
Nel primo trimestre del 2025 sono stati registrati attacchi nel cyberspazio che hanno sfruttato 159 vulnerabilità univoche con identificatori CVE assegnati. Si tratta di un numero leggermente superiore rispetto alla fine dell’anno scorso, quando si registravano 151 vulnerabilità di questo tipo. Quasi un terzo di tutte queste vulnerabilità (il 28,3%) ha iniziato a essere utilizzato attivamente entro 24 ore dalla loro divulgazione ufficiale, il che indica la rapida trasformazione delle informazioni tecniche in uno strumento di attacco.
Sono state sfruttate 45 vulnerabilità in attacchi entro il primo giorno dalla pubblicazione. Altri 14 furono messi in funzione nel giro di un mese e altri 45 nel giro di un anno. I sistemi di gestione dei contenuti (CMS) sono stati gli obiettivi più frequenti, poiché erano quelli in cui venivano individuate le vulnerabilità più facilmente sfruttabili. Seguono i dispositivi di rete, i sistemi operativi, i componenti open source e il software server.
Tra le aziende i cui prodotti sono stati attaccati, Microsoft è in testa: il suo sistema operativo Windows è presente in 15 casi. Nella lista ci sono anche Broadcom VMware (6 vulnerabilità), Cyber PowerPanel (5), Litespeed Technologies (4) e i router TOTOLINK (4).
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Secondo VulnCheck, in media ogni settimana si verificano più di 11 vulnerabilità critiche con sfruttamento noto, e il loro numero raggiunge le 53 al mese. Contemporaneamente, nel corso del trimestre il database delle vulnerabilità note sfruttate del CISA è stato arricchito con 80 vulnerabilità, ma solo 12 di queste non presentavano precedenti conferme di sfruttamento. Ciò evidenzia la rapidità con cui le informazioni pubbliche sulle vulnerabilità possono raggiungere gli aggressori.
Circa il 26% di tutte le vulnerabilità è ancora in fase di analisi nel NIST National Vulnerability Database e al 3% è già stato assegnato lo stato di “differito”, una nuova categoria introdotta nel 2025.
Un nuovo rapporto sugli incidenti di violazione dei dati di Verizon mostra che l’uso delle vulnerabilità come punto di ingresso per gli attacchi è aumentato del 34% e ora rappresenta un quinto di tutti gli incidenti. Ciò è sottolineato dai dati di Mandiant: per il quinto anno consecutivo, gli exploit restano il metodo più comune di infiltrazione iniziale nei sistemi. Al secondo posto si è piazzato il phishing, soppiantato dal furto di credenziali.
Secondo la stessa Mandiant, un terzo di tutti gli attacchi nel 2025 è iniziato con lo sfruttamento di vulnerabilità. Si tratta di una percentuale leggermente inferiore rispetto al 2023, quando i casi erano pari al 38%, ma vicina al livello del 2022, pari al 32%. Nonostante l’attività degli aggressori, i meccanismi di difesa stanno diventando più efficaci: il tempo mediano di presenza di un aggressore nel sistema prima di essere rilevato è aumentato solo di un giorno, attestandosi a 11 giorni.
La situazione evidenzia la necessità non solo di aggiornamenti tempestivi, ma anche di un monitoraggio costante delle vulnerabilità, soprattutto nei servizi accessibili al pubblico e nei dispositivi di rete. Con il passare del trimestre, la finestra temporale tra la pubblicazione e il lancio si riduce, rendendo anche un piccolo ritardo nell’aggiornamento un rischio serio.
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