Il centralino e il duplex, nella storia e nel costume d’Italia.

Autore: Laura Primiceri

Data Pubblicazione: 03/11/2021

Per raccontare questa storia dobbiamo tornare indietro alla fine dell’800 quando gli statunitensi Alexander Graham Bell e Thomas Alva Edison (considerati, insieme all’italiano Antonio Meucci, i padri del telefono) inventarono la centrale telefonica. Questo era un luogo fisico dove alcuni addetti si occupavano di mettere in collegamento gli utenti della rete telefonica tramite lo spostamento di prese jack attraverso grandi tavoli di commutazione. Più grandi erano, più erano le utenze che potevano collegarsi tra loro. Venivano detti a commutazione manuale.



L’azione di spostare questi spinotti da una posizione all’altra per permettere le telefonate fece nascere una nuova professione, quella della centralinista o telefonista. Si trattava generalmente di donne che si occupavano di accogliere gli utenti che chiedevano di poter telefonare ascoltando la loro richiesta e portandola a termine, avvertendoli in caso di problemi o disservizi della rete. Si trattava di un lavoro molto importante e anche abbastanza ben pagato. Un posto fisso che implicava prontezza di riflessi, velocità, ottima dizione e impeccabile cortesia. Lavoravano fino alle 22, quando venivano sostituiti da colleghi uomini che presidiavano le centrali in orario notturno.



In questo Carosello del 1965, Franca Valeri è una centralinista incaricata del servizio sveglia del mattino. La sua interpretazione è memorabile a tal punto da costituire l’archetipo della “signorina”:

“Signorina, mi metta in comunicazione con….” era la frase che si sentivano dire una volta aperta la comunicazione. Ascoltavano il numero e il nome dell’interlocutore, mettevano in attesa il chiamante, prendevano il suo spinotto e lo spostavano di posto in modo che l’altro telefono squillasse. Questo accadeva ad ogni singola chiamata, anche all’interno della stessa città, fino all’avvento della teleselezione locale.