ricerca di nuove forme di intrattenimento digitale, indipendentemente dalla loro provenienza.
Sebbene le app cinesi stiano guadagnando terreno negli Stati Uniti, il divario digitale tra i due paesi resta significativo. La Cina mantiene un rigido controllo sulle piattaforme occidentali, mentre gli Stati Uniti stanno valutando nuove restrizioni per limitare l’influenza cinese nel settore tecnologico. L’amministrazione americana ha espresso l’intenzione di colmare alcune lacune legislative che permettono alle aziende cinesi di aggirare dazi e controlli doganali. Nel frattempo, chatbot come DeepSeek potrebbero presto essere soggetti a nuove regolamentazioni.
Per milioni di utenti americani, la disputa tra Cina e Stati Uniti sulle app digitali non è una priorità.
Kutsenko e i suoi amici vedono piattaforme come TikTok e Xiaohongshu semplicemente come strumenti di intrattenimento, lontani dalle preoccupazioni geopolitiche. Questo scenario sottolinea una realtà complessa: mentre i politici analizzano le app cinesi come strumenti di influenza strategica, per gli utenti finali rimangono solo un modo per divertirsi, fare acquisti e interagire con il mondo digitale.
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