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La Guardia di Finanza ha interrotto la distribuzione di massa di contenuti piratati su Telegram

18 Ottobre 2022 07:50

Le autorità italiane hanno annunciato un’operazione per frenare la pirateria di massa su Telegram. 

Sono stati bloccati 545 canali e effettuato perquisizioni in 5 regioni d’Italia. Dal 2019 le autorità italiane monitorano i canali Telegram legati alla distribuzione illegale di contenuti IPTV, alla pirateria di film e programmi TV.

Gli esperti informatici del gruppo delle Fiamme Gialle, hanno identificato 6.500 utenti legati alla distribuzione di contenuti piratati, tra cui giornali, riviste, programmi TV, serie tv e altri contenuti di intrattenimento a pagamento.

L’operazione antipirateria è stata condotta dagli agenti del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza di Roma e ha portato al sequestro di 545 risorse informatiche, principalmente canali Telegram, ma anche siti web, impiegate nella diffusione dei contenuti pirata.

In cinque regioni d’Italia – Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e Campania – sono state effettuate ricerche nei confronti di 8 sospetti amministratori dei relativi canali.

Un sistema illecito, secondo i finanzieri, “che ha consentito ad oltre 430.000 utenti iscritti ai canali Telegram il completo accesso – senza alcuna forma di abbonamento o pagamento — a contenuti editoriali tutelati dal diritto d’autore, ha assicurato agli indagati una contropartita economica illecita”.

Tali canali hanno monetizzato nei seguenti modi:

  • Attraverso campagne di ADS di riferimento: Gli amministratori hanno inserito nei loro canali link che indirizzavano gli utenti a siti di e-commerce. Quando si fa clic su questi collegamenti e si acquistano beni, l’amministratore riceveva una percentuale del pagamento;
  • sistema di sponsorizzazione: i banner pubblicitari sono stati posizionati sui specifici canali a pagamento dall’inserzionista.

Tutti i canali bloccati erano rivolti al pubblico italiano e contenevano contenuti in italiano. 

A causa del fatto che i canali si menzionavano costantemente a vicenda, risultavano molto facili da individuare.

Secondo la polizia, alcuni dei canali bloccati sono stati pubblicizzati su Sponsor Cultura, che funge da agente per potenziali inserzionisti.

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